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La terza tappa del viaggio nella crisi produttiva brianzola raggiunge l'Alcatel di Vimercate dove sono stati annunciati 490 esuberi

 

 Il Lavoro rubato


Dopo avere narrato la crisi dell'industria manifatturiera di prestigio come la Carrier e la produzione alimentare della Star eccoci arrivati nel cuore Higt-Tech del Vimercatese, quel lavoro di alta qualità tecnologica che aveva trovato nel nord-est Milanese l'habitat più favorevole per il suo insediamento e proliferazione già a partire dagli anni '50 e '60: nei prossimi servizi tratteremo delle altre grandi aziende del settore, Ibm e St, che ne hanno segnato la storia.

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Presidio davanti ai cancelli di Alcatel Lucent Vimercate


La grande assente nel processo: la politica

Mentre alcuni partiti come la Lega Nord si sono prodigati ad aumentare l'allarmismo mediatico sui problemi legati all'imigrazione, fomentando la paura della sicurezza e del furto del posto di lavoro da parte di orde di immigrati, a Vimercate avviene un triste riseveglio: ad essere rubato non è il lavoro dequalificato come la manovalanza edilizia o le imprese di pulizia, bensì il lavoro di altà qualità dove sono impegnati fior di laureati e i migliori cervelli nostrani, quelli che possono garantire lo sviluppo e la capacità competitiva del futuro nei mercati internazionali.

La politica è rimasta a giocare con i respingimenti nelle spiagge di Lampedusa: governo, regione, provincia gli enti preposti a facilitare e progettare le politiche industriali non hanno fatto altro all'infuori di proclami televisivi. Così le aziende sono rimaste in balia degli eventi e delle politiche messe in atto dagli altri paesi del mondo per attrarre gli investimenti e accaparrarsi i progetti e l'innovazione tecnologica. Unica azione degna di nota è stata l'istituzione Fondazione Distretto Green and High Tech Monza Brianza, nata qualche anno fa su un progetto ideato della passata amministrazione provinciale di Milano guidata da Filippo Penati e strenuamente voluta dall'ex assessore Bruno Casati, di cui pubblichiamo a parte un'intervista.

 

Alcatel-Lucent vuole spostare le attività italiane negli Usa

Alcatel Lucent è da anni leader mondiale in un mercato in crescita per supportare la crescente richiesta di traffico internet, video e dati. In Italia conta 2000 lavoratori dei quali 800 ricercatori ed è il più grande presidio tecnologico nel settore delle telecominicazioni, oltre ad essere l’unica azienda di Tlc ad avere l’intera catena del valore, dove si svolgono attività che vanno dalla progettazione hardware, software e di circuiti integrati per reti fotoniche di nuova generazione, alla produzione e alla vendita.

I prodotti sviluppati e gestiti in Italia, venduti a tutti i più grandi operatori di telecomunicazioni, contribuiscono con 470 milioni di euro pari al 37% del fatturato complessivo della divisione Optics a livello mondiale, con un margine del 39% largamente superiore a quello dell'intera divisione.

Nel corso del 2011 ben 15 dei 34 brevetti complessivi depositati dalla divisione Optics di Alcatel Lucent sono stati ottenuti in Italia e a Vimercate. Nonostate il buono stato di salute il 24 Gennaio Alcatel Lucent ha annunciato presso il Ministero dello sviluppo economico un piano di riorganizzazione che prevede 700 esuberi nel nostro paese: 490 personale Alcatel Lucent (25% dell’intera forza lavoro) 200 lavoratori somministrati (tutti nello stabilimento di Trieste) 360 ricercatori (45% della Ricerca e Sviluppo).

Il piano annunciato è l'evidente disimpegno della multinazionale in Italia e segue di poco le dismissioni dei siti di Bari e di Genova. In Italia ci sono competenze, proprietà intellettuali e lunghissima esperienza per sviluppare prodotti strategici ed innovativi: tutto questo viene rubato e portato negli Stati Uniti e in Canada per scelta strategica della società multinazionale, nonostante in questi paesi vi siano condizioni di costo del lavoro meno favorevoli.

