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Dossier. Il consumo consapevole. L'Emporio del Mondo di Seregno. Etica sociale, cooperazione e controinformazione. Intervista a Lino Fraschetti, responsabile della cooperativa

In una cittadina di solida vocazione commerciale come Seregno, con centinaia di negozi (per poco più di 43.000 abitanti, ben 708 esercizi commerciali, secondo Il Cittadino MB, 8 marzo 2014), il commercio equo e solidale ha potuto aprirsi uno spazio significativo e garantirsi un radicamento solo grazie ad un’altra forte vocazione di una parte della sua popolazione: quella del solidarismo cattolico, rappresentato in particolare dalle ACLI. L’Emporio del Mondo è da 16 anni ormai una presenza familiare per chi vive a Seregno, sebbene la sua sede si sia spostata da quella iniziale di Via Umberto I° a quella un po’ meno centrale , ma più spaziosa, di Via Carlini. Il merito principale di questa sede attuale è quello di riunire in spazi attigui la bottega di commercio equo e solidale e le altre attività del Circolo e della Cooperativa ACLI locale, rendendo così ben visibile il vincolo che lega tra loro queste realtà e facilitandone la gestione.
Avevo incontrato Lino Fraschetti, il responsabile della Cooperativa, nei primi anni del 2000 quando l’Emporio del Mondo si era fatto promotore, insieme ad altre associazioni cittadine interessate alla diffusione di una cultura multietnica, ecosostenibile e solidaristica, di un bel Festival di arte, musica e letteratura dal Sud del Mondo, che aveva contribuito a lanciare l’ancor giovane iniziativa delle ACLI: una bella manifestazione culturale, l’Harambee Festival, una non comune esperienza di collaborazione fra associazioni, purtroppo tramontata inevitabilmente con la sconfitta della giunta di centro-sinistra che la sosteneva, condividendone gli obiettivi.
Ne è seguito un ripiegamento dal quale si sente il bisogno sempre più urgente di uscire per rilanciare la speranza che un altro mondo sia possibile, grazie anche ad una economia dove la produzione e il consumo non confliggano con le esigenze dell’ambiente e coi diritti dei lavoratori. Chiedo perciò a Fraschetti di parlarmi non solo del legame tra ACLI e Emporio del mondo ma anche, in genere, del funzionamento del commercio equo e solidale.

20140300 Bottega Seregno P1030655Come è nato l’Emporio del Mondo di Seregno? Quale rapporto ha con le ACLI?
A proporre i prodotti del commercio equo attraverso banchetti domenicali, furono inizialmente alcuni volontari legati al gruppo parrocchiale della Basilica Collegiata; per rendere stabile l’iniziativa, occorreva darle una struttura e una configurazione giuridica, che fu messa a disposizione dalle ACLI. Il circolo di Seregno, infatti, già dal dopoguerra gestiva in zona Stadio una cooperativa di consumo e delle iniziative di solidarietà internazionale, come l’insegnamento della falegnameria ai giovani a rischio di devianza e povertà promosso da Sandro Terragni in diversi paesi del mondo. La bottega di Seregno fa parte dell’Associazione Botteghe del Mondo.

