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Il Lungo Addio

BandAutori 23. In questo numero spazio alle descrizioni del Sud America con i Carretera Sur e della Romagna con Il Lungo Addio. Per "Libri che suonano" l'ascesa dei Righeira.

Carretera Sur “Sendas de libertad” (Torrevado)

I Carretera Sur sono un duo proveniente dall’hinterland milanese. Il loro debutto è un album che viaggia tra le pagine del songbook latino-americano. Non un disco souvenir, ma il perseguire approcci autonomi ed estranei a mode. Ornella Vinci alla voce e Walter Marocchi alle prese con le chitarre puntano tutto su antecedenti e meticolosi lavori di ricerca. E sembrano voler tramandare il gusto per la sospensione. Tra lune piene, neo-hippies con le teste ciondolanti, eleganti danzatrici di bolero. Forma e sostanza. Atmosfere, articolazioni e cercare/trovare un filo conduttore. In genere, un album di cover lascia il tempo che trova. Qui è diverso. “Sendas de libertad” si discosta. Un’oculata scelta delle canzoni da proporre, un’ammirevole attenzione ai dettagli vocali e agli arrangiamenti essenziali quanto efficaci. Alterazioni del già o del non già sentito. L’esistito e l’esistente. La glorificazione di ciò che soprattutto è sentimento. L’avere a che fare con il sapore antropologico. Popoli atzechi, maya, alture tibetane e… “ “Territori di frontiera, linee che si dissolvono come in un fiume che scioglie le emozioni. Acqua che disseta, terre di luce in cui l’anima delle cose muta forma ad ogni incontro. Luce che illumina la magia e la lotta”. Anche da queste note di copertina filtra il perché una loro recente esibizione al “Festival Internazionale di Poesia” presso il Museo delle Culture di Milano (MUDEC) ha saputo scaldare i cuori dei presenti. Nel disco ci si prende per mano con compositori e musicisti come Lila Downs (Messico), Fito Paez (Argentina), Daniel Viglietti (Uruguay), Victor Jara (Cile), Vinicius De Moraes e Antonio Carlo Jobim (Brasile) e altri ancora. “Realtà capovolte che incontrano impulsi di dignità. Nostalgia che dà vita allo spirito. Il profumo della notte che accompagna i nostri piedi scalzi. Sui sentieri della libertà”. Etica viandante, senso di messa a nudo di partiture, concept, il senso più profondo della parola cantata. Tra i brani:  “La Linea” profilo serioso ed elasticità di fondo, “La Celestina” invito (vamos) a confrontarsi con mondi distopici, “Te recuerdo Amanda” che è sempre brivido continuo, “Agua de beber” girare armonico, bossa’n’jazz, vocalese. Perfettamente idonee ad un lavoro di sintesi avvolgente ed evocativo. Voto: 7,5 (Massimo Pirotta)

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Il Lungo Addio “Fuori Stagione” (Old Bicyle Records/Piadina Records/Wallace Records)

Negli ultimi anni sono stati molti gli artisti che hanno tentato di descrivere ciò che rimane del grande sogno della Riviera Romagnola, ad esempio Mr. Brace e i Fitness Pump in ambito indie oppure il revival del liscio di cui abbiamo già parlato in questa rubrica nel numero 14. Tra questi c’è anche Fabrizio Testa, che nelle canzoni del suo progetto solista Il Lungo Addio racconta la Romagna meno da cartolina, quella de “Le sei del mattino”, delle discoteche ormai chiuse, delle spiagge senza bagnanti, dei Vitelloni di oggi. “Fuori Stagione” (titolo che dice già tutto) è il secondo disco ufficiale dopo “Pinarella Blues” (idem) del 2014 e rappresenta un passo in avanti stilistico rispetto al precedente, verso una maggior compenetrazione tra significato e significante. Il lo-fi del primo disco viene sostituito da suoni più curati e puliti, come a dare alle canzoni, tutte figlie di un enorme talento melodico e lirico, una patina di nostalgia (vedi “Il dancing” o “In tre su una uno”) e di normalità dietro cui nascondere una realtà piena di angoli oscuri. Nel disco si affrontano infatti anche temi scabrosi, esempi della doppia faccia della provincia romagnola e probabilmente dell’intera nazione: nella già citata “In tre su una uno” si parla della banda della Uno bianca, mentre “Residence” racconta l’ingloriosa fine di Marco Pantani, citando anche la biglia sull’autostrada già cantata da Giorgio Canali. In venti minuti, questa la durata di “Fuori Stagione”, Fabrizio Testa riesce dunque a descrivere un mondo da più punti di vista, dando all’ascoltatore un senso di completezza e al tempo stesso la voglia di sentire altre canzoni. Talento vero. Voto: 8.5 (Fabio Pozzi)

