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WUMINGcover

BandAutori 17. In questo numero un dovuto tributo a Ivan Cattaneo e la reinterpretazione della Prima Guerra Mondiale da parte del Wu Ming Contingent. Per "Libri che suonano" andiamo agli albori delle etichette indipendenti italiane.

Artisti Vari “Un Tipo Atipico. TribuTo Ivan Cattaneo(Soter)

Sembrava essere costretta all’angolo la tentazione dei dischi-tributo alle figure più significative della longeva storia della musica italiana (i primi, ad essere omaggiati, furono Rino Gaetano e Ivano Fossati) e invece rieccola tra noi. E’ la volta del funambolico Ivan Cattaneo (che è pure eccellente pittore) che dal 2015 ha raggiunto i suoi primi 40 anni di carriera. Da giovanissimo è un italiano a Londra, dove ha la fortuna di conoscere artisti del calibro di David Bowie e dei Roxy Music, che diverranno tra i suoi principali punti di riferimento. Poi il ritorno in patria con il suo sapere stupire, ammiccare e il non sottrarsi ai cambiamenti evolutivi. Contestato al “Festival di Re Nudo” per una sua performance persino “troppo avanti” tra chi si sentiva già avanti. Di lui, si accorge Nanni Ricordi che lo accoglie nell’etichetta “Ultima Spiaggia”. I primi album, sua l’idea del look punk di Anna Oxa nella sua prima apparizione sanremese, e in piena era new wave, il gran successo con gli album “2060 Italian Graffiati” e “Bandiera Gialla”. Dentro, le re/interpretazioni di alcuni dei brani più famosi degli anni ’60 in Italia, rivitalizzati e aggiornati grazie anche agli arrangiamenti di Roberto Cacciapaglia. Diventa anche tra gli ospiti più richiesti nella trasmissione televisiva di culto “Mister Fantasy”, condotta da Carlo Massarini. A seguire, oltre all’incisione di altri dischi, sperimentazioni visive, progetti multimediali e l’esposizione delle sue opere in diverse gallerie d’arte. Pare del tutto doveroso, quindi, questo doppio cd (in cui parte del ricavato andrà ad Amnesty International), in cui una trentina di artisti partecipano a questa conviviale kermesse con “primo, seconda, frutta e Ivan compreso”. Ed è proprio l’omaggiato ad aprire il disco con “C’era una volta”, una intro che fa “C’era una volta un re, seduto sul sofà, diceva al cantautore racconta una canzone, la canzone incominciò…”. E bastano solo 1’34” perchè  Ivan possa di nuovo scaldare i cuori. Particolarmente degni di menzione le cover di “Scarabocchio” con Garbo e lo splendore notturno; “Ninna nanna (per il carro/armato)” con Giovanni Block, fiori, polvere e il vegliare su di noi; “Neonda” con Ottodix e le frequenze electro-pop; “L’altra faccia della luna” con e l’ineccepibile piano-cantato; “Uffa” con la Banda Osiris, spassosa clowneria dai suoni mutanti; “Dancin’ Number” con Ensonika e i rimandi all’Italo-Disco anni ’80; “Polisex” con Gianni Leone (Balletto di Bronzo), tema “fatto di carne e fatto per i desideri miei”, input soul e occhi azzurri; “Vergini & serpenti” con Claudio Milano e il mondo senza porte della poesia sonora. In ordine di apparizione, ci sono anche i contributi di Naif Herin, Roulette Cinese, Dario Faini, Montefiori Cocktail, Pennelli di Vermeer, Diana Tejera, Hueco, Vidra + Masi, Stefano Pais, Andrea Zuppini, H.E.R., Egokid, Roby Rossini, Luca Urbani + Alberto Stylòo, Alessandro Orlando Graziano, Allerija, Gerardo Konte & The Nine Tears, Steetycats, Porfirio Rubirosa, Helena Velena, Elektroshock. La produzione è di Salvatore De Falco. Scrive Ivan Cattaneo nelle note di copertina: “Ed ecco allora che questo doppio prezioso disco, non diventa un semplice tributo, a ripetizione di cosa già esistente e famosa e consumata, ma diventa invece una riscoperta, un atto di somma-giustizia a me cantautore bistrattato, cancellato dal troppo successo di solo interprete, troppo traversale, piacevole, edonistico ma troppo lontano dalla mia vera anima creativa di autore e pittore, e che con tutto il mio cuore, mi ostino a dire, sia l’unica cosa che veramente conti! Con successo o non successo, con popolarità o con dimenticanza e disattenzione del prossimo! Del resto lo affermo sempre: “Sono nato come cantautore negli anni ’70, ma ho avuto successo negli anni ’80 con i pezzi degli anni ’60. Insomma, totalmente skizzofrenico! (…) Dico spesso ai giovani che esistono due facce del nostro lavoro e passione: una è la musica-vera, l’altra è il mondo della musica, della tv, dello show-business, della mediaticità”. Voto: 7 (Massimo Pirotta)

