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20110312-nobel-a

Da mesi in Brianza è in corsa una campagna propagandistica e ideologica
per uno scrittore, Eugenio Corti, pressocché sconosciuto ma tanto vetero cattolico

 

D

i casi in cui grandi autori vengono scoperti in ritardo (o per nulla) se ne conoscono tanti e questo potrebbe anche essere uno di quelli. Ma le premesse non sono delle migliori. Negli ultimi mesi in Brianza è partita una campagna promozionale dell'opera di Eugenio Corti, anziano scrittore sconosciuto ai più che nell'arco della suoi 90 anni ha pubblicato una manciata di volumi. Fra questi in particolare uno, "Il cavallo rosso", sembra stare molto a cuore ai suoi esegeti e alle amministrazioni di un colore politico a cui non par vero avere qualcosa di "culturale" da sciorinare in un momento in cui a tutti i livelli abbatte con la mannaia manifestazioni, fondi e investimenti di quel settore.

Ma chi è Eugenio Corti e cos'ha scritto di così fantastico da portare qualcuno a pensare di candidarlo - addirittura - al Nobel per la Letteratura? Abbiamo cercato in lungo e in largo informazioni e siamo stati tentati anche di leggere qualcosa di suo. Ma perché leggere Corti quando si hanno decine, centinaia di scrittori immensi (e certificati) accatastati sul comodino in attesa? Per fortuna c'è chi si è accollato l'impegno e ne ha scritto con abbondanza di dettagli, riferimenti e collegamenti. Ringraziamo Infonodo per averci concesso di riprendere stralci dell'approfondita ricerca dedicata a Corti che trovate a seguire. Il quadro che ne vien fuori non fa che confermare i dubbi a cui tutto il battage sponsorizzato da il Cittadino e la destra brianzola ci aveva portato: più che di un caso letterario si tratta di un caso ideologico, si innalza artatamente un autore sul piedistallo perché apertamente conservatore, vetero-cattolico, anti-divorzista, anti-comunista. Ma cosa c'entra tutto ciò con la letteratura? e cosa volete che importi a Stoccolma?

Si è anche tentato di spacciare il silenzio sul lavoro di Corti come l'ennesima congiura dell'estabilishment culturale di sinistra, dimenticando ipocritamente che le più grandi aziende culturali italiane (Mondadori e RAI) sono in mano alla destra e che a quella che era la fatomatica egemonia culturale di sinistra sono rimaste le briciole di qualche rivista da 1000 copie e poco altro. Allora tutto questo agitarsi, i convegni, le paginate del Cittadino forse è il caso di incasellarlo nel loculo che gli spetta: provincialismo piccolo piccolo di una classe (politica) alla ricerca di legittimazione culturale. Una classe politica che da una parte svende o lascia andare il proprio patrimonio (la Villa Reale ceduta ai privati e il Museo del Fumetto che se ne va a Milano, per dirne solo un paio) e dall'altra si affanna a cercare testimonial.

La medaglia che il ministro Bondi vorrebbe assegnare al signor Corti (nei confronti del quale abbiamo grande rispetto e verso cui non abbiamo veramente nessun sentimento ostile) è l'emblema di tutto ciò. L'ex sindaco comunista di Fivizzano che sarà ricordato esclusivamente per i disastri a cui la cultura è andata incontro sotto la sua direzione, il cui curriculum si ferma alla tesi di laurea su Leonardo Valazzana (!) farebbe meglio a chiedersi perché il ministro dei Beni culturali di una delle culle dell'arte e del sapere umano deve scoprire dai giornali che i già ridottissimi fondi per la cultura sono stati ulteriormente prosciugati da questo governo di "vandali". È semplice: per questa gente la cultura è solo fuffa, apparenza, propaganda, messinscena. Che volete che gliene importi delle reali qualità letterarie del signor Corti? (AC)

 

Stralci da Infonodo

Eugenio Corti: come la destra cattolica ha costruito artificialmente la fama letteraria dello scrittore promuovendolo alla candidatura per il Nobel

“Carneade! Chi era costui?”
Don Abbondio – da I promessi sposi di Alessandro Manzoni

Vi sarà capitato di leggere su il Cittadino e sulla stampa locale, se vivete in Brianza, della candidatura dello scrittore Eugenio Corti al Nobel per la Letteratura.
Candidatura sostenuta anche dalla Provincia di Monza e Brianza, dalla Regione Lombardia e da numerosi sindaci di diverso colore politico.
E, come me, vi sarete chiesti chi è Eugenio Corti.
Questo articolo è stato scritto sulla spinta della curiosità e dell'imbarazzo di chi si trovava a ignorare l'esistenza di un autore della Brianza così importante da meritarsi una candidatura al Nobel.
Più passava il tempo e mi addentravo nella storia, più a questi sentimenti si sostituivano prima l'incredulità poi il fastidio per un'operazione politica o al più di autopromozione che con la letteratura ha poco o niente a che fare.