 

 

Milena: i sentimenti che proviamo principalmente sono quelli della tristezza.

L'agghiacciante strategia di dismissioni non colpisce solo la Ricerca e Sviluppo ma anche le attività commerciali, di supporto, amministrative e finanziarie che in Italia stanno già pagando duramente con la cassa integrazione e la riduzione di salario. Negli ultimi anni anche l’apparato produttivo della multinazionale in Europa ha subito delocalizzazioni ed esternalizzazioni, determinando la perdita di centinaia di posti di lavoro.

Il nuovo piano di tagli vede la messa in discussione anche di Trieste, ultimo stabilimento produttivo Alu in Italia con il taglio annunciato di 200 lavoratori. Le attività gestionali e amministrative saranno oggetto di ulteriori delocalizzazioni.

 

 

Sergio: dopo quattro anni di precario Alcatel ero appena diventato effettivo a dicembre.

La reazione dei lavoratori: save Alcatel-Lucent Italy

 

Le lavoratrici ed i lavoratori di Alcatel Lucent hanno messo in atto una serie di manifestazioni e scioperi, culminati negli scorsi giorni con il blocco stradale della Tagenziale Est Milano e presidi davanti alle aziende e nel centro cittadino di Vimercate per spiegare le loro ragioni e lanciare un appello al governo, al Ministro dello Sviluppo Economico Passera, alle istituzioni regionali, provinciali e comunali, alle forze politiche, alle istituzioni accademiche e scientifiche ed alla società civile: si chiede impegno a definire una politica industriale per rimettere in moto le attività in un settore strategico fondamentale, per difendere la presenza di Alcatel in Itaila in modo che essa continui ad essere officina di innovazione tecnologica e occupazionale, motore di sviluppo per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro.

 

 

 

Matteo: tutte le belle speranze di noi giovani sono infrante dalle notizie ricevute dall'azienda.

 

 

Sito della Rappresentanza Sindacale Unitaria Alcatel-Lucent

 


Luigi: siamo l'ultima realtà italiana che verrà trapiantata in America.

 

 

 


La storia

La fabbrica degli imprenditori
Dalla Telettra ad Alcatel Lucent

Il docente di economia Enzo Pontarollo dell'Università Cattolica di Milano è autore di una ricerca che ha individuato in Telettra, impresa protagonista dello sviluppo delle telecomunicazioni italiane dal secondo dopoguerra alla fine degli anni’80, un singolare caso di incubatrice imprenditoriale. Nel volume vengono analizzati il patrimonio di aziende e di imprenditori da essa germinato come indicatore delle dinamiche imprenditoriali: durante i vari passaggi di proprietà che la Telettra ha attraversato si è verificato un rilevante numero di abbandoni da parte di tecnici e manager che hanno successivamente avviato attività in proprio. Il dipendente diventa imprenditore. Pontarollo ne è convinto: il modello Telettra è un’esperienza ripetibile.

Fondata a Milano nel 1946 dall'ingegner Virgilio Floriani, con circa 7 milioni di lire di risparmi familiari e con una decina di collaboratori, la Telettra raggiunge con gli anni una ragguardevole dimensione nazionale ed internazionale, con circa 10.000 dipendenti totali e con all'attivo numerosi brevetti ed invenzioni nel settore delle telecomunicazioni. Domina la scena internazionale negli anni '70 ed '80 con i suoi famosi sistemi trasmessivi in rame, radio e fibra ottica. Ancora adesso a distanza di anni nelle centrali di telecomunicazioni di tutto il mondo si possonno trovare in servizio appararati Telettra indistruttibili e perfettamente funzionanti.

 

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Milano, il primo sito dell'azienda: 1946, la rinascita dalle macerie del dopoguerra 

 

Nel 1957 Telettra fonda, insieme a Olivetti, la Società Generale Semiconduttori (SGS), divenuta una autonoma ed importante società italiana di sviluppo di dispositivi elettronici. Nel 1968 la SGS viene venduta all'IRI e dopo alcuni anni si fonde con l'impresa di semiconduttori francese Thomson Semiconducteurs, formando la SGS Thomson, l'attuale STMicroelectronics.

