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Vorrei | Rivista non profit


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Intervista al trombettista, il suo nuovo progetto
fra il jazz e il rock dei due grandi musicisti

 Foto di Marcelo Soulé © musicamorfosi foto


Il suo progetto nasce dal mancato incontro fra i due grandi musicisti, Miles Davis e Jimi Hendrix, che avrebbe dovuto esserci alla fine degli anni Settanta. In quel periodo la musica di Davis attraversava grandi cambiamenti. Ha fatto riferimento a qualche disco in particolare?

No, sinceramente per quanto mi riguarda l’opera di Miles è tutta importante. La cosa che più mi ha sempre colpito in lui è la curiosità che ha costantemente conservato nei confronti della musica e la capacità di percepire, con una certa velocità, quanto stava succedendo attorno a lui. Io sono convinto che già Kind of blue abbia influenzato le generazioni successive e quindi ho voluto inserire nel progetto il brano So what (utilizzando il solo di Miles come parte tematica) intrecciato con Foxy lady di Hendrix fino a farlo sfociare nel brano Tutu dell’ultimo Davis, creando così un legame lungo circa un trentennio.

 

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Il 15 Gennaio ha incontrato gli alunni della Scuola Media Ardigò-Bellani, presentando loro il concerto. Considerando quanto poco spazio ha la musica nei programmi scolastici e soprattutto che a quell'età è certamente il rock l'esperienza musicale più prossima ai ragazzi, come si è preparato per questo incontro?

Ho sempre accettato di suonare per le giovani generazioni proprio per il fatto che trovo sia importantissimo far vedere e sentire loro la ricchezza che la musica e l’arte in generale può donarci incondizionatamente. Oggi purtroppo viviamo in un periodo in cui le giovani generazioni, forse troppo sovraccariche di beni materiali, tendono a utilizzare tutto secondo il modello usa e getta: la “musica” si ascolta in squallidi ipod, non si conosce la storia, non si parla spesso di creatività. In questo purtroppo credo abbia una grande responsabilità la scuola che negli ultimi trent’anni ha sempre più trascurato questi aspetti e quindi io, quando ne ho la possibilità, cerco di trasmettere il più possibile quanto la musica possa diventare un veicolo importantissimo nella comunicazione. Certo generalizzare non è mai giusto, perché per fortuna ci sono molti ragazzi che grazie alla loro sensibilità escono dal coro, ma mi rendo conto che non è assolutamente un bel momento.

 

Oggi sembra che con una tromba, anche nel jazz si riesca a svolgere funzioni non solo solistiche. Come vede oggi il ruolo di questo strumento?

Una volta la tromba era considerata lo strumento “principe” all’interno di un gruppo, proprio per le sue caratteristiche espressive e per la potenza sonora, mentre oggi è uno strumento esattamente uguale a tutti gli altri. Certo per molti anni, nel jazz in particolar modo, è stato lo strumento protagonista, ma da quando gli amplificatori e le macchine elettroniche hanno permesso l’omogeneità dei volumi tra tutti gli strumenti, credo che la scelta di uno strumento piuttosto che un altro avvenga secondo la sensibilità di ciascuno. Oggi infatti non è un caso che vi siano diversi gruppi senza necessariamente la presenza della tromba. Nonostante ciò oggi essa continua ad essere uno strumento molto importante nel jazz e non è un caso che anche solo guardando l’Italia i musicisti di jazz più riconosciuti siano proprio trombettisti.
Per quanto mi riguarda la tromba è lo strumento con il quale mi piace esprimere le mie idee musicali proprio per le variegate possibilità espressive che possiede: lirica, potente, funambolica, intima.

 

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Usa delle apparecchiature elettroniche piccole e agili collegate alla tromba. Ci può spiegare che contributo apportano e che cosa significa per lei poter suonare libero di muoversi?

Il mio approccio nei confronti dell’elettronica è sempre stato tale e quale a quello che ho nei confronti della musica. Io dico sempre che all’interno del quartetto è come se fosse il quinto elemento proprio per il fatto che lo utilizzo sempre in tempo reale e cerco di non settare mai niente preventivamente, in modo da poter ricevere stimoli creativi tali da poter dare continuamente cambiamenti al percorso musicale.