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Il governo Monti accompagni con piani di settore il suo "Cresci Italia", perché in Lombardia Pdl e Lega se ne lavano “pilatescamente” le mani.

 

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a Fondazione Distretto Green and High Tech Monza Brianza è stata forse l'unica politica mirata a favore dello sviluppo industriale delle aziende di Hi-Tech del vimercatese messa in campo qualche anno fa dalla provincia di Milano. Questa è la sua mission: Assicurare la stabile competitività del tessuto industriale High Tech della Brianza, valorizzando e promuovendo l’attrattività del territorio, facendo emergere le sinergie tra Apparato Produttivo e Istituzioni e tra PMI e Multinazionali.

Ma dalla sua istituzione avvenuta nel 2009 non è seguito il risultato auspicato, qui si può leggere un documento della Cgil Brianza ; nel frattempo è avvenuto lo scorporo della provincia di Monza e Brianza e un seguente riassetto amministravo e politico: entrambe le amministrazioni sono passate alle guida dell'alleanza Pdl-Lega. Per cercare capire cosa non ha funzionato abbiamo intervistato Bruno Casati, ex assessore alle politiche per il lavoro della provincia di Milano nonché ideatore del progetto

 

Bruno, l'esistenza del Distretto che aveva fatto ben sperare per il futuro dell'Higt-Tech sembra non dare risultati, che cosa manca alla Fondazione per funzionare adeguatamente?

La Regione Lombardia, pensa e dichiara che le Istituzioni debbano farsi da parte in materia di politica industriale, e lasciar fare al mercato.

È venuta clamorosamente a mancare la politica. I lavoratori sono stati abbandonati. Che la crisi fosse così aggressiva assediando il Vimercatese delle eccellenze era da aspettarselo. Del resto, già nel 2007, dopo la fusione tra i francesi di Alcatel e gli americani di Lucent – con l’intervenuto declassamento dei centri di ricerca italiani a livello di Australia, Russia, Polonia, Slovacchia e Romania –, il processo di snellimento di Vimercate (allora Alcatel occupava 1.500 persone) era annunciato. Il polo tecnologico tentava in quel momento di porre rimedio, di tamponare aggregando ma, dal 2009, il polo è stato abbandonato dalla subentrata Provincia di Monza-Brianza che, esattamente come la Regione Lombardia, pensa e dichiara che le Istituzioni debbano farsi da parte in materia di politica industriale, e lasciar fare al mercato. E i mercanti, che sono i protagonisti del mercato, hanno campo libero. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti.

 

Nel Vimercatese c’era, e formalmente c’è ancora, un polo tecnologico: le imprese se ne vanno per propria scelta incontrastata perché la politica si è fatta da parte.

A parte il sindaco di Vimercate la politica è dunque clamorosamente mancata, eppure la vicenda Alcatel ha una rilevanza importante per il territorio: cosa possono fare gli enti istituzionali la provincia e la regione per aiutare la soluzione dei problemi?

Cosa dovrebbero fare le Istituzioni? Dovrebbero esserci sui problemi del loro territorio e, quindi – il Comune (che ci prova), la Provincia e la Regione (non pervenuti) – dovrebbero non dare per scontato che la legge dell’impresa è universale, ma incalzare, proporre, vedere le alternative. Missione impossibile? Lo è se non ci si prova. Se si prova – ABB di Legnano o Celestica che andava a Brno – qualche risultato si trova. Nel Vimercatese c’era, e formalmente c’è ancora, un polo tecnologico: le imprese se ne vanno per propria scelta incontrastata perché la politica si è fatta da parte.

 

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Tre giorni di sciopero Alcatel Lucent: sit-in alle Torri Bianche di Vimercate



"AAA Imprenditore italiano cercasi, azienda leader nel settore delle telecomunicazioni cerca un imprenditore capace e serio, in cambio si offre forte motivazione, grande serietà e tanto impegno. Firmato: i lavoratori di Alcatel-Lucent" E' il finale ironico fatto da un lavoratore in una lettera aperta pubblicata sulla stampa locale. Eloquente è la sfiducia verso il management. Si tratta solo di una mancanza di serietà gestionale?

Il ministro Passera alzi la voce con le multinazionali e non solo con i metalmeccanici.

L’appello dei lavoratori non è ironico ma è disperato. Ma bisogna tutti farsene carico. Alla famosa INNSE di Lambrate si è risolto il problema perché Istituzioni e Sindacato hanno trovato loro l’imprenditore. Con le multinazionali è più complesso perché oggi esse rispondono alla crisi ricomponendo filiere di qualità a casa loro e considerando – Francia e Germania in particolare – l’Italia come una propria colonia. Il generoso sindaco Brambilla può poco se già la Provincia e la Regione si lavano “pilatescamente” le mani, non può nulla se poi questo governo Monti non accompagna con piani di settore, a partire da quello delle telecomunicazioni, il suo “cresci Italia”. Il ministro Passera alzi la voce con le multinazionali e non solo con i metalmeccanici. Il polo tecnologico era una bella idea nata dal basso ma può essere azzerato dal silenzio che scende dall’alto.

 

Se attuato così come prospettato il dimensionamento di Alcatel può influire in modo decisivo anche sul complesso del polo vimercatese, oppure ci sono speranze di sopravvivenza? Che scenario si può ipotizzare dal punto di vista delle politiche a favore dell'industria nei prossimi anni?

Se si ridimensiona Alcatel, se si porta al capolinea la crisi SEM-BAMES, il polo tecnologico è scosso nelle fondamenta. Resta solo STM che, con qualche scricchiolio, funzionerebbe anche senza il polo. Ma senza il polo è la Brianza del lavoro che perde qualità e occupazione, grazie alla Lega e al PdL.

 

Crisi in Brianza, Alcatel Lucent, il lavoro prende il volo verso gli Usa

 

 

Gli autori di Vorrei
Pino Timpani
Author: Pino TimpaniWebsite: http://blog.libero.it/PinoTimpani/

"Scrivere non ha niente a che vedere con significare, ma con misurare territori, cartografare contrade a venire." (Gilles Deleuze & Felix Guattari: Rizoma, Mille piani - 1980)
Pur essendo nato in Calabria, fui trapiantato a Monza nel 1968 e qui brianzolato nel corso di molti anni. Sono impegnato in politica e nell'associazionismo ambientalista brianzolo, presidente dell'Associazione per i Parchi del Vimercatese. Ho lavorato dal 1979 fino al 2014 alla Delchi di Villasanta, industria manifatturiera fondata nel 1908 e acquistata dalla multinazionale Carrier nel 1984 (Orwell qui non c'entra nulla). Nell'adolescenza, in gioventù e poi nell'età adulta, sono stato appassionato cultore della letteratura di Italo Calvino e di James Ballard.

digilander.libero.it/pinotimpani/

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