 

 

Wu Ming Contingent “Schegge di shrapnel” (Woodworm)

A 2 anni di distanza da “Bioscop” torna con un nuovo disco la parte musicale di Wu Ming. A differenza di quanto annunciatoci nell’intervista a Bruma 2014, in questa seconda uscita il tema centrale non è la descrizione di modelli femminili, rimandato al futuro, ma la Prima Guerra Mondiale, vista come era lecito aspettarsi dalla parte degli ultimi, dei soldati mandati al macello nelle trincee senza spesso neppure essere consapevoli dei motivi del conflitto. Lo spunto per lo sviluppo dell’album è stato un reading fatto a Berlino lo scorso anno, legato a doppio filo al lavoro che il collettivo di scrittori stava portando avanti per il nuovo libro “L’invisibile ovunque”. Da lì in poi sono stati scelti, rielaborati e musicati brani che facessero capire l’orrore assoluto della guerra e del potere che la fomenta, mescolando cultura alta e bassa in nome della pace. Ci troviamo così ad ascoltare la storia de “La tregua di Natale”, ma non quella più famosa del fronte belga nel 1914, bensì quella meno nota del 1916 nelle trincee italiane ed austroungariche come raccontata da un reduce marchigiano, oppure la traduzione di “Dulce et decorum est”, la poesia di Wilfred Owen che negli anni è diventata simbolo della follia della guerra, o ancora l’incredibile ma esemplare caso psichiatrico narrato in “Maquillage” su ispirazione di André Breton. L’accompagnamento musicale è meno “rock” rispetto a quello dei racconti di “Bioscop”, con più spazio per i synth e l’elettronica e un uso delle chitarre meno aggressivo, per meglio adeguarsi alla cupezza delle storie narrate e al senso di straniamento della guerra. Ci si avvicina quindi ad atmosfere Offlaga Disco Pax (ad esempio in “Tintura di shrapnel”) o Joy Division (in “Macché licenza” e nella già citata “Maquillage”), restando quindi in ambito post-punk come in passato, ma da un’angolatura diversa. Il risultato è veramente buono, forse meno diretto di “Bioscop”, un disco da ascoltare e un invito a pensare, come sempre accade con le opere dei Wu Ming, siano esse musicali o letterarie. Voto: 7.5 (Fabio Pozzi)

 

 

Libri che “suonano” (un estratto)

