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Vorrei | Rivista non profit


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Il Forum Unesco, il convegno di Rottapharm, il rilancio della Villa Reale.
Cosa c'è di concreto sulla via di Monza-Damasco alla conversione.

L

a Brianza si scopre terra di cultura. Questa sembra essere la notizia delle ultime settimane. Complice la presenza del Forum Unesco sull'industria culturale a Monza, è partita una staffetta di iniziative che vede passarsi di mano in mano la fiaccola della cultura ministri, assessori, imprenditori, mecenati.

Ma cosa c'è di concreto al di là dell'inevitabile battage frutto di uffici stampa solerti e di una politica in cerca di rinnovata dignità?

È ancora presto per dirlo. Ci sono sicuramente un paio di tappe fondamentali sul cammino di questa nuova immagine per un territorio che vuole rinnovare la propria identità, così legata al “saper fare” ma così poco legata al “sapere” tout court, e non è la nostra rivista ad affermarlo, ma il vice-presidente di una multinazionale che proprio a Monza ha il suo quartier generale, Luca Rovati di Rottapharm. Al convegno “Cultura e Impresa” è stato lui ad affermare che, sì, questa è terra di gente che lavora sodo dall'alba alla notte, ma molto spesso quelle stesse persone non possono vantare una preparazione culturale adeguata.

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Il convegno Cultura e Impresa. Da sinistra Pier Luigi Sacco, Luca Rovati, Massimo Zanello, Enrico Mentana, Franco Gaiani, Michele Costabile e Catterina Seia Marocco

 

Le due tappe che potranno dirci qualcosa in più.

La prima è la questione della Villa Reale e del Parco di Monza. È noto che è nato un consorzio che gestirà il restauro e la successiva vita del complesso. Alle conferenze stampa, dal sindaco Mariani all'assessore regionale Zanello, dal neo-presidente della Provincia Allevi fino al ministro Biondi hanno tutti puntato l'attenzione proprio sul rilancio della Villa, come punto di partenza per avviare questa “rivoluzione” culturale. Ma – come i nostri lettori sanno bene – c'è ancora una grande incognita: fra i consorziati manca il Comune di Milano, che è proprietario della metà del Parco, non proprio un dettaglio secondario. Un'altra incognita resta il reperimento dei soldi necessari per completare questo benedetto restauro; per non parlare poi della destinazione delle aree, argomento che già negli anni passati ha dato adito a polemiche per la presenza di “corpi estranei” come centri di bellezza, hotel e cose così nel progetto vincitore, quello che vede come primo firmatario l'architetto Giovanni Carbonara.

L'altra tappa è la partenza del Distretto Culturale Evoluto, finanziato dalla Fondazione Cariplo. Di che si tratta? È una idea nata in seno al lavoro di Gigi Ponti, quando era ancora assessore della Provincia di Milano, e del vicesindaco di Vimercate, Roberto Rampi. La fase di studio è nelle mani di Pier Luigi Sacco e della sua GoodWill (una scheda descrittiva la trovate qui). La nuova Giunta provinciale sembra – per fortuna – voler confermare l'impegno e presto si arriverà ad una fase decisiva: se la Cariplo approverà il progetto, già all'inizio del 2010 si lavorerà in una direzione che «individua nella conoscenza, nella cultura e nell’identità i nuovi asset strategici per favorire l’innovazione, la creatività e la qualità sociale del territorio e per valorizzarne il posizionamento».

Fra una tappa e l'altra, e soprattutto dopo, ce ne sono tante altre, magari meno spettacolari, certo non meno importanti. Sempre al convegno “Cultura e Impresa” è stato lo stesso Sacco a contraddire apertamente tutta una serie di dichiarazioni che ministri e assessori continuavano a rilasciare con enfasi davvero inopportuna, infatti «Non è vero che l'Italia è una super-potenza culturale – ha affermato il professore dello Iuav – perché i dati dicono tutt'altro». Turismo in calo, investimenti in innovazione e ricerca molto al di sotto degli altri paesi, l'Italia continua a crogiolarsi del suo patrimonio storico senza pensare al futuro, senza investire per creare competenze. «È necessaria l'innovazione di senso». Occorre superare l'idea della cultura come museo, come conservazione e basta. La cultura va considerata al pari di qualsiasi altra infrastruttura, come le strade, le ferrovie: senza è difficile lo sviluppo del territorio.

Ecco, cominciare a ragionare sulla cultura come parte integrante della vita e crescita del paese/territorio aiuterebbe a tirarla fuori da quella nicchia in cui è relegata, fra l'intrattenimento e il tempo libero. Non è tappa da poco.

