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Vorrei | Rivista non profit


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Cosa porta governo, presidenti e sindaci ad assegnare le deleghe culturali a chiunque fuorché esperti della cultura? Da Ornaghi alla Dell'Aquila, passando per la Aprea e per Elli troviamo di tutto, fuorché operatori o studiosi della cultura

 

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onoscerete certamente la leggenda che vuole l'Italia possedere il 60-70-80% del patrimonio culturale dell'intero pianeta. In base a quali calcoli o a quale censimento non si sa. Molto spesso questa storia salta fuori ad uso e consumo di chi, in buona fede, vorrebbe più attenzione per la sua tutela e di chi, con una fede un po' meno buona, vorrebbe sfruttarlo, usando l'orrenda definizione di “petrolio dell'Italia”. Perché orrenda? Perché il petrolio è una sostanza, una merce di consumo, la cultura no. La cultura non è un panino o un pezzo di carta igienica, ma progresso, crescita civile, miglioramento delle capacità umane. L'idea che l'eredità accumulata in millenni ora possa essere messa nelle mani di chi vede nella cultura solo una fonte di introiti, fa orrore. Se poi aggiungiamo anche i nomi di chi, anche solo negli ultimi anni, ha gestito ai livelli più alti la cultura in Italia (Sandro Bondi e Mario Resca, il MacDonald's manager), fate un po' voi.

20121104-ColosseoLa cultura, così come la scuola e la sanità, dovrebbe essere intesa come un bene e un servizio essenziale, certo: un costo. Ma di quelli che un paese civile e democratico dovrebbe essere in grado di sostenere per i suoi cittadini. Qualcuno pensa che le scuole debbano rendere profitti? Che la sanità debba portare dividendi? No. E perché la cultura dovrebbe? Eppure da alcuni anni si parla tanto di far fruttare i “beni culturali”. Sarà probabilmente per questo motivo che a gestire, amministrare, governare il patrimonio e le politiche culturali non sono mai persone “del settore”, ma manager dei fast-food, politologi, fisici, avvocati. Con quali risultati? E che risultati volete che ci siano? Con finanziamenti sempre più risicati, crolli a Pompei e figuracce come quella del crocifisso “di Michelangelo”, pagato milioni di euro dallo Stato quando banche e antiquari si guardavano bene dallo spenderne anche solo poche centinaia di migliaia.

Ora facciamo un gioco molto veloce. Proviamo a “visualizzare” questa catena di non competenti, dove con non competenti non si vuole dare un giudizio di merito ma si fa una semplice verifica fra le deleghe e i curriculum di chi governa la cultura, dal vertice massimo — il ministero — a quello più prossimo, l'Assessorato della città in cui viviamo, Monza.

Il ministro Ornaghi (che il caso vuole nato a Villasanta, qui in provincia) è, come dice Tomaso Montanari, l'unico non tecnico del governo dei tecnici. Guardiamo infatti il curriculum pubblicato sul sito del Ministero e leggiamo che «è professore ordinario di Scienza politica, in aspettativa, all’Università Cattolica del Sacro Cuore. È laureato in Scienze politiche.»
A proposito dell'Assessore regionale della Lombardia, Valentina Aprea «Consolidata è la sua esperienza al Parlamento italiano, dove è deputato dal 1994. Nella sua carriera politica si è sempre occupata di temi connessi all’educazione e alla formazione». Per quanto prossimi alla cultura, l'educazione e la formazione non sono la cultura.

Veniamo alla Provincia di Monza e Brianza. Qui pare di toccare con mano il detto dei cavoli a merenda, l'assessore Enrico Elli infatti «Dopo la laurea in fisica - indirizzo cibernetico - presso l’Università Statale di Milano, ha lavorato presso il CESI, Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano; è stato Direttore R&D e Quality Assurance presso la Von Roll Italia e fino al 2001 responsabile del Dipartimento Apparatus and System in ABB Ricerca. Presidente del comitato CEI (comitato elettrotecnico italiano) n°104 fino al 2002».

20121104-davidNon sembra fare eccezione neppure il neo Assessore del Comune di Monza, Francesca Dell'Aquila: «avvocato civilista specializzata in diritto privato europeo. Ha esperienze di studio negli Stati Uniti dove ha frequentato tra l’altro un master in diritto internazionale e ambientale. Esperta dei temi della sostenibilità».

Va sicuramente tenuto in considerazione il fatto che alcuni di costoro detengono anche altre deleghe, oltre quella culturale. Ciò non spiega il perché si sia data la preferenza — nel valutarne le competenze — sempre agli altri ambiti. Insomma, la cultura come ultima ruota del carro?

La questione, lo vogliamo sottolineare, non è personale. Nel senso che non abbiamo davvero nulla contro le persone chiamate a fare il ministro o l'assessore — probabilmente squisite e volenterose — ma contro una logica evidentemente zoppicante. Che ne direste se a gestire lo studio legale a cui vi rivolgete di solito ci fosse un architetto? E se dietro il bancone della pizzeria ci fosse un idraulico? E se il vostro medico fosse un carpentiere?

Per la cultura tutto va bene, tanto abbiamo il 60-70-80% del patrimonio culturale del pianeta! Che volete che importi se a gestirlo sia chi non ha mai lavorato nella cultura.

In cosa si traduce questa mappa della non competenza? Proveremo a capirlo nelle prossime settimane. Magari comiciando dal gioiello più prezioso del patrimonio monzese, la Villa Reale. Su cui in questi anni abbiamo sentito il parere di esperti di qualsiasi genere, pochissimi — tanto per cambiare — di ambito culturale.

 

Gli autori di Vorrei
Antonio Cornacchia
Author: Antonio CornacchiaWebsite: www.antoniocornacchia.com

Grafico e art director, ho studiato all'Accademia delle Belle Arti.
Curo campagne pubblicitarie e politiche, progetti grafici ed editoriali. Siti web per testate, istituzioni, aziende, enti non profit e professionisti.
Sono giornalista pubblicista dal 1996 e dirigo Vorrei.

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