In Italia le prime etichette definibili come “alternative” appaiono già negli anni ’50, poco dopo cioè che il mercato discografico nazionale è diventato davvero tale, con il sorgere di alcune grandi case a livello industriale e con l’arrivo delle multinazionali. E poiché allora il concetto di “alternativo” riconduceva immediatamente a quello di “politico”, ecco che il Fronte Popolare, in cui erano allora uniti socialisti e comunisti, dà vita alle edizioni discografiche dell’Avanti, divenute poi le edizioni del Gallo. Il repertorio di queste etichette, frutto di rigorose autoproduzioni militanti, consisteva in quegli inni e in quelle canzoni che nessun editore musicale dell’epoca voleva pubblicare per il loro contenuto sovversivo e propagandistico: dall’Internazionale e Bandiera rossa, ai canti della Resistenza. A partire da questo primo nucleo di prodotti discografici, grazie anche ai numerosi ricercatori impegnati nella riscoperta delle tradizioni popolari che proprio in quegli anni cominciano a sparire sotto i colpi di maglio del boom economico e dei primi mangiadischi, la produzione discografica “alternativa” si indirizza verso la documentazione dei fenomeni più interessanti della tradizione musicale popolare. Con la loro trasformazione in Dischi del Sole, avvenuta sotto la spinta del Nuovo Canzoniere Italiano e dei suoi esperimenti di ricreare una musica popolare di ambiente urbano (Ivan Della Mea, Paolo Pietrangeli, Giovanna Marini…), la produzione si indirizza decisamente verso la canzone politica, pur proseguendo la ricerca nel filone delle tradizioni popolari. Nascono le collane Zodiaco ed Albatros della Dischi Sciascia, specializzate anch’esse in canzoni di lotta ed in una documentazione delle tradizioni popolari, che raggiungeranno il loro massimo fulgore negli anni ’70 con i dischi di protesta contro il golpe di Pinochet degli Inti-Illimani. Con l’esperienza della Sciascia, etichetta autofinanziata ma non militante, è dimostrata la possibilità di vita autonoma, al di fuori dei legami con partiti o movimenti, per un’iniziativa dai contorni prettamente musicali. Sull’onda del ’68 quest’ansia di specializzazione, trova molti proseliti: dal Gruppo Gramsci di Milano al Soccorso Rosso, dalla Comune di Dario Fo alle Edizioni di Cultura Popolare legate al Movimento Studentesco, fino alla Zafra, etichetta di Comunione e Liberazione, è tutto un fiorire di etichette discografiche della canzone più o meno militante, più o meno politica. Un’esperienza alquanto più avanzata viene realizzata intorno al ’73-’74 da L’Orchestra e dalla Cramps. L’Orchestra è un’etichetta indipendente consortile, nata per iniziativa di una quarantina di musicisti milanesi (raccoltisi intorno agli Stormy Six), che si prefigge di pubblicare dischi “difficili”, ma non soltanto dal punto di vista politico, e di venderli nel circuito ufficiale dei negozi di dischi e non più nel solito ghetto (Festival de L’Unità e de L’Avanti, librerie democratiche…) in cui sono circolati i materiali discografici “alternativi” precedenti. La Cramps invece, nata attorno ad una società di pubblicità filo-situazionista, utilizza metodi e terminologie politiche radicali per produrre dischi di rottura e di sperimentazione sul piano più strettamente musicale (John Cage e gli Area) insieme a prodotti per il pubblico nazional-giovanil-politico (Eugenio Finardi) che emerge in quegli anni. Anche in questo secondo caso lo scopo è di passare attraverso il circuito despecializzato dei negozi di dischi per arrivare ad un pubblico che si vorrebbe il più vasto possibile. Per entrambe le case il tramite per giungere a questo circuito è dato dalle distribuzioni delle case discografiche ufficiali, le uniche in grado di assicurare una copertura realmente nazionale (Rca, Messaggerie Musicali, Ricordi, Fonit Cetra, e poche altre ancora). La Cramps tenta anche all’inizio di appoggiarsi ad un circuito di grossisti di dischi, ma poiché i grossisti italiani fungevano solo da bottegai del vinile, anche questo tentativo di aggiramento del problema distributivo viene vanificato. Il rapporto con le case discografiche distributrici è però legato ad un filo, come dimostrano le difficoltà incontrate in seguito da Cramps ed Orchestra (e da tutti coloro che gli hanno seguiti su questa strada). Le case maggiori infatti, si mostrano disponibili a metterle nel proprio catalogo di distribuzione, ma non sono affatto disposte a promuovere e sostenere fino in fondo prodotti sulla cui modalità di produzione non hanno potuto minimamente intervenire. La Cramps viene così costretta alla chiusura dopo anni di disastroso rapporto con la Polygram (che pure ha sfornato fior di anticipazioni). L’Orchestra, dopo aver cambiato innumerevoli distributori, tenta il salto della distribuzione in proprio (nell’81) e altre etichette “alternative” come l’Ultima Spiaggia di Nanni Ricordi, la Divergo di Mario De Luigi (che pure è l’editore di Musica e Dischi, mensile dell’industria discografica) ed altre ancora che sono venute alla luce in questa breve ma intensa stagione, sono ridotte al