Per giudicare la grandezza e il successo di uno scrittore, anche se non esistono, come per le pubblicazioni scientifiche, criteri o griglie di valutazione standard, ci sono comunque alcuni parametri dettati dalla consuetudine e dal buon senso.
Questi parametri si possono così riassumere:

  • L'importanza della casa editrice per cui l'autore pubblica.
  • Scritti critici e recensioni pubblicate sull'opera dell'autore, anche l'importanza dei critici e studiosi che scrivono di lui è un criterio da considerare.
  • Influenza che lo scrittore ha avuto su altri letterati.
  • I premi letterari e i riconoscimenti ricevuti dall'autore.
  • Il numero di traduzioni all'estero.
  • Numero di lettori che conoscono la sua opera e la leggono, il famoso apprezzamento del pubblico. Questo dato che è più quantitativo che qualitativo ha comunque la sua importanza, se non altro per considerare la diffusione di un'opera e la sua penetrazione nella cultura e nella società.

Eugenio Corti, nato nel 1921 a Besana Brianza, scrive il suo primo romanzo I più non ritornano nel 1947. Il libro viene pubblicato da Garzanti e racconta la ritirata di Russia, quando le forze di invasione nazi fasciste furono messe in rotta dalla controffensiva dell'Armata Rossa. La storia narrata da Corti, i cui avvenimenti si collocano tra il 16 dicembre 1942 e il 17 gennaio 1943, riguarda la fine del XXXV° Corpo d'Armata - in cui lo scrittore, tenente di artiglieria, era inquadrato - e in particolare si riferiscono alla sua ritirata disastrosa incalzato dall’avanzata sovietica.

Il secondo libro I poveri Cristi (1951 ed. Garzanti) narra le vicende della campagna in Italia condotta, dopo l'8 settembre del 1943, dall'esercito italiano fedele alla monarchia al fianco delle truppe alleate. Anche a queste battaglie lo scrittore partecipò personalmente. Il libro non ebbe successo, anni dopo fu completamente riscritto dall'autore e pubblicato nel 1993 con il titolo Gli ultimi soldati del Re (ed. Ares).

Questo fu l'ultimo libro di Corti pubblicato da una grande casa editrice, il romanzo successivo Il cavallo rosso, giudicato dai suoi ammiratori il capolavoro dello scrittore, uscì nel 1983 edito da Ares, una piccola casa editrice cattolica diretta da Cesare Cavalleri, appartenente all'Opus Dei.

Il romanzo, un tomo voluminoso di 1200 pagine, riprende in larga parte le vicende delle seconda guerra mondiale già narrate dal Corti nei suoi primi due romanzi .
La produzione letteraria di un certo valore di Eugenio Corti si può dire racchiusa e conclusa in questi tre romanzi e nell'opera teatrale Processo e morte di Stalin (1962 ed. Massimo Editore).


I recenti volumi La terra dell'Indio (1998), L'isola del paradiso (2000) e Catone l'antico (2005) sono solo bozze di romanzo pubblicate dalla casa editrice Ares per rimpinguare una produzione che, dal punto di vista quantitativo, è al quanto deficitaria.

Dal punto di vista qualitativo le cose però non vanno meglio.
La qualità di un autore è in un certo modo garantita dai critici letterari che ne spiegano l'opera, favorendone la divulgazione.
Ebbene, se questo è un metro di giudizio comunemente accettato, bisogna dire che la critica più illustre e riconosciuta non ha mai scritto niente sull'opera del Corti. Il suo nome non compare in nessuna delle più conosciute e riconosciute storie, enciclopedie ed antologie della letteratura italiana.

(...)