La sede principale di Telettra viene spostata nel 1960 a Vimercate, ma molteplici sono le sedi produttive e di sviluppo in Italia (Gorgonzola, Trieste, Rieti, Chieti, Aicurzio, Concorezzo, S.Giovanni in Persiceto, Roma, Bari) ed internazionali (tra cui in Spagna, Norvegia, Messico, Brasile, Argentina).

L'azienda si specializza nelle ricerche, progettazione e vendita di apparati di telecomunicazione all'avanguardia, ponti-radio, rice-trasmettitori e tutto quanto serve allla Sip, concessionaria telefonica di allora. Pur essendo un'azienda florida non potendosi permettere ulteriori fondi finalizzati alla ricerca si lascia acquisire nel 1976 dalla Fiat. L'azienda inizia a progettare e costruire i primi apparati, i piu' avanzati nel mondo, per trasmettere fonia e dati sui cavi telefonici in rame. Agli inizi degli anni '80 la Fiat, proprietaria della Telettra, blocca l'ulteriore sviluppo per velocità più alte e vende il brevetto all'AT&T a un prezzo molto basso. Delle velocità su cavo in rame oltre i 64 kb in Italia scompare ogni traccia fino al 1987 quando la Stet, prorietaria della Sip, poi divenuta Telecom Italia, compra dall'AT&T un brevetto che permette di trasmettere dati su cavi in rame alla fantastica velocità per quei tempi di 256kb/s, senza peraltro commercializzare le ricadute produttive del brevetto.

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La fabbrica di Vimercate negli anni '60

 

Negli anni '90 si profila la possibilità di realizzare il polo italiano del settore facendo confluire Telettra e Italtel in una nuova società chiamata Telit. Problemi di natura politica però impediscono la nascita di questa società e nel 1990 la Fiat decide infine la vendita della Telettra alla multinazionale francese Alcatel, che assorbe tutte le attività e di fatto cancella il marchio storico. Da notare che una storia di tangenti non pagate dagli Agnelli impedisce ad Italtel di incorporare Telettra per dare vita ad un gigante tecnologico tutto italiano.

Vari stabilimenti vengono chiusi o ridimensionati ed esternalizzati numerosi reparti produttivi: alcuni sono ceduti ad aziende appaltatrici create ad hoc per smaltire gli esuberi di operai e impiegati e successivamente sono ridiscussi al ribasso i contratti di appalto, causando di conseguenza le crisi occupazionali degli esternalizzati.

Nel 2006 Alcatel si unisce con Lucent creando il nuovo marchio Alcatel-Lucent e incorporando le attività ex-Telettra, largamente trasformate da 16 anni di evoluzione e di integrazione in Alcatel. Oggi la ex Telettra e' ancora la spina dorsale di Alcatel Lucent per le trasmissioni.

 

Gli autori di Vorrei
Pino Timpani
Author: Pino TimpaniWebsite: http://blog.libero.it/PinoTimpani/

"Scrivere non ha niente a che vedere con significare, ma con misurare territori, cartografare contrade a venire." (Gilles Deleuze & Felix Guattari: Rizoma, Mille piani - 1980)
Pur essendo nato in Calabria, fui trapiantato a Monza nel 1968 e qui brianzolato nel corso di molti anni. Sono impegnato in politica e nell'associazionismo ambientalista brianzolo, presidente dell'Associazione per i Parchi del Vimercatese. Ho lavorato dal 1979 fino al 2014 alla Delchi di Villasanta, industria manifatturiera fondata nel 1908 e acquistata dalla multinazionale Carrier nel 1984 (Orwell qui non c'entra nulla). Nell'adolescenza, in gioventù e poi nell'età adulta, sono stato appassionato cultore della letteratura di Italo Calvino e di James Ballard.

digilander.libero.it/pinotimpani/

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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