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Settimana in tono minore per la rassegna estiva monzese, nel cortile della Villa Reale: ma si salva (e spicca) il capolavoro di Giorgio Diritti

 

Agosto, il caldo, le città deserte. In questo clima da apocalisse postmoderna prosegue la rassegna monzese Cinema sotto le Stelle e – con lei – la guida settimanale di Vorrei|Culture, giunta ormai alla sesta puntata.

Apriamo subito col piatto forte della settimana: L’uomo che verrà di Giorgio Diritti, un film di cui speriamo abbiate quanto meno sentito parlare. L’uomo – bolognese, classe 1959 – è quello che in Italia viene spigliatamente definito un regista emergente, giunto al suo secondo lungometraggio a più di cinquant’anni, dopo una lunga carriera tra cortometraggi, programmi tv e documentari. Un uomo dotato peraltro di una certa caparbietà: il suo film precedente, Il vento fa il suo giro, ha lottato per quasi un anno nel sottobosco della distribuzione semi-indipendente (a Milano, Moretti lo ha tenuto per otto mesi in cartellone al Mexico) prima di ricevere un unanime e più che dovuto riconoscimento critico. Questa volta – complici i fondi RAI – le cose sono andate meglio: ma la pellicola – una sensibilissima ricostruzione della strage nazista di Marzabotto – non ha comunque destato nel dibattito culturale italiano l’attenzione che pure innegabilmente le spetta. Poche parole: la lucidità di visione di Diritti è di quelle che esigono – prima di tutto – una reazione morale. Siamo lontani dai discorsi un po’ ministeriali sulla memoria (o sul ricordo, un po’ come volete). Qui è in gioco l’etica di una coscienza condivisa: questo cinema ci immerge in una comunità umana della quale – a distanza – intuiamo il pudore, e il bisogno di una ricostruzione di sé che su quel pudore fa perno. E’ la civiltà di una rimozione quella che viene evocata (e con quale bravura): una rimozione che – in tempi troppi inquinati per la memoria – resta forse l’ultima possibile strada per un umanesimo civile. Poche parole: e per il resto, cortile della Villa, giovedì 5 agosto.

Diritti | L'uomo che verrà

Sabato 7 agosto va in scena il muscolare Sherlock Holmes di Guy Ritchie. Un film abbastanza inutile, ma che ci offre il destro per consigliarvi di tenere d’occhio una nuova serie prodotta dalla BBC, dal titolo – per l’appunto – Sherlock. Trasposizione contemporanea delle avventure del celebre investigatore londinese, la prima stagione dovrebbe uscire in DVD tra tre settimane. Se parlucchiate la lingua del Re e siete appassionati dell’opera di sir Doyle, potrebbe essere un buon investimento. E in ogni caso, se siete appassionati eccetera, evitate il film di Ritchie.

Bright Star – in programma domenica 8 agosto – è un po’ un film per signore. Riprende in modo un po’ maldestro la scia del melò di argomento letterario alla Shakespeare in Love, ma tutto sommato è abbastanza indigesto, specie nell’edizione adattata. Vale comunque la pena farvi cenno per la meravigliosa fotografia di Greig Fraser, che riesce a illuminare una regia fin troppo pedante con una serie di preziosi riferimenti incrociati, da Hopper a Monet. Il tutto forse non arriva a salvare la pellicola, ma è comunque una gioia per gli occhi: per chi volesse approfondire, se ne parlava anche qui.

Campion|Bright Star

Sorvoliamo su Departures per lo stesso motivo per cui la scorsa settimana avevamo sorvolato su Tornatore: macchine da Oscar piuttosto fastidiose, scritte su misura per l’immmaginario americano più scontato.

Sorvoliamo e chiudiamo questa puntata un po’ atipica. Divertendoci magari con il coté para-tarantiniano di Iron Man 2, nell’attesa dei prossimi sviluppi asgardiani (Thor è in arrivo) del filone fumettistico-marvelliano. O magari, visto che ormai siamo in agosto, andando a risentirci un bel disco dei Perturbazione, che di questi tempi male non fa.

 


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