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2013-9-27-freelance

Dossier. Ecologia dell'informazione. Di cosa parliamo quando parliamo dei giornalisti e dei free lance. Qualche riflessione e un'intervista a Silvia Bencivelli, autrice di “Cosa intendi per domenica?”.

In questa repubblica di precari e stagisti, in cui la parola pensionamento è desueta e omonima di "utopia", c'è un settore in cui la figura del professionista è una creatura caricaturale e ridicola. Il settore è quello dell'informazione, uno degli aspetti più importanti per la vitalità di una repubblica che voglia fregiarsi di questo nome e che invece è costantemente bistrattato e standardizzato verso il basso.

Se in un altro articolo di questo dossier abbiamo parlato della tendenza a usare su giornali, riviste e siti di informazione delle "stupide stronzate" per attirare l'attenzione del pubblico, in questo parliamo di chi scrive quelle stupide stronzate. Dei giornalisti. Una categoria che possiede un suo ordine nazionale nato durante il fascismo. Un mestiere tra i più vecchi del mondo, facili ironie a parte.

9788863806236 morti di famaA parlare con chi lavora, la sensazione che si ha è quella di muoversi in una giungla. E non soltanto perché il mondo del giornalismo è cambiato con internet, che ha semplicemente rimarcato alcune problematiche. Al momento, c'è un enorme proliferazione di sedicenti giornalisti, che scrivono sul web e non, formata da blogger, esperti, intellettuali, addetti ai lavori e operatori del settore. Del resto, anche i giornalisti hanno i loro blog, mica solo i blogger fanno i giornalisti. Il problema è che ingrassare le fila di chi fa informazione, o fa approfondimento, non si aumenta automaticamente la qualità. Ognuno cerca di conquistare la propria fetta di autorevolezza e fama in modi diversi – al riguardo, segnalo "Morti di fama" il libro appena pubblicato dalla giornalista/blogger Loredana Lipperini insieme a Giovanni Arduino, nato dal tumblr - e autenticità e autorevolezza non sono proprio i principi ispiratori di chi vuole, soprattutto, visibilità, mentre sono i principi di chi, invece, questo mestiere lo pratica (o dice di volerlo praticare). Alla competizione sfrenata che questa situazione provoca si aggiunge poi la crisi dei giornali, il calo del numero dei lettori, la chiusura delle testate e la totale deregulation nell'ambito del mercato del lavoro. Un insieme poco salubre che ha come diretta conseguenza quella di innescare un gioco al ribasso tra "colleghi", sia dei compensi che della qualità.

Silvia Bencivelli, (qui il suo blog), giornalista nel campo medico-scientifico, ha pubblicato  "Cosa intendi con domenica?", sorta di non-denuncia del suo stile di vita da perfetta free lance. Non denuncia, perché, come si intuisce dalle risposte che ci ha dato, non si vive poi malissimo in questo modo/mondo. Soltanto, non è facile e non è tutto chiaro o normale.

Sei una free lance. Pensavi che "da grande" avresti fatto questo mestiere?
No. da grande volevo fare la scienziata. Mi sono laureata in medicina, ma poi non ho trovato la mia strada. Ho trovato invece un master in comunicazione della scienza che mi ha dato da subito l'opportunità di continuare a studiare e di inventarmi un mestiere fatto di studio. Oggi mi pagano per leggere, scrivere, imparare. È bello, no? Quanto all'essere freelance: oggi, per quelli della mia età in questo paese, non è una scelta, un'alternativa rispetto al farsi assumere. Perché difficilmente (se non mai) si viene assunti. Oggi questo mestiere si fa così.

Quanto credi che influisca negativamente sulla qualità della vita dei free lance l'essere spesso sottopagati?
Il problema è che influisce un po' sulla libertà e sull'autonomia del giornalista. Cioè: io non so se a essere pagati tanto ci si mantenga davvero onesti e integerrimi, però a essere pagati poco il rischio di doversi trovare più fonti di entrate, e a volte in competizione tra loro, c'è. Del resto uno del proprio lavoro ci deve vivere. Se mi paghi due lire per un articolo, può succedere che al secondo o terzo io cerchi di scriverlo facendo meno fatica possibile, o una fatica ragionevole per il compenso che il lavoro mi porta. Quindi meno verifiche, meno controlli, interviste semplici, magari piccoli conflitti di interesse... io cerco di fare sempre bene il mio mestiere, ma per farlo bene bisogna anche difenderlo. Quindi, prima di tutto, mantenerlo un mestiere e non farlo diventare un hobby.

Se mi paghi due lire per un articolo, può succedere che al secondo o terzo io cerchi di scriverlo facendo meno fatica possibile

Secondo te è vero che questo nuovo modo di essere professionisti dell'informazione ha abbassato (sta abbassando o la abbasserà) la qualità in generale?
Non è un problema intrinseco alla forma di lavoro. è che se in un libero mercato non girano soldi il libero mercato muore. Oppure perde di qualità. Non sono un'economista, ma dal mio osservatorio vedo che i colleghi che accettano di essere pagati poco stanno fissando a poco il prezzo delle nostre prestazioni. E quindi (alla lunga, ma nemmeno troppo) anche il loro valore.

Ma in fondo tu ti senti una giornalista?
Il modo di fare questo lavoro è molto cambiato e cambia in fretta. I miei colleghi mi chiamano così e questo riconoscimento reciproco mi basta. poi però io faccio anche mille altre cose per le quali un nome non c'è.

Ti sentiresti di consigliare la tua vita a qualcuno che vuole lavorare in questo mondo?
Oggi è più dura di quando ho cominciato io. Ma è un bel lavoro, davvero. Non so quanti spazi ci siano per cominciare: credo che oggi ci voglia davvero un bel coraggio (e temo che ci voglia anche un bell'aiuto familiare, cosa che per me scredita di molto l'intera professione).

20130927-Silvia-BencivelliQual è stata l'esperienza più assurda che hai vissuto finora per colpa del tuo mestiere?
Per colpa?! ho avuto tante bellissime opportunità, grazie al mio mestiere. Ma un'esperienza assurda la sto vivendo in questi giorni: ho scritto un pezzo, innocuo e non particolarmente originale, sulla teoria per cui gli aerei rilascerebbero scie chimiche per avvelenare l'umanità (!) e sono stata bersagliata da decine di mail di insulti e minacce. E la cosa sta continuando: ricevo mail dubitabonde di gente insicura ma anche mail aggressive come se avessi toccato una vera religione. Sono dieci anni che mi occupo di scienza e ho scritto di tanti argomenti controversi e delicati: non mi aspettavo di ricevere minacce di morte per una teoria così strampalata.

Forse noi, a differenza dei nostri nonni, dobbiamo saper leggere, prima di saper scrivere.

Qual è la più grande differenza rispetto ai giornalisti vecchio stile?
Tra noi e quelli di cinquant'anni fa? beh: internet. Adesso chiunque pensa di poter diffondere o trovare notizie in rete e che questa sia libertà. Anche a me internet piace da matti, ma facciamo attenzione: si trovano anche un sacco di bufale, oltre a un sacco di strumenti meravigliosi. Forse noi, a differenza dei nostri nonni, dobbiamo saper leggere, prima di saper scrivere.

Non ti fa paura aver perso il senso della parola "domenica"? A lungo andare, intendo...
Ognuno ha una sua domenica e non è che io sia incapace di prendermi i miei momenti di relax. Sono meno numerosi, meno riposanti, meno comodi di quelli di altre professioni (o di altre età!) ma soprattutto sono meno convenzionali. In fondo, io ci vedo anche una grande libertà.