Il libro della Scaglione, I giorni di uno scrittore – Incontro con Eugenio Corti, è scritto nello stesso stile dei libri di tradizione cattolica sulla vita dei santi. Pubblicato dalla piccola casa editrice Maurizio Minchella, la quarta di copertina è firmata da Cesare Cavalleri di Ares, l'editore di Corti. La Scaglione, in questa strana intervista senza domande, quasi fonde sé stessa con l'intervistato, alla fine, non fosse per il virgolettato, non si capisce chi stia parlando e anche così non è molto chiaro.

Il secondo mattone, nella costruzione del piedistallo allo scrittore, Paola Scaglione lo colloca con L'opera di Eugenio Corti e la Brianza, pubblicato nel 2000 dai Quaderni Balleriniani, la casa editrice del Collegio Ballerini di Seregno. L'intento è di spacciare Eugenio Corti per un “cantore” della Brianza.
L'operazione è veramente sfacciata visto che I più non ritornano è ambientato in Russia, I poveri Cristi (poi divenuto I soldati del Re) è ambientato nel sud e nel centro Italia, La terra dell'Indio in Brasile, L'Isola del paradiso a Tahiti, Processo e morte di Stalin ovviamente in Russia e Catone l'antico nell'antica Roma.


Resta Il cavallo rosso ambientato per meno di un terzo in Brianza, a Nomana (n.d.r. la Besana Brianza dello scrittore), ma per la maggior parte in Russia, in Italia, in Germania, in Africa.

Insomma di Brianza nell'opera di Corti ce n'è poca, in più l'autore espelle dal suo romanzo ogni forma espressiva del dialetto locale. Le battute pronunciate anche dai personaggi più popolani sono scritte in italiano, a cui a volte l'autore aggiunge un “ e lo disse in dialetto”. Succede, ad esempio, quando lo scrittore fa parlare i comunisti brianzoli, ma il fatto che questi usino il dialetto serve solo a sottintendere, essendo il Corti un viscerale anticomunista, che i comunisti sono rozzi e ignoranti.


A meno che, in Eugenio Corti, l'essere il “cantore” della Brianza non si manifesti nel senso di superiorità, di disprezzo e nelle battute - “i soliti meridionali” - che l'autore riversa sugli italiani del sud (vedi nelle Note ).

Sempre nel 2000, per Bellavite editore di Missaglia, esce un altro libro a cura di Paola Scaglione La trama del vero. Scritti in onore di Eugenio Corti, 134 pagine di cui 104 sono di competenza dalla stessa Paola Scaglione, con un saggio che ripropone il tema di Corti e la Brianza (La Brianza di Eugenio Corti: una terra da raccontare ).

Il saggio non aggiunge niente a quanto già detto dalla Scaglione sull'argomento.

(...)

Nel 2002 esce l'ultima fatica di Paola Scaglione Parole scolpite. I giorni e l'opera di Eugenio Corti (ed. Ares). Il libro è una rimasticatura del metodo: pseudo intervista, racconto biografico, lettere scambiate tra Eugenio Corti e i suoi lettori, già usato dalla Scaglione nel primo libro del 1997. Un ruminare infinito gli stessi quattro fili di erba. A me la sua lettura ha ricordato il borbottio che accompagna lo snocciolare del rosario.

Nel luglio 2010, all'approssimarsi della candidatura di Eugenio Corti al Nobel per la Letteratura, esce quella che dovrebbe essere la Summa degli scritti critici sul nostro - Presenza di Eugenio Corti. Rassegna della critica (ed. Ares) - , 150 pagine che ospitano gli interventi di 25 autori quasi tutti riferibili all'area dell'Opus Dei e al cattolicesimo tradizionalista. Il più prestigioso degli autori è Étienne de Montety, direttore del Figaro Litteraire dal 2006 che firma due interventi entrambi su Il cavallo rosso, apparsi sul Figaro Magazine, inserto del giovedì del quotidiano le Figaro.

Il primo è del 1998 ed è una scheda dei consigli per la lettura, del tipo di quelle che settimanalmente escono sui quotidiani e sui settimanali di tutto il mondo. Il secondo intervento appare invece in un articolo su un sondaggio promosso tra 100 scrittori francesi avente come tema il libro pubblicato negli ultimi anni che li ha segnati di più. Étienne de Montety indica Il cavallo rosso di Eugenio Corti e giustifica la sua scelta in 13 righe di cui 9 per riassumere la trama e 4 di commento.

