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Il nuovo libro di Claudia Ryan racconta la storia di una donna, ormai libera, intenta a rievocare quanto vissuto: è stata rapita ed è riuscita a scappare ai suoi aguzzini


Tanti racconti veri di donne, un avventuroso e indispensabile viaggio in Kurdistan, poi la parte più creativa: l’immedesimazione psicologica. Sono gli ingredienti del nuovo libro di Claudia Ryan, "Hana la Yazida. L’inferno è sulla Terra" (San Paolo Edizioni), primo non storico. Già autrice di altri volumi, tra cui Virginia, con cui ha esplorato la vita e i tormenti della Monaca di Monza, Ryan stavolta ha rinunciato a viaggiare nel tempo lasciandosi rapire da una storia contemporanea e intensa. Da tante storie, meglio dire, perché la protagonista del suo libro, Hana, è "portatice inventata" di molte vite reali. Le racchiude in sé in una combinazione creativa inedita che resta aderente alla cronaca e ben trasmette la sofferenza e i drammi che molte donne del Kurdistan stanno vivendo negli ultimi anni, all'ombra di altri paralleli, provenienti da altre terre e che più trovano visibilità nel nostro occidente. "Hana la Yazida. L’inferno è sulla Terra" racconta la storia di una donna, ormai libera, intenta a rievocare quanto vissuto: è stata rapita ed è riuscita a scappare ai suoi aguzzini. Ryan sceglie la peculiare figura di un’infermiera, per meglio penetrare verticalmente ma in modo originale, ciò che accade a una distanza relativamente ridotta dalla nostra Italia ma lontana anni luce dalle nostre coscienze. Dall'ospedale della città di Duhok, perso tutto quando è scappata da Sinjar il fatidico 3 agosto 2014, Hana chiede di poter lavorare all’ambulatorio del campo IDP di Khanke. È una donna ferma e coraggiosa che non vuole buttarsi alle spalle il passato chiudendolo in una scatola stagna per partire da capo come nulla fosse, no. Vuole continuare a restare in contatto con il dramma che ha toccato il suo popolo, e a farlo nel non scontato ruolo di esponente della nuova generazione di donne yazide. Donne che hanno studiato, che sono indipendenti, vestono jeans e maglietta senza nascondere le ferite interiori ancora da ricucire.

 

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Ospitata dalla libreria Il Libraccio di Monza, in via Vittorio Emanuele, l'autrice giovedì 7 luglio del 2016 ha presentato un'esperienza, più che un libro. Ha lasciato ai presenti la libertà e l'opportunità di leggere le sue pagine, mettendosi invece in gioco sul momento, come persona. Una di quelle serate, è stata, in cui si comprende l'importanza e la potenza dell'incontrare uno scrittore di persona invece che leggerne una intervista on line o studiarne il gesticolare nei video di youtube. Ricordi di viaggio, quello in Kurdistan, compiuto con il marito australiano, in cui "è stato importante prendere il taxi giusto, altrimenti chissà dove saremmo finiti". Un viaggio voluto, organizzato con cura e prudenza ma poi compiuto con pieno imagescoraggio non risparmiandosi di intercettare storie da cui poi "dovevo riprendermi, e impormi di vivere qualcosa di gioioso che mi desse l’energia per andare avanti". Accanto alle parole scorre una selezione di immagini fotografiche che catturano "i luoghi di Hana". Leggendo Hana la Yazida sapremo dove immaginare questa donna. Nel campo, nell'infermeria, nello sguardo delle donne reali di cui Claudia Ryan presenta alcuni scatti. C'é una giovane curda, una donna che ha visto uccidere marito e figlio dalla propria finestra, un'altra più anziana che si copre mezzo volto con un telo, rimasta senza denti dopo un pestaggio. Scritto soffrendo e vivendo, mescolando odori e dolori sperimentati e ascoltati dal vivo, questo romanzo si prospetta una esperienza intensa, diversa dal reportage ma non meno forte ed efficace nel riportare all'attenzione di noi tutti la storie di un Kurdistan che solo a ciclo affiora nei tg e nei giornali, incastonato in un nastro di drammi internazionali che a rotazione ci viene proposto. Poi, avanti il prossimo.

 


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