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Al teatro Villoresi di Monza la compagnia Arteatro Lab e la leggenda di Novecento, il pianista di Baricco

Un pubblico numeroso ha assistito con grande entusiasmo alla originale interpretazione del monologo scritto da Alessandro Baricco.

Una rappresentazione fuori dal comune: 7 personaggi hanno messo in scena un monologo basandosi esclusivamente sulla forza della parola e sul linguaggio dei corpi e dei movimenti. Gli attori hanno infatti scelto di non dotarsi di sceneggiatura e di abiti di scena, con la sola eccezione di sette fusti di alluminio turchese che hanno accompagnato la rappresentazione diventando parte integrante di essa e contribuendo a scandirne il ritmo.

La storia è quella di Novecento, abbandonato da neonato nella sala da ballo del Virginian, una nave che attraversa l’Oceano per collegare l’Europa all’America trasportando ad ogni viaggio miliardari ed emigranti in cerca di fortuna.

Il bambino viene trovato dal marinaio Danny Boodman, il quale lo accoglie come un proprio figlio e lo cresce con amore.

Diventando grande, Novecento scopre uno straordinario talento per il pianoforte: “suonava non so che diavolo di musica, ma piccola, e bella. Non c’era trucco, era proprio lui, a suonare, con le sue mani, su quei tasti, dio sa come. E bisognava sentire cosa gli veniva fuori”.

 

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I registi e gli attori di Arteatro lab hanno interpretato la scena in modo davvero suggestivo, attraverso l’utilizzo di giochi d’acqua e di bolle di sapone che, con la complicità della luce, hanno trasferito l’emozione e la magia della musica all’intera platea.

Quella di Novecento è la storia di uno smisurato talento, troppo saventato dalla vita per sfruttarlo fino in fondo. Egli infatti non avrà mai la forza ed il coraggio di affrontare la terra ferma: un certo giorno, dopo aver preso improvvisamente la decisione di scendere dal Virginian, si blocca proprio nel momento in cui sta per farlo, considerando che al contrario della nave che ha un inizio ed una fine, “il mondo è come un pianoforte con infiniti tasti: solo Dio può suonarlo”.

Quest’uomo straordinario, dopo avervi passato la vita, morirà sul piroscafo Virginian per effetto dell’esplosione provocata dalla dinamite innescata per affondare la nave, ormai troppo vecchia per navigare.

Proprio la dinamite che ha ucciso Novecento, ha spiegato il regista Andrea Valagussa, ha ispirato l’idea di utilizzare sette fusti di alluminio come unico strumento scenico. Una scelta originale ed efficace, poiché il loro movimento ed i suoni tramite questi emessi ha dato un’impronta suggestiva alla rappresentazione, esaltando la bravura ed il talento dei giovani artisti.

Così come hanno raccontato gli stessi attori, la compagnia Arteatro Lab è nata nel 1997 da una costola della compagnia Arteatro fondata all’ interno dell’Oratorio Redentore di Monza.

Evolvendosi nel tempo, ha voluto abbandonare gli schemi tradizionali e condurre lo studio e la pratica del teatro in modo innovativo, proponendosi di creare un vero e proprio laboratorio teatrale.

Questa ricerca ha portato alla scelta dirompente di rappresentare il monologo “Novecento” in modo inusuale, attraverso sette protagonisti che si mettono in gioco senza maschere e supporti scenici al fine di creare un teatro che “esce dalla sua dimensione puramente scenica per farsi reale esperienza di vita”.

 


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