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Le streghe, i comunisti, gli islamici, gli indigeni americani, gli zingari, i laziali. Nella storia si è sempre individuato un nemico da combattere e a cui addossare tutte le colpe del mondo. E l'Italia ha imparato ad adeguarsi.

 

“It has been recognized even from the very earliest times, during the first gropings towards the essential conveniences of social decency and social order, that witchcraft is an evil thing, an enemy to light, an ally of the powers of darkness, disruption, and decay.”

Lo so che non è modo di aprire un articolo, ma chiunque abbia rispetto delle fonti, sa che queste vanno citate per quelle che sono; nel caso specifico, il Malleus Maleficarum esiste in rete solo in lingua inglese. Ad ogni modo, si tratta di un passo tratto dall'introduzione (scritta da Montague Summers, che ne ha curato la traduzione del 1928) del manuale per la caccia alle streghe redatto dai frati Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer nel 1486. La strega come nemico da isolare e combattere, nemico da cui “epurare” la società sana per mezzo di un rogo. Purificatore, appunto.

Se il Medioevo ha rappresentato uno dei momenti più estremi nella storia della caccia al diverso, a distanza di molti secoli, non si può dire che le cose siano cambiate di molto. La donna, in quanto strega (o puttana, quintessenza del demonio, angelo tentatore), ancora oggi subisce discriminazioni e violenze. Un dato tra tutti (fonte ISTAT, 2007): più di un milione di donne, in Italia, hanno subito nel corso della loro vita uno stupro o un tentativo di stupro.

Ma il Medioevo era popolato di creature strane, e le streghe non erano che una delle molteplici impersonificazioni della diversità. Diversità che faceva paura e che si esorcizzava attraverso una grande varietà di figure fantastiche: elfi, grifoni, fate, satiri e sirene, per fortuna non tutte votate al destino delle fiamme.

Nel nostro immaginario l'altro apice dell'orrore e della caccia al diverso è rappresentato dall'Olocausto, ma risale alla fine del XIV sec. una delle pagine più vergognose dell'antisemitismo, quando sotto il regno di Isabella di Castiglia si scatenò in Spagna la più grande “caccia all'ebreo”: oltre 4000 morti e migliaia di ebrei convertiti con la forza al cattolicesimo, come unica alternativa alla morte o all'espulsione. Una situazione talmente grave che lo stesso papa Sisto IV tentò di arginarla scrivendo: “In Aragona, Valenza, Maiorca e Catalogna, l'Inquisizione è stata talvolta mossa non da zelo per la fede e per la salvezza delle anime, ma da avidità di ricchezza.

Ma poi venne l'illuminismo, il trionfo della ragione. E ci saremmo aspettati la fine di ogni paura irrazionale. Ma l'Illuminismo, ipotizza Marcello Veneziani in un suo articolo su Il Giornale del 2001, “è stato indebolito dalle sue stesse promesse non mantenute e capovolte”: Infatti, continua il filosofo, “E' lecito parlare di Nietzsche e accostarlo automaticamente a Hitler; parlare del Papa e accostarlo automaticamente all'Inquisizione; e poi parlare di illuministi e non accostarli ai giacobini, parlare dei lumi e non riferirsi al Terrore? E' giusto identificare la Chiesa col rogo degli eretici e poi rifiutarsi di collegare i Lumi alla ghigliottina? Le semplificazioni generano semplificazioni di segno contrario.”

Ma nel mentre l'Europa si “illuminava”, continuava la furia colonialista che già da alucni secoli imperversava mietendo vittime. A partire dal 1492, anno della presunta “scoperta” delle Americhe, è stato un susseguirsi di massacri in nome della conquista di nuove terre, o in nome della religione, o in nome di una presunta “civilizzazione”. I conquistadores hanno dato la caccia al “nemico”, colpevole soltanto di occupare il suolo che occupava da sempre, uomini che “Il vestir loro è l'andar communemente ignudi, coperte le vergogne” (Bartolomé de Las Casas).

Se oggi il nemico viene a casa nostra, allora se lo andavano a cercare. Insomma, abbiamo sempre bisogno di un memico.

 

 

Il blocco sovietico prima, l'Islam poi, hanno dominato le paure occidentali dell'ultimo secolo. Ed è inutile dire che l'occidente ha rappresentato il nemico dei Paesi comunisti per tutto il periodo della guerra fredda, e con altrettanta veemenza (o di più) i fanatici islamisti si scagliano contro il “nemico infedele” alias Stati Uniti e Israele. Un uomo che è a capo di un Paese membro delle Nazioni Unite come l'Iran, tale Mahmud Ahmadinejad, non esita a lasciarsi andare ad affermazioni su Israele del tipo: “brucerà nelle fiamme della rabbia della nazione islamica”. Israele, dal canto suo, piuttosto cede la parola alle armi e alla violenza, con le ripetute violazioni di tutte le convenzioni internazionali, a danno del popolo palestinese. E l'elenco delle inimicizie più o meno storiche potrebbe continuare a lungo, ma non credo valga la pena di redigere qui un tale triste inventario. Ma per noi oggi, chi è il nemico? Scriveva Oriana Fallaci sul Corsera nel settembre 2006: “Il nemico non è affatto un' esigua minoranza. E ce l'abbiamo in casa”, argomentando così la necessità di un giro di vite che avrebbe portato a politiche molto più restrittive in materia di immigrazione in molti Paesi europei. Sulla stessa paura del diverso si basa buona parte del consenso dei partiti come la Lega. Tra le perle di uno degli esponenti di punta di questo movimento politico, Calderoli, ne citiamo una a titolo esemplificativo, che dopo la recente partita agli europei di calcio, torna di stringente attualità: “È una vittoria dell'identità italiana, di una squadra che ha schierato lombardi, napoletani, veneti e calabresi e che ha battuto una squadra, la Francia, che, per ottenere dei risultati, ha sacrificato la sua identità schierando negri, musulmani e comunisti.”

Peccato che parliamo di tutto questo proprio mentre si celebra l'anno europeo del dialogo interculturale. Ma d'altra parte per dirla con le parole di un grande vecchio come Umbero Eco, “avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell'affrontarlo, il valore nostro. Pertanto quando il nemico non ci sia, occorre costruirlo”. Che si chiami musulmano o ebreo omosessuale o zingaro, laziale o interista, tutto sommato poco importa.