silenzio). Le uniche etichette che riescono a scavarsi un loro piccolo spazio nel mercato sono quelle di jazz (e nemmeno tutte) che hanno puntato da tempo sulla penetrazione in circuiti stranieri di grossisti, capaci di assorbire le loro modeste quantità di produzione. Il colpo di coda in questo mucchietto di etichette indipendenti è costituita dall’esperienza del Consorzio Comunicazione Sonora che raggruppa per quasi due anni, L’Orchestra, Cramps, Divergo, Ultima Spiaggia e Zoo. L’intenzione è di passare ad un unico distributore per aumentare la propria forza contrattuale, per poi creare una propria rete di distribuzione indipendente. L’esperienza fallisce in mezzo ad un mare di debiti, fra i veti incrociati dei distributori, e segna così la fine anche delle etichette “alternative” in Italia. Unica a sopravvivere, anche se appena nata, la Materiali Sonori di San Giovanni Valdarno, grazie ai suoi costi bassissimi ed alla sua produzione quasi artigianale degli inizi, che le permette di resistere alla crisi della canzone politica, impegnata e militante e di affrontare il nuovo appuntamento con le etichette “indipendenti” del post-’77. Su questa nuova fase della produzione “alternativa” italiana, influisce non poco l’esperienza inglese delle “indie”, soprannome affettuoso con cui vengono indicate le etichette indipendenti di quel paese. In Inghilterra, sull’onda della rivolta punk, molti infatti, si attrezzano a produrre dischi in proprio, a distribuirli e venderli in giro per il paese, realizzando talvolta anche dei buoni affari. Seguendo quest’esempio (ma facendo i conti con una struttura produttiva e distributiva molto monopolistica e centralizzata) nasce in Italia una nuova generazione di produttori discografici che non hanno più nessun grillo di “alternativa” per la testa, ma che, semplicemente, decidono di stampare dei dischi in proprio senza assicurarsi prima gli anticipi di qualche grossa compagnia o la distribuzione. Si punta su un rinato e diffuso interesse musicale, depurato dalle passioni politiche, sostenuto da un’informazione parallela povera ma efficace, come quella garantita da alcune radio private, da alcuni negozi specializzati e dalle fanzine. Dal coordinamento delle radio democratiche d’Italia nasce Humpty Dumpty, centro di duplicazione e produzione di nastri audio che, pur con una scarsa qualità, dà vita alla prima produzione “indipendente” italiana: una doppia cassetta realizzata in occasione del convegno di Bologna, che riunisce alcuni dei nascenti gruppi di rock italiano. Si chiama “Sarabanda” e contiene, fra le altre cose, la prima incisione del Centro d’Urlo Metropolitano, destinato poi a trasformarsi in Gaznevada. Dal focolaio bolognese nasce proprio l’esperienza più interessante e longeva, con il nome di Harpo’s Bazaar, una cooperativa multimediale che gestisce uno studio di registrazione, produce cassette di musica, pubblica un bollettino e cura la realizzazione di film e videoprogrammi. Dall’Harpo’s Bazaar nasce il fenomeno del rock demenziale con la prima cassetta degli Skiantos, che saranno poi assorbiti dalla Cramps, con la prima dei Gaznevada e con le registrazioni live del Bologna Rock, il primo festival italiano della nuova onda musicale. Per qualche tempo l’esperienza Harpo’s Bazaar resta isolata, la punta di un iceberg ancora in gestazione, ma la sua stessa esistenza stimola altri, piccoli e grossi, a seguirne l’esempio. Fra i grossi la Cramps, dopo aver acquisito gli Skiantos, dà vita alla collana Rock 80, una serie di 45 giri in vinile colorato per la quale incidono i Take Four Doses, le Kandeggina Gang, i Kaos Rock, i Windopen e numerosi altri. Anche la Ricordi decide di entrare nel campo e dà vita ad una joint venture insieme all’Harpo’s, che prende il nome di Italian Records. Il sodalizio è destinato a sciogliersi dopo solo un anno, ma l’Italian Records fa in tempo a conquistarsi un ruolo di primissimo piano nella gestione e nella diffusione della nuova musica. Mentre anche la Materiali Sonori si trasforma cominciando ad incidere dischi di rock italico e straniero, nascono in Italia le prime (in assoluto) esperienze di autoproduzioni rock. Stufi di cercare case discografiche “disponibili”, gruppi come Underground Life, Cafè Caracas e Blocco si autoincidono i loro dischi e li vendono nel nascente circuito “indipendente”. L’esempio più clamoroso è quello del Great Complotto di Pordenone che tenta addirittura di esportare le loro autoproduzioni direttamente in Gran Bretagna (un esempio questo, che sarà seguito da molti altri, successivamente). Nasce anche la Base Records, etichetta italiana legata all’importatore Giucar, per la pubblicazione in Italia di materiali del nuovo rock straniero, trascurate dalle grosse case (il suo esempio sarà seguito dall’Expanded Music). Nascono infine numerose etichette minuscole, legate a negozi di dischi, distributori, radio, gruppi musicali come la No Sense di Brescia, la LM Records di Ravenna e tante altre. (introduzione di Giacomo Mazzone a “Compra o muori” a cura di Fricchetti, Stampa Alternativa/Sconcerto, 1983)