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In primo piano da destra, Dario Allevi, presidente della Provincia di Monza e Brianza, e Giovanna Forlanelli, ideatrice del convegno

 

Con tutto questo parlare di cultura delle amministrazioni locali, va detto francamente, il timore che si tratti di una bolla è forte. Per quel che riguarda la Provincia, è ancora presto per capire come intende muoversi in campo culturale poiché nulla ancora è stato fatto, salvo confermare quanto avviato da Ponti in passato. A livello di capoluogo invece va registrata una certa mancanza di spina dorsale: anche in questo caso le iniziative sono ereditate dal passato (e meno male, perché di qualità); molto altro non c'è. La mostra sull'arte degli anni Ottanta aprirà a metà ottobre e vedremo cosa sarà capace di presentare. E poi? L'impresione è che si improvvisi, che non ci sia un progetto culturale forte. È in questa debolezza che trovano spazio iniziative di dubbio gusto e nessun valore culturale come il gioco (finto) d'azzardo di MonzaPiù – sublime l'accostamento con lo stand contro l'abuso di alcol - o come la mercificazione fatta e finita del baraccone di x-factor.

Si può fare di più insomma e soprattutto meglio. Piccolo esempio non tarpare le ali a chi, fra mille difficoltà, almeno ci prova ad offrire un'orizzonte che non sia televisivo e commerciale. L'atteggiamento mantenuto dal sindaco Mariani nei giorni del Forum dell'Unesco, quando ha negato agli organizzatori della rassegna Sprawl l'uso dello skate-park per i 4 giorni di manifestazioni e spettacoli che quei ragazzi avevano organizzato, non è sembrato all'altezza di chi parla così tanto di cultura in queste settimane, soprattutto perché non sono mai stati chiariti i motivi del rifiuto.

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In prima fila Marco Mariani, sindaco di Monza, Massimo Zanello assessore della Regione Lombardia, Carlo Edoardo Valli presidente della Camera di Commercio MB e Pier Luigi Celli, Ad della LUISS Guido Carli

 

Ma cosa fa pensare che la Brianza possa davvero avviarsi su questa strada? Sempre Sacco ci dice che in un settore l'Italia è sì all'avanguardia, nel rapporto fra impresa e cultura. Così avanti che spesso l'impresa ha travalicato il ruolo di sponsor e si è fatta promotrice in prima persona. E se c'è una cosa che in Brianza non manca è proprio l'impresa. Attenzione però, la cultura, le mostre «Non fanno vendere un pezzo in più» ha confermato Luca Rovati, ma sono essenziali per formare l'humus in cui le imprese trovano nuove energie, le capacità innovative.

Possono bastare le imprese? No di certo, ma senza soldi è difficile comprare biglietti che portino lontano.

Le imprese dunque. Anche loro, dalle associazioni di categoria in giù, dovranno dimostrare quanto davvero credono in questo impegno, quanto saranno capaci di guardare oltre “la trimestrale”, quanto sapranno investire, in risorse economiche e non solo. Quanto sapranno andare oltre l'imbiancatura delle loro facciate. Di operazioni di maquillage se ne vedono tante in giro, da aziende che si fan vanto della sostenibilità per poi andare a produrre bellamente all'estero, a quelle che il territorio lo vedono solo come un vena da azzannare.

Detto questo e invitandovi a leggere con attenzione (e pazienza) tutti gli articoli che anche questo mese vi presentiamo, diciamo che il discorso sulla cultura e sulla nuova immagine della Brianza non è affatto chiuso qui. L'appuntamento è per dicembre, quando – dopo il prossimo dossier dedicato ai trasporti – ne cureremo uno dedicato ad una idea tutta nostra, e allo stesso tempo di tutti. Una idea di cui ci faremo promotori, che vogliamo condividere e sviluppare collettivamente. perché oltre a raccontare una Brianza che vuole essere terra di cultura, la vogliamo anche favorire. La vogliamo coltivare dando il nostro piccolo contributo. Ne riparliamo molto presto.

 

Gli autori di Vorrei
Antonio Cornacchia
Author: Antonio CornacchiaWebsite: www.antoniocornacchia.com

Grafico e art director, ho studiato all'Accademia delle Belle Arti.
Curo campagne pubblicitarie e politiche, progetti grafici ed editoriali. Siti web per testate, istituzioni, aziende, enti non profit e professionisti.
Sono giornalista pubblicista dal 1996 e dirigo Vorrei.

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