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La cosiddetta “crisi brianzola” merita qualche approfondimento. La crisi, innanzi tutto non riguarda l'intero territorio della provincia, ma è molto concentrata nell’area dell’ex Silicon Valley del Vimercatese, un’area che fino a pochi anni fa vedeva presenti i maggiori brand dell’informatica mondiale e che oggi conta migliaia di lavoratori a rischio o già in mobilità per via della riconversione e delocalizzazione produttiva di quelle aziende multinazionali.
Basta fare i conti dei posti di lavoro scomparsi negli ultimi mesi nelle aziende del settore metalmeccanico dell’area per rendersi conto che due terzi di questi sono lavoratori in uscita dal complesso IBM-Celestica. Si tratta di un migliaio di lavoratori sui quali da oltre un anno la Provincia di Milano sta tentando di costruire per decreto un distretto industriale ad hoc con risultati finora limitati agli annunci e ai programmi scritti sulla carta.
La vicenda è nota e non vale la pena di ripercorrerla se non per dire che l’approccio ideologico istituzionale che sta dietro al progetto di rilancio produttivo, tentato dalla Provincia di Milano con la creazione dall’alto di un comprensorio industriale virtuale, appare poco consistente e poco probabile.

Attualmente i circa 800 lavoratori ex Celestica che avrebbero dovuto venire assunti da Bames, da Digital Television e da Telit sono ancora a spasso, mentre del fantomatico “distretto” esiste solo la Fondazione con il suo bravo consiglio di amministrazione che non avendo né una sede né un telefono è di fatto inesistente. E la cosa non stupisce perché chi ha mai visto un distretto industriale nascere prime delle imprese che lo dovrebbero costituire?
I distretti nascono per fornire alle aziende attive in un’area specifica quei servizi che il territorio non possiede, per sostenerne la crescita e l’espansione, non per crearle dal nulla. Non a caso a Vimercate da un anno in qua le aziende chiudono al posto di nascere e questo dovrebbe far capire a tutti che la strada finora battuta dagli enti locali è un vicolo cieco.
Per fortuna che nell’area sono finalmente scesi in campo quelli che appaiono i veri attori del nuovo sviluppo basato sulla trasformazione e riqualificazione delle aree industriali dismesse: le società immobiliari. Il Parco Tecnologico che sta nascendo a Vimercate, nello storico comprensorio della ex Telettra, oggi Alcatel Lucent è infatti frutto di un’iniziativa immobiliare privata che senza la benedizione di nessun politico locale sta costruendo un nuovo quartiere destinato ad ospitare insediamenti produttivi, aziende, laboratori di ricerca, incubatori di imprese e servizi.
L’area di complessivi 16 ettari dopo essere stata ceduta dal colosso francese delle telecomunicazioni, è finita nel portafoglio di Segro, grande operatore britannico del real estate che ci costruirà sopra il suo nuovo “Energy Park”. Il nome è dovuto al fatto che i nuovi edifici saranno a basso impatto ambientale e ad alta efficienza energetica. Il master plan affidato all’architetto Paolo Garretti, che a Milano ha firmato la riqualificazione di Bodio Center, prevede la realizzazione di nove nuovi edifici ad uso laboratori, uffici, servizi e un parcheggio multipiano. A regime il Comune di Vimercate stima che qui lavoreranno, oltre ai 1.800 dipendenti Alcatel, almeno altre 600 persone. Qualcuno lo vada a spiegare all’assessore Casati che i nuovi posti di lavoro in Brianza non si creano mettendo attorno a un tavolo, il pur valente ingegner Pistorio e l’illustre rettore De Maio. Senza imprenditore non c’é impresa e senza impresa non c’é lavoro.

Dal blog di Carlo Arcari

 


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