Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti. Per proseguire devi accettare la nostra policy cliccando su “Sì, accetto”.

Vorrei | Rivista non profit


Print Friendly, PDF & Email

20110223-piangere-a

Un nuovo balzello sta per piombare addosso ai cittadini/sudditi italiani.
Il governo prima taglia i fondi alla cultura, poi impone una tassa di un euro a biglietto

 

 

Nel decreto “Milleproroghe” approvato al Senato e in discussione alla Camera, è stata reintrodotta e approvata, non si sa bene come, la tassa sul cinema. La messa in scena è stata sinteticamente la seguente: nel primo atto la tassa (un euro in più a biglietto) viene messa in bozza tra gli emendamenti del Governo; il Ministro Bondi fa sentire la sua voce “No no no, non si fa”, quindi la tassa scompare per poi miracolosamente ricomparire con il solito Ministro che fa spallucce e dice:

“In merito al provvedimento ho il dovere di precisare che la previsione di un aumento di 1 euro allo scopo di finanziare per tre anni consecutivi gli incentivi fiscali a favore del cinema stesso non era inizialmente nei miei progetti e nelle mie intenzioni.” Per poi affermare successivamente “Era inevitabile”.

Nell’intermezzo tra il primo e il secondo atto ci deve essere stata una telefonatina di Tremonti “Caro il mio collega, ricordati che con la cultura non si mangia!”. Eccoci dunque al triste epilogo.

In pratica dal 1° luglio 2011 fino al 31 dicembre 2013 il biglietto del cinema costerà un euro in più in tutte le sale cinematografiche (ad esclusione di quelle parrocchiali ed ecclesiastiche). Il “contributo speciale” dello spettatore da versare alle casse dello Stato servirebbe a finanziare gli sgravi fiscali alla produzione cinematografica.

Qualcuno l’ha già definito pura follia, qualche altro un vero atto di “pirateria” culturale che di fatto trasforma in una tassa per i cittadini il diritto costituzionale alla Cultura. Per capirci: prima ci sono stati i tagli indiscriminati alla voce del bilancio “Cultura” e ora si cerca di far ricadere sui cittadini il costo di un piccolo reintegro del Fondo Unico per lo Spettacolo. La fantasia al potere! Se la coperta è corta si fa morire di freddo il cittadino e si coprono ben bene quelli che invece sul cinema si arricchiscono.

In una nota dell’Associazione Nazionale Autori Cinematografici si legge “In questo modo si allontanano dalla cultura le famiglie già oggi in difficoltà economica e si dà un ulteriore colpo mortale alle sale di città, al cinema di qualità e all’associazionismo culturale, in esclusivo favore dei multiplex e delle sale parrocchiali, uniche esentate dalla tassa”.

Obiettivo raggiunto: perché spendere tutti quei soldi per un cinema di qualità, per uno spettacolo sul grande schermo? Cittadini italiani rinchiudetevi nelle vostre case, accendete la TV, il Grande Fratello vi aspetta. Se proprio siete recidivi e ci volete andare al cinema, andate al Multiplex : potete scegliere tra 17 film, starvene seduti comodi su poltrone giganti, sgranocchiare schifezze in ogni secondo della proiezione e posteggiare la vostra auto in un gigantesco posteggio di cemento, gratuito. Suvvia! La scelta è facile! Un euro in più sul prezzo del biglietto del cinema è solo un modo per facilitarvi la scelta!

Leggevo, a proposito di cinema, che questa mia città adottiva, Monza, ancora nel 1997 era all’undicesimo posto in Italia per numero di spettatori e schermi. Culla negli anni Cinquanta dell’attività del Circolo del Cinema. Poi, in meno di trent’anni, hanno chiuso i battenti ben quattro cinema storici: l’Apollo di via Lecco, il Centrale di Piazza San Paolo (trasformato in una Banca) e l’Astra di via Manzoni. Che triste storia.

Vivono ancora soltanto tre cinema in città: il Capitol, il Teodolinda e il Metropol. Resisteranno anche dopo l’introduzione di questa nuova tassa? Continueremo andare al cinema nella nostra città? O questi pezzi della storia culturale della città verranno a loro volta trasformati in Banche o, che so, in sale Bingo?

Arrivo a conclusione e alla mente mi si presenta non so perché, una piccola chicca del cinema italiano. Una gag che, sebbene ininfluente nella trama del film, sa illustrarci a perfezione la ridicola e vampiresca sete di denaro del potere costituito nell’Italia del 1492; potere che si inventava frontiere e confini immaginari per arraffare il più possibile ai danni dei sudditi (non ancora cittadini!). Sto parlando naturalmente della gag di Benigni e Troisi in quel bellissimo film che è NON CI RESTA CHE PIANGERE. Chi siete? Cosa portate? Un fiorino. Ebbene sì. Non ci resta che piangere!