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 Intervista al musicista per ripercorrere la sua carriera: l'incontro con l'arpa, Alan Stivell, Fossati, Battiato e la tradizione di Viggiano

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hiedere un’intervista a Vincenzo Zitello da assoluto profano in campo musicale e, in particolar modo, avendo come riferimento uno strumento musicale così speciale e insolito come l’arpa, è stata per me una sfida, nata da un progetto, un’idea: porre le domande non all’artista ma all’uomo, dalla parte dello spettatore che diventa così protagonista.

Ho ascoltato per la prima volta l’arpa di Vincenzo nei lontanissimi anni 80 in un concerto all’Area di Carugate, da allora ne ho seguito il percorso, incontrandolo ancora una volta in un bellissimo spettacolo tenutosi allo Stallazzo di Cornate d’Adda, quasi sulla riva del fiume in una cornice di natura, silenzio e magia dell’acqua. Ovunque incontri Vincenzo il risultato tra lui ed il pubblico è sempre lo stesso: empatia.

Entrando in casa sua mi accolgono con un grande sorriso, Antonella, la compagna di sempre, la cagnetta Susy con un scodinzolare festoso e, passando tra le mie gambe, Accia, la gatta “matta”.

Gustandoci una Guinnes cominciamo a parlare e Vincenzo mi racconta la sua storia.

La scelta dell’arpa non fu casuale, la scelse perché gli permise di dare alla musica una dimensione nuova attraverso uno strumento antico che raccoglie l’eredità della musica popolare, ma anche della musica colta e raffinata.

È uno strumento difatti che nasce dalle periferie, negli estremi di ogni regione, ma che conquista il centro di ogni mondo. È stata questa considerazione che l’affascinò, perché è una musica che sembra ai confini, ai margini, ma che in realtà sta nel centro di ogni emozione, donando un libertà culturale ed emotiva che gli ha permesso di fare dei percorsi per conoscere certi aspetti dell’uomo al di là degli aspetti intellettuali.

 

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Troviamo strumenti molto simili all’arpa in altre nazioni, anche nel Sud Italia, Sud America e in altri continenti del mondo.

Grazie alla spinta dei suoi genitori la musica è entrata nella sua vita fin da bambino: ha studiato e suonato il violino e il flauto traverso, passando anche dal pianoforte e dalla chitarra.

I suoi gusti musicali sono legati da sempre alla musica classica, anche se la dodecafonia non l’ha mai amata troppo, trovandola interessante per i colori, ma reputandola troppo pretestuosa, interessante solo come musica di sperimentazione.

 

 

Per Vincenzo invece la musica deve colpire, portare qualcosa di nuovo, cosa che la dodecafonia non può dare. Il punto di incontro fu con la musica popolare, per cui conoscere Alan Stivell è stato il momento in cui ha capito che il suo strumento doveva essere l’arpa, anzi, più precisamente l’arpa con le corde di metallo.

Difatti il suono di questo strumento è molto moderno, assomiglia ad altri strumenti popolari che si possono ritrovare in Cina, in India come in Africa.

Anche in questo momento, c’è una riscoperta di strumenti antichi, barocchi, come ad esempio la viola da gamba che ben si accosta ai gusti moderni.

Negli anni 70 ebbe l’intuizione che la musica etnica cinese, iraniana, giapponese o africana potesse essere gradita ad un pubblico allora lontanissimo da quel genere che oggi chiamiamo “Ambient” o “Etnico”.

Infatti pur componendo molto musica diatonica, che è molto difficile da realizzare perché la musica moderna richiede dodici note per essere apprezzata, la sua melodia arriva alla gente proprio perché è legata a questi gusti musicali semplici, popolari.

Eppure questa scelta non fu forzata, perché Vincenzo ha bisogno di esprimere questa musica per capire meglio se stesso, certe sensazioni che stanno nel profondo, desiderando che queste sue emozioni si rivelino al suo pubblico che le fa proprie. È questo un modo per sentirsi meno soli.

Sono quindi molte le soddisfazioni, perché raggiunge il proprio pubblico proponendo la musica che davvero ama produrre, a differenza di altri musicisti o artisti che sono costretti a elaborare tramite le case discografiche musica che piace alla gente, che a volte ha successo, ma che spesso non ha pathos, non ha anima.

