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La Leap Factory promette “Addio cantieri”: un processo industriale che permette di lasciare scegliere al committente caratteristiche micro e macro della casa, per poi consegnarglielo in pezzi da assemblare in modo piuttosto elementare.

Pensionati senza nulla da fare, per lo meno quelli abituati a trascorrere le giornate ad osservare i cantieri, perché stanno spuntando molte realtà che propongono case chiavi in mano, da progettare a tavolino e da “montare” pezzo per pezzo anche se non si è degli operai specializzati. Più che futuribile, è una prospettiva attuale, perché l’idea del dare vita a degli edifici che costituiscano una alternativa ai container, più ecosostenibile, pratica e trasportabile è già realtà e si può perfino scegliere a chi affidarsi.

Dall’Olanda, ad esempio, la società Fiction Factory propone una vera e propria casa fatta di cartone, la Wikkelhouse, componibile a blocchi e altamente personalizzabile, progettata per durare tra i 50 e i 100 anni. Le idee green e innovative, però, non arrivano solo dall’alto, dal Nord, o da fuori confine: nella vicina Torino ha sede infatti la PMI innovativa Leap Factory che in tutto il mondo è in grado di portare i suoi edifici a basso impatto ambientale, ad alta qualità, strutturati a seconda delle richieste del committente. Tutto si basa sul processo industriale che i due architetti founder di questa ex startup innovativa hanno individuato che permette loro di lasciare scegliere al committente caratteristiche micro e macro della casa o dell’edificio da realizzare, per poi consegnarglielo in pezzi da assemblare in modo piuttosto elementare.

 

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Stefano Testa e Luca Gentilcore, così si chiamano, hanno iniziato ad occuparsi di questo tipo di edifici quando il CAI di Torino ha chiesto loro di sistemare la “Capanna Gervasutti”, a 2835 m di altezza, sul ghiacciaio del Freboudze sotto la parete Est delle Grandes Jorasses nel Monte Bianco. La sfida ad alta quota li ha costretti a studiare come operare in ambienti estremi e ha gettato le basi per una prima linea di prodotti, oggi forse la più di nicchia, ma che certo ha caratterizzato Leap Factory rendendola riconoscibile sul mercato. Prima di arrivare alla casa montabile che rende inutili i cantieri, c’è stato il passaggio intermedio, quello degli edifici temporanei o permanenti, anche in ambiente urbano, è però con la recente LeapHome che Testa e Gentilcore stanno spingendo sull’acceleratore. Sognano di proporre le loro case “a meccano” in luoghi come l’Australia e il Nord America, dove c’è un ambiente più pronto a questo modo di costruire, e per “ambiente” si intende quello naturale e quello culturale, per non parlare di quello economico. Un po’ perché regno del Mobile, un po’ perché sede    anche dell’azienda che di questa casa ha curato gli arredi, un esemplare di LeapHome, modello Frame, è atterrato al Lissone nello spazio della Cleaf dando l’opportunità a tutti coloro che fin da piccoli sognavano la casetta di legno di varcare una villetta a due piani di legno e vedere che effetto fa. I più scettici, hanno potuto vedere quello che dal sito come spesso accade, sembra un po’ una magia o una favola, anche dopo la presa visione della casa, resta la voglia di vedere se davvero può essere montata pezzo per pezzo da personale non specializzato. Un conto è il mobiletto IKEA che molti ormai sanno mettere in piedi, un conto è una intera struttura di 130 mq con soppalco, bagni, impianti elettrici e di climatizzazione.

Il motto su cui punta Leap Factory, e che tra qualche anno vedremo se è uno slogan o una promessa mantenuta, è “addio cantieri”. Se con il metodo di progettazione a tavolino e montaggio semplice proposto si ottengono dei risultati soddisfacenti, infatti, le imprese di costruzione potrebbero trovarsi di fronte ad un nemico che contrappone alla loro forte tradizione, vantaggi come il tempo, l’ecosostenibilità e la semplicità.

 

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Il tempo perché nel giro di qualche mese, con i pezzi di casa atterrati nel luogo dove essa deve sorgere, non ci vuole molto ad assemblarli. L’ecosostenibilità perché, al di là dei materiali di qualità, il metodo “a meccano” evita l’apertura di cantieri spesso impattanti a livello ambientale e anche il via vai di mezzi dedicati. La semplicità perché una volta che ci si è “scervellati” sul progetto a tavolino, poi non ci dovrebbero essere imprevisti nella sua trasposizione in 3d e in scala abitabile.

Il mercato italiano, il territorio italiano, forse anche il modo di vedere le cose italiano, oggi chissà se è pronto a questa novità. “Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia non sa quel che trova”, e lo stesso può valere per la casa. Uno spostamento dal mattone al legno si è già avvertito negli scorsi anni: la FederlegnoArredo in un suo rapporto metteva in luce come il settore dell’edilizia fosse sceso di circa il 30% fra 2010 e 2014, mentre quello delle costruzioni in legno fosse nello stesso periodo cresciuto del 7,7%, generando nel 2014 un giro di affari di 658 milioni di euro. Dalla casa in legno a quella “montabile” è un passo, già, ma non scontato. Staremo a vedere, tutti noi, come pensionati affacciati ad un vivace cantiere.

Per altre informazioni: leapfactory.it

 

Gli autori di Vorrei
Marta Abbà
Author: Marta Abbà

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