(...)

Comunque sia, il fatto certo è che Eugenio Corti non ha mai vinto un premio letterario, neanche quelli minori, e gli unici premi che può esibire arrivano non dal mondo della cultura ma dalla politica.


L'Ambrogino d'oro del Comune di Milano nel 2007.
Il premio Isimbardi della Provincia di Milano nel 2009.
Il premio Lombardia al Lavoro della Regione Lombardia nel 2010.
L'altro premio di cui Corti si può fregiare è il Premio Cultura Cattolica assegnatogli nel 2000 e anch'esso non è un premio letterario.
Il premio fu, infatti, assegnato nel 2003 ad Antonio Fazio (sotto processo per la scalata Antonveneta, a giorni la sentenza, il PM ha chiesto una condanna di tre anni) e nel 2006 a Ettore Bernabei, democristiano noto per l'atteggiamento di censura con cui diresse la Rai (vedere i video sulle canzoni censurate dalla Rai democristiana negli anni '60-'70).

Il disinteresse della critica e l'assenza di riconoscimenti è stata giustificata dallo stesso Eugenio Corti e dai suoi ammiratori con l'ostilità dei comunisti e della sinistra che lo avrebbero osteggiato in quanto cattolico tradizionalista e anticomunista. Passando sopra al fatto che gran parte del mondo culturale cattolico lo ha anch'esso ignorato, non si può negare che la storia della letteratura è piena di esempi contrari. Cioè di scrittori di destra e anche violentemente anticomunisti dei quali si sono occupati critici di sinistra che ne hanno apprezzato le opere.

Questa cosa vale ancor di più per gli scrittori definiti cattolici.

E' certo che se Celine si fosse limitato a scrivere Bagattelles pour un massacre (il suo pamphlet filonazista e violentemente antisemita) la sua fama sarebbe riuscita difficilmente ad uscire da una ristretta cerchia di fanatici del III Reich, ma così non è stato.

Perché, allora, quello che non è valso per Celine, per Borges, per Ezra Pound, ecc. o per Giovanni Testori e per Clemente Rebora - questi ultimi esempi di scrittori cattolici rispettati dalla critica e di chiara fama - dovrebbe valere ed essere la causa del poco successo di Eugenio Corti?

(...)

L'operazione è cominciata a fine degli anni Novanta con la creazione non tanto di studi critici delle sue opere, quanto di un'apologetica, con l'imposizione della lettura dei suoi romanzi in alcune scuole private cattoliche della Brianza (es.: Ballerini di Seregno e Don Gnocchi di Carate) e con le traduzioni delle sue opere, tutte fatte negli ultimi anni, per dare l'impressione di un interesse internazionale che è in realtà non c'è o è minimo.

La cosa divertente è che mentre le edizione estere riportano sulle quarte di copertina frasi del tipo: “Dalla sua pubblicazione in Italia Il cavallo rosso è diventato un vero fenomeno letterario e sociale” (edizione francese) oppure “Un fenomeno letterario in Italia, Il Cavallo rosso è un best-seller europeo, è stato votato il miglior romanzo italiano del decennio da un sondaggio pubblico” (edizione americana).
In Italia Corti viene venduto in questo modo: “ Nonostante il supponente silenzio di gran parte della critica ufficiale italiana le opere di Corti hanno conquistato moltissimi lettori anche all'estero, grazie alle ormai numerose traduzioni delle sue opere più importanti”, oppure “ La fama internazionale di Corti è particolarmente solida in Francia”.

(...)

La questione ha anche dei risvolti esilaranti. Il comitato per il Nobel ad Eugenio Corti ha organizzato una raccolta di firme a sostegno dell'iniziativa che è stata successivamente inviata all'Accademia di Svezia.
Nella serata di presentazione svoltasi a novembre a Seregno, il sindaco Giacinto Mariani ha posto la sua firma in calce al documento con grande solennità, immortalato dai fotografi.

L'ex gestore di locali di spogliarello (Giacinto Mariani) - mai pentito - e lo scrittore paolotto, bigotto, baciapile, tradizionalista cattolico, contro il divorzio e, a quanto afferma, sempre coerente con i suoi principi (Eugenio Corti) alleati per il Nobel alla Letteratura. Non è una bella immagine?
Anche questo succede in Brianza.

di k.ts.