 

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In alcuni artisti incontrati in gioventù, come Philip Glass, percepì quella sensazione di sospensione che ritrova ora durante l’esecuzione nei suoi concerti, sensazione che esprime perfettamente cosa intende un musicista quando dice che è stato un bel concerto.

Tra gli altri artisti che l’hanno ispirato, troviamo Don Cherry, jazzista molto criticato forse perché appunto anticipatore di un certo modo di suonare più moderno, oppure un gruppo storico chiamato the Third Ear Band, esecutori di una musica legata agli elementi della natura con toni tra il medioevale e il celtico.

Tra i gruppi pop ha amato i Jethro Tull e tra i musicisti che hanno influenzato sicuramente la sua vita musicale possiamo citare Franco Battiato e Ivano Fossati, con cui ha avuto la fortuna di lavorare. In particolare rammenta che con Ivano Fossati ha imparato a rimanere con i piedi per terra e a concentrarsi sul lavoro, badando più alla poetica che ai gusti del pubblico del momento.

La musica è una percezione della coscienza, ma le persone in questo momento sembrano aver perso ogni interesse, si lasciano sopraffare dalla violenza, dall’immoralità, dall’apatia, trasformando l’attuale crisi economica in una crisi di coscienza.

In un momento difficile, dove si arriva ad un punto in cui si è costretti a dare una svolta alla propria vita, bisognerebbe avere il coraggio di fare una scelta, guardarsi intorno e prendere una direzione, approfittando del momento, scegliendo di concretizzare e realizzare i propri veri interessi, come se fosse l’ultima cosa che si potesse fare nella vita.

Questa filosofia Vincenzo l’ha applicata sulla sua scelta musicale fin dai lontani anni 70 e certamente non ci fu allora il miraggio di soldi e guadagni facili, tutt’altro.

Per sua fortuna, il suo genere musicale piaceva e ha trovato un suo pubblico e questo gli ha permesso di lavorare e di essere apprezzato in tutto il mondo.

Applicando questa filosofia, in ogni suo spettacolo mette tutte le energie e la sua esperienza come se fosse l’ultimo concerto, ed è esattamente la sensazione che fluisce al suo pubblico, dando serietà e sacralità a quello che fa, una credibilità che gli ha dato la visibilità verso le case discografiche, anche se oggi, per avere maggiore autonomia, produce da sè la sua musica. Da cinque anni ha difatti una sua etichetta su iTunes,

Negli anni 80 avrebbe potuto fermarsi all’insegnamento nelle scuole (era insegnante allo Zucchi di Monza) e portare a casa un risultato discreto, invece preferì perseverare nei suoi obiettivi e crederci fino in fondo, rischiando. Considerando che se all’epoca fosse passato di ruolo avrebbe avuto una posizione lavorativa allora invidiabile, questa scelta fu ritenuta da tutti un grosso errore, una follia.

Vincenzo osserva che tanti ragazzi talentuosi hanno una padronanza dello strumento musicale, sono virtuosi, ma spesso non lasciano il segno perché non credono fino in fondo in quello che fanno, come se mancasse loro il sogno o il coraggio, suonano come se volessero omologarsi, desiderando sopra ad ogni cosa il solo successo, mentre bisognerebbe suonare con l’intento di divertirsi e di far divertire.

 

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Il successo improvviso in ambito musicale dimostra che spesso è effimero, può durare il tempo di una moda, ma per un artista la più grande soddisfazione è vedere che il pubblico è composto da bambini, ragazzi, giovani donne e uomini così come persone anziane.

Questo è l’inconfondibile segnale che la propria musica arriva a chiunque.

Tra i riconoscimenti quello che ritiene più importante è sicuramente il Premio dell’Arpa di Viggiano, vicino a Potenza, paesino che ha quattrocento anni di tradizione dell’arpa, sia come costruttori che come divulgatori di questa musica, dove si tenevano festival importanti a livello nazionale e mondiale, dove erano presenti ben quattro costruttori di arpe, un numero enorme.

Circa sei anni fa ha cominciato da solo un percorso di rinascita di questo strumento caratteristico di Viggiano.

Infatti, incredibilmente, nel corso dei decenni questa tradizione era stata abbandonata perché nel tempo questo tipo di musica aveva perso interesse e non piaceva più ai paesani.

Un giorno Vincenzo arrivò a Viggiano per un concerto, cominciò a suonare davanti a una platea praticamente deserta, ma che a mano a mano si affollò catturata dal suono della sua arpa. Ci fu empatia.

