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cosmo lultima festa

BandAutori 30. In questo numero due valide reinterpretazioni del pop elettronico anni 80: Lo Straniero e Cosmo. In "Libri che suonano" trattiamo le canzoni dell'estate.

Lo Straniero “Lo Straniero” (La Tempesta Dischi)

Fatto assodato: in Italia, la voglia di esprimersi in musica continua ad essere incessante. L’offerta supera la domanda, molto si confonde ma un mondo senza le quotidiane colonne sonore è impensabile. Scegliere di essere musicista nel nostro Paese non è certo un mestiere facile. Dovuto soprattutto al fatto che la maggioranza degli italiani ha ancora in testa che ciò è un divertimento e non un lavoro. Allora: chi ce la fa, chi abbandona, chi fa il doppio lavoro. E poi: talent, concorsi, “voglio tutto subito”, rodaggi che durano anni e sembrano non finire mai, il fai da te. In questo marasma si distinguono realtà che con caparbietà e coraggio battagliano per un “buttar fuori” semantico. La formazione piemontese de Lo Straniero , si muove con equilibrio tra onirico e reale, produce suoni che modificandosi si alimentano a vicenda, anche se qualche miglioramento negli arrangiamenti sarebbe utile. Siamo in zona Cesarini electro-pop. Fortemente indebitato con gli Anni 80, il “mantra” è più Bluvertigo che Subsonica ma quel che più preme è lo scenario (da loro sviluppato) che presta estrema attenzione alle liriche. Che vanno alla conquista e sono libere da sbiaditi protocolli. Nel 2014 la band è finalista al RockContest di Controradio (Firenze) dove si aggiudica il “Premio Ernesto de Pascale” per il miglior testo in italiano. Nel 2015 è tra le band più votate ed acclamate a “Sotto il cielo di Fred – Premio Buscaglione) ed ora, quello che più conta, una crescente attività live e un disco che getta le basi per un roseo futuro L’album è contemplativo e rabdomante, fruibile e profondo, scaltro nell’orientarsi tra sfere emozionali e in possesso di forme espressive interconnesse. “Consapevoli allucinazioni”, opplà. Undici trame in cui  emergono occhi in un cassetto, tagli col passato, vivere nel lusso sniffando gesso, cavalli di carta, braccia ribelli, sfoghi nevrotici, tecniche liberatorie, angeli con le ali di cristallo. Un immaginario di fulminanti sprazzi di luci e ombre,  volti che si specchiano e che alcune volte si riconoscono, altre no. E c’è pure una sorta di fisicità analogica-digitale. Terre comuni che la band modella con i propri anticorpi. Per non confondersi nel mucchio, convince il loro palinsesto. Più forme architettoniche. Segnaliamo:  “L’ultima primavera”  Depeche Mode Goes To Torino, “Lo straniero” sull’altare di un romanticismo in piena (arteria e non (s)vena), “Sotto le palme di Algeri” pratica mentale creaTTiva e ispirata da Camus e dal regista Gillo Pontecorvo. A fare centro è il propagarsi di insiemi. Si supera la prova della “lunga durata” e sin dalle prime battute il disco sorge come un dipinto  Voto: 7,5 (Massimo Pirotta)

 

 

Cosmo “L’ultima festa” (42 Records)

A differenza di  molti cantautori coevi Cosmo (vero nome Marco Jacopo Bianchi) non si va a porre in quella terra di mezzo tra indie e mainstream che sa tanto di paraculaggine, con la melodia giusta ma la chitarrina da spiaggia, col gioco di parole ammiccante ma non troppo impegnato e tutte le altre caratteristiche ormai note, ma sfonda senza problemi in terreno pop. Senza stare a chiedersi se fa bene, possiamo dire però che lo fa bene: le 8 canzoni che compongono “L’ultima festa”, il suo secondo disco dopo “Disordine” del 2013 e l’esperienza con i Drink To Me, sono infatti praticamente perfette, memori del miglior pop elettronico anni 80 (e anche un po’ anni 90), con gli arrangiamenti calibrati al millimetro e testi poetici abbastanza generalisti, sull’amore, il tempo che passa, la vita, senza particolari riferimenti all’attualità (tranne che in “Cazzate”) e per questo in grado di colpire praticamente chiunque e probabilmente di restare valide a lungo, anche quando sperabilmente questo periodo di crisi e precariato finirà o si trasformerà in un’altra crisi. Niente interpretazioni marxiste per questo disco dunque, ma solo apprezzamento per belle canzoni, che potrebbero essere state scritte dagli ABC, dai migliori Human League o da gente come CHVRCHES per restare ai giorni nostri. Meritano in particolare “L’ultima festa”, con qualcosa degli Ultravox che ballavano piangendo, “L’altro mondo”, che ripete ad libitum “non ci penso e corro da te”, e “Regata 70”, con uno spleen alla Luca Carboni. Il mio direttore non sarà d’accordo, però Voto: 8,5 (Fabio Pozzi)

 

 

TOP 5. I dischi, di ieri e di oggi, più ascoltati negli ultimi giorni

Gianni Nocenzi “Miniature”, Fabrizio Tavernelli “Fantacoscienza”, Ivano Fossati “La casa del serpente”, Kim Squad & The Dinah Shore Zeekapers “Young Bastards”, Le Stelle di Mario Schifano “Dedicato a…” (Massimo Pirotta)