TOP 5. I dischi, di ieri e di oggi, più ascoltati negli ultimi giorni

James Senese Napoli Centrale “O sanghe”, Banco del Mutuo Soccorso “Darwin”, Mau Mau “8000 km.”, Juri Camisasca “La finestra dentro”, Mauro Pagani “Passa la bellezza” (Massimo Pirotta)

Marta Sui Tubi “LoStileOstile”, Lorenzo Fragiacomo “Vidám Dalokat”, Viridanse “Viridanse”, Petrina “Be Blind”, Virginiana Miller “Gelaterie Sconsacrate” (Fabio Pozzi)

 

Novità discografiche, ristampe, prossime pubblicazioni

Agorà Feat. Patrizio Fariselli “Bombook”, Annalisa “Se avessi un cuore”, Andrea Lelli “Pindaricamente”, Cani dei Portici “Due”, Elodie “Un’altra vita”, Gemitaiz “L’unico compromesso”, Gianni Nocenzi “Miniature”, I Camillas “Tennid D Amor”, J. Ax “J. Ax & Friends”, Luca Bizzozzero “Pleyel & Vanhal”, Max Ionata “Rewind”, Max Pezzali “Astronave Max (New Mission 2016)”, Max Trabucco “Racconti di una notte”, Ministri “Cultura generale” (LP), Nosenzo “Io vengo dal Sud”, Paolo Simoni “Noi siamo la scelta”, Novembre “Materia”, Ronin “I See Them”, Salis “Dopo il buio la luce” (LP), Subsonica “The Platinum Collection” (3cd box set), Superio “La conquista del Vietnam” (m.p.)

 

Libri che “suonano” (un estratto)

Stefano Righi (Johnson Righeira) – Noi, ragazzi da spiaggia ?! “La storia di “Vamos a la playa” comincia all’inizio del 1982, in una cantina di Torino, dove suonando sulla tastiera mi viene quel giro musicale che resta tuttora la migliore idea della mia vita artistica: roba da chi l’avrebbe mai detto. Io venivo dall’ambiente punk e dintorni della mia città: eravamo entrati in contatto con i fratelli La Bionda che in primo momento non pensarono a noi per un disco, ma piuttosto a un destino da conduttori tv, come personaggi insomma, più che come musicisti. Realizzammo un po’ di provini, anche perché in ottobre saremmo partiti per il servizio militare e dunque con un anno di stop davanti si pensò fosse meglio mettere in cantiere un disco, che esce nell’aprile 1983: è “Vamos a la playa”, circondato da ottimismo, anche se nessuno avrebbe immaginato cosa stava per succedere. E in fondo non ci siamo mai resi bene conto, l’esplosione di partenza ce la siamo persa in quanto sotto naja, e poi il salto dall’underground al nazionalpopolare è stato molto brusco. Una stima di quante copie abbiamo venduto non è mai stata fatta con precisione: eravamo fermi a tre milioni, senza contare le centinaia di compilation, in Italia e all’estero, in cui siamo continuamente inseriti. In mezza Europa ci chiamano spesso per serate e tournèe, in Sudamerica periodicamente “Vamos a la playa” è rilanciata e sappiamo da amici dj che negli Stati Uniti in alcuni club di tendenza ci suonano ancora. Il ritorno degli anni Ottanta è cosa nota e nel 2001, per il ventennale del germe-Righeira è uscito un cd con sette versioni di “Vamos”, curate dai personaggi più bizzarri, da Montefiori Cocktail a Los Amigos Invisibles. Per il resto siamo in giro, in attesa di fare un disco nuovo. Naturalmente questa tempesta straordinaria su di noi ha proposto anche qualche contraddizione: la nostra direzione pop-melodico-elettronica ha portato ad altri pezzi, volutamente attraversati dall’ironia, ma in certi casi questi ingredienti si sono persi sotto la pressione di chi pretende di bissare il successo: muoversi con una scimmia sulle spalle non è semplice. Quelli andati più vicini alla mèta sono “L’estate sta finendo” e “No tiengo dinero”, ma come “Vamos” non ne nascono tutti i giorni”. (da “Legata a un granello di sabbia. Storie e amori, costume e società nelle canzoni italiane dell’estate” di Enzo Gentile, Melampo Editore, 2005)

 


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