Da quel giorno, nacque un progetto che mirava alla ricostruzione della scuola dell’arpa.

Qualche tempo dopo con Daniela Ippolito e Anna Pasetti, istituì la “Scuola d'Arpa Popolare di Viggiano” con quindici ragazzi che oggi sono al terzo anno o stanno già entrando al Conservatorio.

Sempre con Anna Pasetti e con Massimo Monti, un restauratore di strumenti antichi, è riuscito in un altro progetto che vedeva la ricostruzione dell’antica arpa di Viggiano, un incrocio tra un’arpa classica e un’arpa celtica popolare barocca.

Da li a qualche anno, diventò Direttore Artistico della magnifica manifestazione "Rassegna dell'Arpa Viggianese"

Racconta Vincenzo che a volte gli capita di sognare una melodia o di suonare in sogno uno strumento (non necessariamente l’arpa!) e di ricostruire questa melodia appena sveglio.

Per questo, utilizza molto la tecnologia, usando ad esempio uno smartphone come strumento di registrazione improvvisato.

Spesso ha nella mente tutta la melodia compiuta, cioè scrive le note senza necessariamente suonarle e questa tecnica lo costringe a studiare il pezzo tutti i giorni, altrimenti non riuscirebbe a realizzalo esattamente come vorrebbe.

Diversamente, se facesse crescere e nascere la melodia direttamente sullo strumento, lo stesso lo porterebbe e lo condurrebbe verso altre melodie come su una rotaia, su un percorso guidato.

Questa tecnica raffinata e difficile piace a Vincenzo perché scrivere le sole note musicali gli permette di utilizzare altri strumenti che normalmente non suonerebbe mai in pubblico, come la viola, il violoncello o il flauto. Lascia cioè che questi strumenti suonino per lui privatamente, intimamente, in modo tale che la sua mente resti libera di utilizzare quei brani che reputa più interessanti.

La musica viene così sviluppata dando enfasi all’aspetto spirituale, all’anima.

Ma c’è anche spettacolarità e teatralità nei concerti di Vincenzo, come quando suona due arpe simultaneamente, il che tra l’altro, fa notare, è caratteristico dei paesi del sud del Mediterraneo.

E raccontando come nasce la sua musica, divertendo il pubblico con i suoi aneddoti, Vincenzo diventa un Bardo, un menestrello, il cantastorie.

Eppure, come tanti artisti è molto timido, ma l’emotività, la paura lo aiuta a concentrarsi, lo obbliga ad avere più attenzione riuscendo così a eseguire brani impeccabili dal punto di vista tecnico, ma creando quell’atmosfera di magia e di sospensione nel tempo, che incanta ogni platea.

 

 

Pur avendo suonato concerti in tutto il mondo, per Vincenzo i migliori palcoscenici sono in Italia, vuoi perché da noi è tradizione consolidata suonare all’esterno, vuoi per il clima qui decisamente più clemente. Nel resto del mondo invece si utilizzano prevalentemente i teatri.

Dal 1977 Vincendo ha tenuto circa cinquemila concerti, ma ogni concerto è sempre speciale, racconta sempre una sua storia. Uno spettacolo tra tutti che ricorda con piacere è il concerto tenutosi all’alba sul Monte Petrano, dove cominciò a suonare intorno alle 6 del mattino e all’alzarsi del sole si potevano osservare circa duemila persone sdraiate sull’erba in attesa dell’alba al suono dell’arpa.

Un aspetto fondamentale per sottolineare ed evidenziare l’uomo Vincenzo Zitello è la sua genuina generosità, il suo altruismo, la sua solidarietà in tutte le lotte sociali, offrendosi gratuitamente per serate, concerti a scopo di beneficenza, per raccolte di fondi, per organizzazioni Onlus.

Così come, a titolo gratuito, è il musicista ufficiale della Nazionale Italiana della Ginnastica Ritmica.

Chiacchierando con Vincenzo le ore sono volate e lo saluto portando con me il pensiero che mi ha dimostrato con le sue parole, che esiste nella musica, così come nella poesia e nella prosa, l’aforisma, cioè quell’intuizione, quella magia che colpisce l’anima e che rende unico e distinguibile l’artista al di sopra di tutti gli altri, che il pubblico, lo spettatore riconosce all’istante e fa aprire quelle porte che arrivano direttamente al cuore.

Per chi volesse conoscere la sua biografia: www.vincenzozitello.it

 


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