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Vorrei | Rivista non profit


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 Intervista a Monica Villa a sei mesi dall'apertura della sua nuova galleria d'arte a Monza. I giovani artisti, il mercato e la passione per il concettuale e le autrici donne

 

C

hi è Monica Villa?
Sono monzese, ho studiato alle Preziosine (il Liceo artistico privato della città, ndr), mi sono dedicata a lungo al restauro, soprattutto lapideo. Sono stata iscritta a Lettere ma non ho dato tutti gli esami. Poi, quando Emi Fontana ha aperto la sua galleria a Milano ho cominciato a lavorare con lei. Una collaborazione nata nel 1993 e andata avanti fino al 2011, quando Emi ha deciso di trasferirsi definitivamente in America.

È stato allora che hai deciso di metterti in proprio?
In realtà ci pensavo già da un po'. Nel frattempo ho collaborato con Cart, per la quale ho curato le mostre di 4 giovani artisti. Infine, nel settembre 2012, ho aperto il mio spazio con una personale di Eugenia Vanni. Ero indecisa sul luogo, perché paradossalmente conosco meglio Milano, dove ho molti più contatti. Ma è anche una città satura di gallerie, mentre a Monza ce ne sono pochissime, soprattutto per come le intendo io, di ricerca e capaci di attivare sinergie. Sono soddisfatta di questi primi sei mesi perché abbiamo già raggiunto una certa notorietà, anche se lavorare qui è molto più faticoso e ancora devo conoscere i collezionisti monzesi.

Parliamo delle scelte e delle selezioni di Villa Contemporanea.
Voglio che la mia sia una galleria di ricerca, sperimentale per quanto questi termini non abbiano più il senso che avevano negli anni Settanta e Ottanta. Propositiva, per cui lavoro con artisti giovani, emergenti. Italiani per ora, ma col tempo saranno anche internazionali. Da subito ho pensato alle sinergie con altre realtà, ho organizzato delle serate con performer e artisti della voce come Nicola Frangione, Massimo Arrigoni, Roberta Galbani, Dome Bulfaro e Elena Aromando. Non ti nego di avere un debole artistico per le donne perché trovo che in genere siano più profonde, perché partono dal loro inconscio e dalle loro esperienze personali. Dopo la Vanni ho avuto in mostra Francesca Ferreri, la collettiva Tentation con la stessa Aromando, Giancarlo Marcali, Anja Puntari, Eva Reguzzoni, Elisa Rossini, Maria Lucrezia Schiavarelli, Francesco Sollazzo e Laura Santamaria, di cui questo weekend inauguriamo una nuova personale.

Qual è il filo che lega le tue scelte?
Io sono più vicina ad un discorso concettuale. La pittura è quella che mi interessa meno anche se non è esclusa di certo. Prediligo gli artisti giovani ma visto che ne conosco anche di storicizzati, come lo stesso Frangione e Max Marra, penso che in futuro organizzerò qualcosa che metta le generazioni a confronto.

Che peso ha il territorio nelle tue scelte?
Non so risponderti. Io non ho grandi legami con Monza e non ho un interesse preciso, però alcuni degli artisti della galleria sono comunque del territorio. Non ne conosco molti, ma se dovessi incontrarne capaci di stimolare il mio interesse, perché no.

Com'è il mercato?
Rifammi la domanda fra un po' di tempo (ride, ndr). So che anche a Monza ci sono dei collezionisti, però intanto punto molto a fiere in Italia — come Flash Art Event — e in futuro anche internazionali. La mia è una start up e come tale ancora alle prese con gli ovvi impegni inziali, la ristrutturazione dello spazio, farmi conoscere...

Che accoglienza stai riscontrando?
C'è curiosità e interesse. Le persone stanno imparando che questo è uno spazio in cui vedere cose a cui non erano abituati. Certo per avere risultati ci vuole tempo.

Come sono cambiate le gallerie negli ultimi vent'anni?
Nei primi anni Novanta sono nate alcune delle gallerie più importanti ancora attive a Milano. C'era grande fermento, molto interesse, tante persone che le frequentavano. Mentre adesso, a parte che per le inaugurazioni, vedi poche persone. Allora gli artisti erano sempre presenti. Ora viviamo un momento strano, in cui le energie si sono disperse. Eppure vedo anche gente che prova a inseguire i propri sogni, le proprie passioni. Anche io mi chiedo: ma sto facendo la cosa giusta? Ci vuole molta volontà, come in tutte le cose.

Come sono cambiati gli artisti invece?
Per fortuna di nuovi artisti ce ne sono e ce ne saranno sempre. C'è un riciclo continuo, con artisti storici che continuano a dare tanto ma anche nuovi molto interessanti. Ci sono quelli spinti più di altri e quelli sottovalutati. Oggi sono più autonomi: si autoproducono, si promuovono da soli. Comunque sono sempre ben disposti al rapporto con noi galleristi e c'è molto spesso stima reciproca.

Come è cambiata l'informazione di settore, fra digitale e freepress?
Tutto viaggia alla velocità della luce, sappiamo tutto e subito. Quello che rimarrà, lo vedremo col tempo. Sicuramente abbiamo molte più informazioni ma c'è anche tanto gossip.

E assolve al suo ruolo critico?
No. Tante volte si vedono solo finte recensioni, in cui manca l'analisi, in positivo o in negativo.

Cosa consigli a chi volesse allora conoscere e capirci di più?
Sicuramente andare alle mostre dal vivo. Muoversi, vedere cosa succede anche fuori dall'Italia. L'arte va vissuta, non basta leggere la paginetta online.

Cosa pensi di Naturales Quaestions, la mostra in corso all'Arengario di Monza?
Ci sono cose interessanti e altre più scontate. È un pout pourri, c'è un po' di tutto, non è male, ma come sempre si potrebbe fare di meglio.

Dopo la pausa estiva con cosa risprirà Villa Contemporanea?
Sicuramente con Cosimo Veneziano, uno dei fondatori del gruppo Diogene, giovane artista torinese che fa un lavoro legato al territorio e al pubblico. L'ho conosciuto grazie all'opera L'epoca delle passioni tristi. Dopo di lui Valentina Perazzini che mi ha proposto un progetto molto bello, complesso e impegnativo.

 

 

 La performance di Dome Bulfaro e Elena Aromando

 Monza, Villa Contemporanea, il 10 aprile 2013

 

 

www.villacontemporanea.itvia Bergamo 20 - 20900 Monza
Telefono 039 384963

 

Gli autori di Vorrei
Antonio Cornacchia
Author: Antonio CornacchiaWebsite: www.antoniocornacchia.com

Grafico e art director, ho studiato all'Accademia delle Belle Arti.
Curo campagne pubblicitarie e politiche, progetti grafici ed editoriali. Siti web per testate, istituzioni, aziende, enti non profit e professionisti.
Sono giornalista pubblicista dal 1996 e dirigo Vorrei.

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