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Da Robin Hood a Lourdes, la guida alla rassegna cinematografica dell'estate monzese si apre nel segno doppio dello spettacolo e della riflessione. Con qualche suggerimento.

 

Inizia in grande stile la rassegna monzese che - di qui agli inizi di settembre - riporterà nelle notti della Villa Reale il meglio della stagione cinematografica appena trascorsa. Vorrei | Culture ha già proposto qui l’intero calendario della manifestazione; con questa guida a puntate proveremo ora a proporre un percorso attraverso la selezione, una sorta di strada possibile che dagli snodi obbligati conduca – settimana per settimana – alla scoperta di qualche sentiero inesplorato.

Inizio notevole, si diceva, e per giunta calzante rispetto al dossier che nel corso di questo mese la rivista sta proponendo ai suoi lettori. Martedì 29 sarà infatti la volta di Lourdes, pellicola austriaca firmata da Jessica Hausner, alla sua terza prova come regista e sceneggiatrice. Il film – come ha ben scritto Marta Abbà su queste stesse pagine – esercita la propria forza cinematografica mettendo insieme una messa in scena rigorosa, stilizzata, quasi asettica e uno sguardo impietosamente analitico sugli aspetti più materiali della fede. Sonoro in presa diretta, una fotografia quasi iperrealista e arditezze di macchina (il doppio plongé in apertura e chiusura è da manuale del cinema) arricchiscono il menù di una pellicola che dopo essere stata presentata Venezia si è tolta lo sfizio di portare a casa la Viennale poco più di due mesi dopo.

Viene da pensare (e da suggerire) alla bella prova d’esordio di Saverio Costanzo, datata 2007. In memoria di me – complice una superba interpretazione di Filippo Timi – si fece notare ai suoi tempi proprio per il grande rigore stilistico applicato a una materia complessa, quasi ostica, quanto può esserlo l’imperativo esistenziale del senso tra le mura claustrofobiche di un convento veneziano. Da segnalare, peraltro, che il film ottenne il Nastro d’argento proprio per il sonoro in presa diretta firmato da Gabriele Moretti.

Costanzo | In memoria di me

Altro percorso e altre domande di senso sono quelle battute da Ridley Scott: la doppia proiezione di sabato 26 e domenica 27 vedrà il suo Robin Hood dibattersi in una pellicola strana, tutta compresa tra i canoni di un genere che evidentemente non le appartiene e la tentazione di dire qualcosa di più. L’arciere scanzonato cede il passo al cavaliere medievale: con la scusa di voler raccontare le origini (o forse è meglio dire le ragioni) del personaggio folclorico, Scott usa la vecchia Inghilterra per raccontare una storia americana, e racconta di come si possa respingere un'invasione mettendo d'accordo il potere centrale e le rivendicazioni di autonomia dei baroni locali. Una risposta politica e costituzionale al guasto economico e morale iniziato con le spedizioni in Terra Santa e culminato – si intuisce – nell’infame strage perpetrata ad Acri dai Crociati (di Riccardo). Alla faccia di Sean Connery.

Tant’è che il cortometraggio finale di Gianluigi Toccafondo conduce lo spettatore a ritroso attraverso i titoli di coda, fino all’immagine archetipica della violenza. Ed è forse la cosa più bella di un film penalizzato per il resto da una fotografia senza respiro, lontana dalla maestria luministica esibita altrove (pensiamo a 1492: Conquest of Paradise) dal regista. Perché quindi non cogliere l’occasione per recuperare qualche cortometraggio della «corrente Neopittorica», una scuola di animazione italiana che proprio a Toccafondo fa capo? Nomi come Roberto Catani e Ursula Ferrari hanno dato vita a uno dei pochi apporti recenti che il nostro Paese ha saputo dare alla storia del linguaggio animato, con stile di pittura in movimento capace di generare soluzioni visive di grande effetto. Vale la pena di fermarsi per qualche minuto.

Chiudiamo con La prima cosa bella (mercoledì 30) di Paolo Virzì. Pellicola importante, che ha fatto molto discutere di sé negli ultimi mesi. Un film a cui si vuole bene, che si fa voler bene, raccontando una storia che riesce con tanta (troppa) facilità a essere la storia di tutti noi. Marta parla a proposito di nostalgia, di autobiografismo. Vero, aggiungiamo noi. Ma in questo continuo giocare con gli stereotipi di una società che non esiste più, Virzì seguita a tirare la coperta di un genere – l’invocatissima commedia all’italiana – che ha anch'esso esaurito da tempo il suo ruolo nella storia della nostra cinematografia. Il che, per lo meno, non aiuta a immaginare strade nuove.

Ma questa volta lasciamo vincere l’affetto per il buon Mastrandrea – ormai emblema di una generazione senza nulla da perdere – e salutiamoci così, magari mettendo sul piatto l’ultimo disco dei Virginiana Miller (Il primo lunedì del mondo, recensito qui dal nostro egregio Fabio Pozzi). Tanto più che al gruppo livornese si devono - oltre alla bella cover mogoliana che scorre sui titoli di coda di Cosmonauta, recente esordio di Susanna Nicchiarelli - ben due pezzi legati al film di Virzì: L'Angelo Necessario, in colonna sonora, e Acque Scure, nel cui videoclip i Virginiana e il regista Simone Manetti hanno montato parecchie sequenze inedite del film.

 


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