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Martedì 8 febbraio Umberto de Pace ha presentato a Monza il suo libro:
“L’esodo di Istriani, Fiumani e Dalmati nel secondo dopoguerra”.

Nel secondo dopoguerra venne istituito a Monza, presso le scuderie della Villa Reale, un campo profughi destinato ad ospitare la popolazione istriano-dalmata costretta a fuggire dalla propria terra.

Umberto de Pace, nelle pagine del proprio libro, ha documentato le esperienze di uomini e donne che vissero personalmente e con la propria famiglia la tragedia dell’esodo, contribuendo a rendere noti alcuni capitoli della storia italiana ancora poco conosciuti.

Nell’atmosfera raccolta ed accogliente della Sala Maddalena di Monza, la lettura dei ricordi e delle preziose testimonianze di vita raccolte nel libro è stata intervallata da una dettagliata ricostruzione storica delle vicende fiumane elaborata dal Professor Marco Cuzzi, ricercatore presso la facoltà di Scienze Politiche dell’ Università Statale degli Studi di Milano.

Gianna Parri: Nella nostra società i riti servono per rinnovare il ricordo e stimolare la conoscenza e l’approfondimento

A partire dal 2004, anno in cui è stata istituzionalizzata, il 10 febbraio ricorre nel nostro paese la Giornata del Ricordo. Gianna Parri, presidente dell’Associazione Mazziniana italiana onlus, intervenendo nella conferenza ha osservato che l’istituzione, sebbene possa apparire rituale, è in realtà densa di significato poiché “nella nostra società i riti servono per rinnovare il ricordo e stimolare la conoscenza e l’approfondimento di fatti che per la loro gravità non si possono dimenticare”

Gli stessi testimoni hanno affermato l’importanza ed il valore del ricordo, affinché tali avvenimenti non cadano nell’ indifferenza e nell’ oblio. Essi sostengono che le vicende dell’ Esodo siano “pagine bianche che ancora devono essere riempite” e hanno sottolineato l’ importanza di “ricordare senza barriere politiche”, senza cedere a strumentalizzazioni e rese ideologiche.

20110211-depaceUmberto de Pace ha scelto di narrare la storia partendo da coloro che hanno vissuto e subìto la storia in prima persona. Nelle pagine del libro i testimoni raccontano il disagio e la sofferenza provata in seguito all’abbandono della propria casa e alla disgregazione della propria famiglia, il tentativo di ricostruire una vita dignitosa, l’ atteggiamento talora accogliente e talora ostile degli ospiti italiani, il legame inscindibile con il proprio territorio di origine e l’ attaccamento alla patria italiana.

Le vicende delle Foibe e dell’esodo di istriani e triestini costituiscono una tragedia di enorme entità, che non solo ha coinvolto un gran numero di persone, ma si è protratta a lungo nel tempo, dal secondo dopoguerra fino agli anni Sessanta.

Tali avvenimenti sono stati ricostruiti da una commissione italo-slovena, appositamente creata nel 1993. Il lavoro durò sette anni e si concluse nel 2000 con la stesura di una Relazione storico-culturale sulle relazioni italo-slovene che prende in considerazione l’arco cronologico 1880-1956.

Il dramma delle Foibe, pur affondando le radici in avvenimenti pregressi e remoti, ebbe inizio con la Foiba Istriana del settembre 1943.

In pochi anni vennero uccise decine di migliaia di persone. Le ragioni storiche di questo evento sono complesse: si intrecciano elementi di natura politica, ideologica e sociale; i massacri diedero sfogo ad un marcato nazionalismo che sconfinò in atteggiamenti antisemiti ed in manifestazioni di violenza che si perpetrarono in diversi modi, attraverso uccisioni, fucilazioni e stupri.

A partire dal 1945-46 motivazioni ideologiche, accompagnate da una grande paura ed incertezza per il futuro indussero molte famiglie a lasciare la propria casa in cerca di un destino migliore.

Per lungo tempo gli esuli furono costretti a subire quello che il professor Cuzzi ha definito “l’insulto dell’oblio”: fino al 2004 parlare di Foibe ed Esuli era molto difficile, in quanto il discorso portava con sé complesse e spesso erronee implicazioni ideologiche.

In un’Europa che diventa sempre più unita si fa impellente la necessità di superare le diciture etniche tra i popoli.

Sotto questo aspetto il 2004 ha rappresentato un punto di svolta, in quanto nell’ arco dell’ anno la Slovenia è stata ammessa ad entrare a far parte dell’Unione Europea e nel nostro paese è stata introdotta la Giornata del Ricordo: in un’Europa che diventa sempre più unita si fa impellente la necessità di superare le diciture etniche tra i popoli.

Sulla scia di questo felice auspicio Umberto De Pace ha infatti concluso la serata con un caloroso appello a “dire basta” alle barriere ideologiche che ci impediscono di guardare la realtà con lucidità e a preferire un approccio alla storia e alla quotidianità più libero e sereno.

 

Foto di apertura tradda da www.unipieve.org

 


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