Afterhours “Folfiri o Folfox”, Paolo Baldini “DubFiles At Song Embassy, Papine, Kingston 6”, James Senese Napoli Centrale “ ‘O Sanghe”, Almamegretta “EnnEnne”, Jesus Franco & The Drogas “Alien Peyote” (Fabio Pozzi)

 

Novità, ristampe, anticipazioni discografiche

Agnese Valle “Allenamento al buonumore”, Bellavista “Tarantella nel Castello di Putipù”, Carlo Baja Guarienti “Argo 1943”, Claudia Crabuzza “Come un soldat”, Claudio Valente “Cambiamori”, Cristiano Calcagnile “Multikulti Cherry On”, Coucou Sèlavy “Nequaquam Voodoo Wake”, Daniele Celona “Dalla guerra alla luna”, Diaframma “Live 09.04.2011”, “Passato presente”, “Niente di serio”, Elena Somarè “Incanto”, Fabrizio Consoli “10”, Giuseppe Finocchiaro “Prospectus”, La Malora “La malattia mentale è contagiosa”, La Serena “La Serena”, Le 3 Corde “Na?!”, Marco Cantini “Siamo noi quelli che aspettavamo”, Marco Ragni “Land Of Blue Echoes”, Marcondiro “Omo. L’evo-mediatico in forma-canzone”, Massimo Urbani Quartet “Live At Jazz Club La Mela”, Mattia Cigalini “Adamas”, Neripè & Guappecartò “Amay”, Nico Maraja “Astrautore”, Novanta “Hello We’re Not Enemies”, Roberto De Bastiani “Risvolti”, Riccardo Sinigaglia “Dimensions”, Saint Just “La casa del lago” (LP), Stefano Nosei & Andrea Maddalone “Livon’ James”, The Hangee V “Underwater Serenades”, Verano “Verano EP” (m.p.)

 

Libri che “suonano”

Le canzoni dell’estate. Esiste ancora una canzone per l’estate? L’interrogativo si ripresenta ogni anno puntuale con l’approssimarsi della bella stagione. Certo, molto è cambiato nella musica leggera: spazi, interpreti, industria, modalità di lancio. Con il progressivo declino del 45 giri anche la canzone concepita esclusivamente per il mercato estivo ha cominciato a perdere di significato. Lo stesso juke-box, medium fedele delle ore più liete, ha perso un po’ di smalto, consolidandosi come mito e non come dispensatore di musica. Oggi la diffusione non avviene tramite concorsi (la Rai ha cancellato da anni la gara e a S. Vincent è rimasta solo la passerella) – ma grazie alla radio in FM, gigantesco ripetitore per musica di tutti i gusti. Lo stesso Festivalbar, al di là dell’etichetta, sembra soltanto un contenitore, a basso costo e di scarso interesse per le rilevazioni Auditel sugli indici di ascolto televisivi, per assicurare musica alle reti Fininvest. Nel 1990 è tornato anche il Cantagiro, la terza grande manifestazione canora della “lunga estate degli anni Sessanta”, ma di balneare non ha più nulla. E non è detto che sia un male. Non abbiamo più “Abbronzatissima” di Edoardo Vianello bensì “Voglio andare al mare” di Vasco Rossi: a parità di melanina pare che le esigenze siano le stesse. Sono decisamente cambiati i costumi. Le “rotonde sul mare” diventano trasmissioni televisive e al loro posto arrivano “multipli” turistico-sportivo-spettacolari, le canzoni sembrano risentirne e nemmeno l’ultima innamorata infelice vorrebbe sentirsi “Legata ad un granello di sabbia” come enfatizzava Nico Fidenco, o all’interno della catatonica estate in città da “Azzurro” che Paolo Conte scrisse per Adriano Celentano. Si opta per “Kalimba de luna”, un luogo dello spirito suggerito da Tony Esposito, oppure per “People From Ibiza” di Sandy Marton, il quale invece auspica un rito socializzante e modaiolo. Se poi si cerca proprio un pizzico di misticismo c’è sempre “Summer On A Solitary Beach” di Franco Battiato. A dire il vero c’era stato chi negli anni Ottanta aveva preferito gettarsi a capofitto nel tema riproponendo con humour le istanze del periodo d’oro. Primi fra tutti i Righeira con il loro irresistibile inno “Vamos a la playa”, subito seguito da “L’estate sta finendo”. Un piacevolissimo fuoco fatuo. Oggi i due torinesi avrebbero lo stesso problema di Rocco Granata, che ha dovuto rendere “house” e fortemente campionata la sua celebre “Marina”. Ma ne è valsa la pena: è tornato al numero uno in hit parade. E domani? I problemi che investono le canzoni (e la discografia) dell’estate sono gli stessi che attanagliano artisti e operatori del settore durante tutte le altre stagioni dell’anno. Eppure, all’inizio di ogni estate si preferisce far finta di non capire. I giornali, inevitabilmente, continuano a parlare di crisi o di nuovo boom, dipendentemente dai casi. Ma l’estate è ancora importante per il rito socializzante della musica. Prima segnava il ritmo, oggi cattura per il gusto. Magari imponendo uno stile. Ma per poco. (Dario Salvatori, da “Il dizionario della canzone italiana” di autori vari, Armando Curcio Editore, 1990)

 


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