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Vorrei | Rivista non profit


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A Monza gli ultimi concerti di una grande band. Il video e l'intervista

U

na delle band più importanti della scena rock italiana degli ultimi 15 anni, i La Crus, ha dato l'addio alle scene sul palco del Binario7 di Monza. Non per chissà quale legame con la città, ma per una vecchia promessa ad un amico e collaboratore, Saul Beretta, l'animatore di Musicamorfosi e di Lampi, la rassegna che ha ospitato le due serate del 13 e 14 marzo 2009. Un concerto intenso e raffinato come sono sempre stati quelli della formazione milanese, fra musica d'autore, elettronica, la fantastica voce e il linguaggio del corpo del cantante Ermanno Giò Giovanardi e le immagini di Francesco Frongia.

 


"Ninna nanna" suonata sul palco del Binario7 di Monza per la rassegna Lampi

Con questi due concerti si chiude una lunga storia di album, premi della critica e di fan appassionati, a cui ora toccherà seguire le carriere separate dei suoi componenti (e a sentire i Sembro di Cesare Malfatti c'è di che ben sperare).
Probabilmente, però, a chiudersi è anche quella fase della musica “alternativa” italiana che dalla metà dei Novanta ha visto un'esplosione di gruppi come non se ne vedeva da tantissimo, con due etichette - la Vox Pop e il Consorzio Produttori Indipendenti - che nell'arco di una manciata di anni hanno pubblicato album meravigliosi, fortissimi e coraggiosi. Oggi probabilmente stiamo vivendo il ritorno all'ordine, con le band sopravvissute che hanno decisamente (e giustamente, forse) intrapreso strade diverse. L'impressione è di mancanza di energia, oltre che di investimenti delle major che cavalcarono l'onda. La sensazione è che i “nuovi” non siano ancora all'altezza e che i “vecchi” debbano ancora mettere a fuoco i propri orizzonti futuri. Forse una buona occasione per tracciare la rotta sarà l'incontro con Gianni Maroccolo previsto a Desio per il 24 marzo all'interno di MusicArte. Al grande maestro, anima dei primi potentissimi Litfiba e dei CSI, sarà proprio il caso di chiedere le indicazioni giuste. (AC)

Intervista a Cesare Costantino Malfatti
a cura di Manuele Cattaneo

Mentimi, dimmi un’altra bugia”. Questo è davvero il vostro ultimo concerto?
No, l’ultimo è domani (risata). In realtà avevamo fatto una vecchia promessa all’organizzatore dell’evento di questa serata, e sapevamo che dopo il concerto agli Arcimboldi avremmo fatto anche questa data con l’ensemble di Musicamorfosi.

Che rapporto intercorre tra unicità e relazionalità? Noi possiamo scoprire la nostra unicità solamente attraverso lo specchio degli altri?
Si, noi esistiamo nel rapporto con gli altri. Gli altri ci valorizzano, noi viviamo in funzione degli altri. Gli altri sono il nostro termometro, mediante il quale possiamo tastare la nostra condizione. Ma in molte situazioni dobbiamo anche riuscire ad avere la forza di sfuggire dalla dipendenza e dai ricatti altrui.

Tu e Giovanardi (Giò), sembrate due personaggi complementari. Da un lato il suo estro e il suo virtuosismo, dall’altro la tua padronanza dello strumento, la tua pragmaticità, e l’idea di un approccio forse più metodico alla musica. E’ stata difficile da gestire questa complementarità?
Il rapporto tra me e Giò è stato contraddistinto da tanti alti e bassi. E’ stato bello e difficile. In passato vi sono stati momenti in cui si è logorato, abbiamo avuto degli scontri, anche aspri, ma ora il clima è più rilassato. Tuttavia la vena produttiva si è esaurita, si è spenta la verve iniziale, la volontà di fare qualcosa di grande. Ora vogliamo provare lo spirito della cosa nuova, allontanarci; è stato coraggioso prendere questa decisioni dopo anni di lavoro così intensi.

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Ermanno Giò Giovanardi

Nel vostro gruppo vi è sempre stata la presenza/assenza di Alex Cremonesi, che ha partecipato alla produzione dei dischi ma non si è esibito con voi nei live.
Alex è stato il motore di partenza. Molto attivo, presente nella produzione dei pezzi, e ha collaborato anche alla scrittura degli stessi. Sue le idee primordiali su cui è cresciuto il gruppo. È stato molto presente, nonostante non si esibisse con noi nei concerti dal vivo.

Voi avete fatto un grande lavoro sulla parola, attingendo alla tradizione della musica d’autore italiana, miscelandola con suoni e strumentazioni più moderne. Ci sono, al momento, dei gruppi che hanno raccolto il vostro testimone?
Mi vengono in mente subito i Baustelle e i Non voglio che Clara. Molti hanno capito che se vuoi fare musica italiana di un certo livello devi recuperare il patrimonio della musica d’autore del nostro Paese, in particolare gli anni Sessanta.

Secondo te il Paese è reale? Il Paese, così come viene descritto dai principali media, corrisponde alla vera realtà? (la canzone “il Paese è reale” è stata proposta dagli Afterhours all’ultimo festival di Sanremo, vincendo il premio della critica).
La riflessione sullo scenario musicale italiano che ha proposto Manuel mi trova d'accordo, ci si sente un po’ spaesati attualmente in Italia. Ma riguardo alla tua domanda, penso che l’Italia sia ben rappresentata da telegiornali e giornali.

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Cesare Costantino Malfatti e Giovanardi

Stasera il concerto è stato aperto dai Sembro, un nuovo progetto che ti vede coinvolto con nuovi musicisti.
Lavoriamo insieme da parecchi mesi, abbiamo prodotto molte canzoni e vogliamo dare particolare enfasi alle nostre esibizioni live. E’ un progetto a lungo termine. Abbiamo la possibilità di lavorare con un ottimo batterista e cantante, Dodo Nkishi, che proviene dai Mouse on Mars, un gruppo tedesco. Ora è sposato con un’ italiana e vive nel nostro Paese.

Alighiero Boetti, importante artista scomparso alcuni anni fa, diceva “Ci sono cinque sensi e il sesto è il pensiero, ovvero la cosa più straordinaria, e non ha niente a vedere con la natura. Per cui se devo dire quali sono state le grandi emozioni della mia vita, confesso che non sono state di ordine naturale. Le grandi emozioni si provano ascoltando Mozart, leggendo una poesia, perché c’è un pensiero fatto di mille coincidenze, sincronismi, ricordi quasi biologici, forse di tempi antichissimi”.
Chi cerca di fare musica pensa che fare musica sia un modo di creare vita, creare qualcosa di bello. E qui risiede la massima soddisfazione dell’essere musicisti.

 

Gli autori di Vorrei
Antonio Cornacchia
Author: Antonio CornacchiaWebsite: www.antoniocornacchia.com

Grafico e art director, ho studiato all'Accademia delle Belle Arti.
Curo campagne pubblicitarie e politiche, progetti grafici ed editoriali. Siti web per testate, istituzioni, aziende, enti non profit e professionisti.
Sono giornalista pubblicista dal 1996 e dirigo Vorrei.

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