P.S.: vale la pena sottolineare che le produzioni musicali indipendenti italiane, da lì in poi non si sono mai fermate. Dai “giorni dell’I.R.A.” (con la quale esordirono i Litfiba) sino ai nostri giorni. E seppure tra contraddizioni e difficoltà di vario genere, si continua a sfornare centinaia (se non migliaia) di nuovi titoli ogni anno. Chi è costretto a fare dietro front, chi si imbarca in una nuova avventura e chi tutto sommato non demorde e (r)esiste con pazienza e coraggio. (m.p.)

 

Novità, ristampe, prossime pubblicazioni

A Morte L’Amore “Giuditta”, Alan Sorrenti “Aria” (LP), Anno Senza Estate “MMXVI” (7” E.P.), Bobo Rondelli “Ciampi ve lo faccio vedere io”, Cantierranti “Senza padrone”, Chiara Dello Iacovo “Appena sveglia”, Claudia Cabruzza “Com un soldat”, Cristiano Arcelli “Solaris”, Dario Muci “Barberìa e canti del Salento Vol.II” (cd+dvd), Dinamitri Jazz Folklore “Live In Sant’Anna Arresi 2013”, Enzo Piertropaoli, Battista Lena, Fulvio Sigurtà “La notte”, Fargo “A Small World In Black And White”, Francesco “Frank” Cusumano “Punto. Primo”, Francesco Gabbani “Eternamente ora”, Gianluca Figliola “Yellow”, Gianni Coscia, Renato Sellani, Anna Maria Castelli “Something To Remember”, Gaetano Partipilo & The Contemporary Five “Daylight”, Ginevra Di Marco “Stelle dal vivo”, Hedy Lamarr The Band “Amplitudeness”, Il Balletto di Bronzo “Cuma 2016”, Il Muro del Canto “Fiore de niente”, John Holland Experience “John Holland Experience”, L’Officina della Camomilla “Palazzina Liberty”, L’Uovo di Colombo “L’Uovo di Colombo” (LP), Luigi Tenco “Luigi Tenco” (LP), Marco Parente “Disco Pubblico”, Massimiliano Larocca “Un mistero di sogni avverati. Massimiliano Larocca canta Dino Campana”, Nando Citarella, Stefano Saletti, Pejman Tadayon “Cafè Loti”,  Negrita “9 Live & Live”, Petrina “Be Blind”, Piaceri Proletari “Piaceri Proletari”, Piero Piccioni “Il medico della mutua” (col. sonora, LP), Pietro Lomuscio “Espressioni di un’immagine”, Pivio & Aldo De Scalzi “Noir Songs” e “L’Ispettore Coliandro Vol.3 (col. sonora), Puglia Jazz Factory “African Way”, Riccardo Fogli “Storie di tutti i giorni e altro”, Riccardo Zegna & Giampaolo Casati “Paris Blues”, Rita Marcotulli, Ares Tavolazzi, Alfredo Golino “Tri (O) Kalà”, Roberto Cecchetto Core Trio “Live At Cape Town”, Saint Just “Saint Just” (LP), Signor K “Saremo tutto”, Sospensiva “L’insostenibile leggerezza dell’estasi”, Spartiti “Austerità”, Sr. Mirkaccio Dettori “I tempi belli non tornano più”, Stadio “Miss Nostalgia”, Tiziana Simona & Kenny Wheeler “Gigolò”, The Link Quartet “Quattro pezzi facili” (E.P.), Tre Allegri Ragazzi Morti “Inumani”, Vale & The Varlet “Believer”, Zu “Live In Helsinki” (m.p.)

TOP 5. I dischi (di ieri e di oggi) più ascoltati negli ultimi giorni

Chiara Vidonis “Tutto il resto non so dov’è”, Herbert Pagani “Megalopolis”, Tiziana Simona & Kenny Wheeler “Gigolò”, Todo Modo “Todo Modo”, Stefano Rosso “Una storia disonesta” (Massimo Pirotta)

Marlene Kuntz “Lunga attesa”, Nada “L’amore devi seguirlo”, Perturbazione “Le storie che ci raccontiamo”, Ivano Fossati “Discanto”, Andrea Mirò “Elettra e Calliope” (Fabio Pozzi)

 


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