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Da Green Zone agli altri vampiri: la seconda puntata della Guida al cinema estate, tra mondiali e Acid Tests.

 

Dopo questa settimana di umidità smodata ci ritroviamo nel cortile della travagliata Villa Reale per la seconda puntata della guida di Vorrei | Culture al cinema estate.

Iniziamo col rassicurare chi ieri si fosse perso Green Zone  di Paul Greengrass: nonostante l'onesta interpretazione di Matt Damon, il film non è proprio di quelli imperdibili. Per carità, il miscuglio di azione, intrigo politico e documentario tiene dignitosamente in piedi questo Iraq movie, ma il filone - nonostante la svolta obamiana gli abbia impresso qualche nuova energia - stenta ancora a trovare una sua dimensione. Tra gli esiti recenti più interessanti segnaliamo - oltre all'ormai celebre The Hurt Locker di Kathryn Bigelow -  l'ottimo The Messenger (Oltre le regole, secondo gli illuminati distributori italiani), esordio dell'israeliano Oren Moverman. Un buon film, fotografato in modo asciutto e straniante da Bobby Bukowsky e interpretato da Ben Foster e Woody Harrelson. La pellicola sposta lo sguardo sul fronte interno, mostrando il senso di deriva e sottile isolamento in cui si trovano sospesi due ufficiali, incaricati di notificare al parente più stretto la morte dei soldati al fronte. Una storia in cui la fragilità degli universi domestici ci dice, a distanza, della della guerriglia mediorientale. Ma è soprattutto il codice deontologico dei protagonisti - le stesse frasi di morte ripetute ogni giorno, l'impossibilità di toccare i parenti, le stesse ripetute offerte di cordoglio - a fare la forza del film, costruendo attorno ai due ufficiali e alle famiglie con cui entrano in contatto un limbo di non-linguaggio, in cui il senso dell'esperienza umana non riesce più a esprimersi né - tanto meno - a fondare nuovi legami. E questa è una bella intuizione di talento cinematografico.

Oren Moverman | The Messenger

Certo, magari non è il massimo per far balotta con pizza e cocacola. Se questo è lo scopo, piuttosto - e ammesso che davvero non vi interessi guardare la finale dei mondiali in televisione - allora presentatevi domenica 11 luglio per L'uomo che fissa le capre, di Gran Heslov. Il film vede l'ultimo divo americano impegnato a dispiegare la sua vena istrionica in un registro stralunato, quasi psichedelico. Membro di un corpo d'elite dell'esercito americano, sopravvissuto male alle controculture sessantesche, Clooney guida un improbabile Ewan McGregor in una sorta di avventura liberatoria, in cui misteriosi poteri paranormali sviluppati in nome del pacifismo risolvono nel migliore dei modi l'incubo della guerra. Giunti in Iraq, i due ritrovano un inspirato Jeff Bridges, e insieme finiscono col   trasformare un campo di prigionia militare in mezzo al deserto in un glorioso Acid Test a base di LSD. Ingenuo escapismo? Forse. Ma senza banalizzare: le controculture - dopotutto - hanno i loro linguaggi, e poi la trovata non è molto lontana da quello che ha fatto Tarantino con Inglorious Basterds. Basta sostituire i B-movies agli allucinogeni: ognuno esercita la propria immaginazione nei linguaggi (eversivi) che più gli sono congeniali.

Chiudiamo con una nota dolente. Invictus di Clint Eastwood, in programma per il 14 luglio. Un film irrimediabilmente brutto, retorico ed enfatico quanto può esserlo un film zeppo di orazioni buoniste, struggenti movimenti musicali e incomprensibili azioni di rugby.  Mandeba è ridotto a una stucchevole parodia sacralizzante del Negro Buono. Quasi ci si stupisce che non sia il primo a morire. Scherzi a parte: un colpo basso, e una delusione che dal vecchio Clint proprio non ci si aspettava. Non dopo Gran Torino, per lo meno. Ecco, piuttosto: se non lo avete visto, fatevi un favore e andate a recuperarvelo.

Clint Eastwood | Invictus

Non spendiamo parole su Eclipse. Anche perché non ne sappiamo nulla, né sul film né sul romanzo. Del quale però consigliamo l'illuminante riassuno delle Malvestite. Per il resto, se proprio vi piacciono i vampiri, sentitevi il secondo disco dei Vampire Weekend oppure - prima che esca il remake hollywoodiano di cui nessuno sentiva davvero il bisogno, ma che forse non sarà nemmeno così brutto - spaventatevi e deliziatevi con l'orrore delicato di Let the Right One In di Thomas Alfredson, un film indipendente svedese, uscito ormai due anni fa e presentato in Italia al Torino Film Festival, che davvero nessuno si aspettava. Ora è già culto: ma di questi tempi la meraviglia non si butta via, nemmeno quando è tardiva.

 


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