Come funziona il Commercio Equo e Solidale? Chi avvia e mantiene rapporti diretti coi produttori? Chi stabilisce i prezzi? Come si concilia la logica commerciale con quella solidaristica?
I rapporti coi produttori sono tenuti da Centrali d’acquisto che contribuiscono all’avvio di progetti di produzione rispondenti a precisi criteri di ecosostenibilità e responsabilità sociale preacquistando i prodotti e corrispondendo così il necessario prefinanziamento. Le botteghe fanno gli ordinativi a queste centrali, che costituiscono così l’unico passaggio intermediario tra produzione e distribuzione. I prezzi vengono stabiliti sulla base di un listino internazionale controllato da Fair Trade International, che riunisce sia le associazioni degli importatori che quelle dei produttori, iscritti in un registro internazionale a cui si accede solo se si garantisce il rispetto dei criteri stabiliti. Da qualche anno, a questi progetti rivolti a promuovere uno sviluppo sostenibile nei paesi del Sud del mondo si è affiancata anche la distribuzione dei prodotti di legalità e di giustizia di cooperative italiane come Libera Terra, che produce sui terreni confiscati alle mafie, nonché i prodotti dell’economia carceraria, attraverso cui passa la riabilitazione dei detenuti, grazie a diverse e interessanti attività produttive: dal riciclaggio di tessuti per la produzione di borse e capi d’abbigliamento, all’erboristeria e cosmesi naturale. La nostra bottega, ad esempio, ha distribuito nel periodo natalizio le paste di mandorla all’arancia prodotte nel carcere di Siracusa. L’esigenza di prodotti etici va dalla certificazione cruel free dei cosmeticinon sperimentati su animali a quella del recentissimo e già introvabile Fairphone, lo smartphone etico 'conflict-free', esente dal coltan congolese, attorno al quale si gioca un sanguinoso conflitto: un prodotto che verrà distribuito dal CIS di Torino.

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Tutti questi valori aggiunti, eticità, ecosostenibilità, equità e giustizia, legalità, incidono giustamente e inevitabilmente sul prezzo dei prodotti. Gli acquirenti finali della “spesa solidale” devono non solo essere interessati a questi valori, ma anche poterseli permettere…
Certo: i consumatori sono diminuiti nel tempo anche perché una delle reti di commercio equo-solidale, la CTM Altromercato, ha deciso di rifornire anche la grande distribuzione, sebbene questa non garantisca un livello soddisfacente di responsabilità sociale. Questa scelta può avere un senso per la distribuzione di prodotti deperibili, ma finisce per danneggiare le piccole botteghe per la vendita di tutti gli altri prodotti: non solo perché è più facile renderli visibili dai banchi del supermercato, ma soprattutto perché, anche in violazione di accordi iniziali, le grandi catene abbattono i prezzi praticando una insostenibile concorrenza. Per resistere, alcune botteghe si consorziano tra loro, diventando centrali di distribuzione, magari per prodotti di nicchia, legati a progetti locali: ad esempio, offrendo uno sbocco ad imprese agricole che riconvertano i terreni al biologico col collegarle ad imprese artigiane che forniscono poi il prodotto finito alle botteghe, e realizzando in questo modo il controllo dell’intera filiera, che diventa un altro valore aggiunto. Così è avvenuto nel caso della Cooperativa IRIS, che in provincia di Cremona gestisce la produzione e la distribuzione di pasta biologica garantendo la certificazione etica e ambientale di tutti i passaggi produttivi.
Altre cooperative, come Equo Mercato di Cantù o Libero Mondo di Bra, sono cresciute fino a diventare esse stesse centrali d’acquisto e distribuzione per le piccole botteghe, sempre nel tentativo di resistere alla concorrenza della grande distribuzione.

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Forse un effetto del passaggio attraverso i supermercati è stata anche la diffusione di una sorta diffidenza, di assimiliazione del “marchio” equosolidale a qualsiasi altro marchio: una strategia di vendita come le altre, secondo alcuni… E a ciò si aggiunge anche la crisi attuale.
Sicuramente negli ultimi anni la flessione delle vendite è stata notevole. La caduta di interesse è però precedente alla crisi, e lo sforzo di resistere, dovendo anche sostenere l’affitto dei locali e la retribuzione di una dipendente, seppure part time, si gioca ancora nell’impegno volontario e nel lavoro culturale. Attraverso il nostro sito www.emporiodelmondo.org e la nostra pagina Facebook diffondiamo anche la controinformazione sulla produzione e sul consumo responsabili e presentiamo non solo i prodotti, che comprendono anche bellissimi oggetti d’artigianato, una linea di cosmesi naturale, i confetti con le mandorle della Palestina per le bomboniere solidali, ma anche iniziative come le colazioni solidali a sostegno di progetti educativi, come la casa-famiglia di Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia, o la partecipazione alla campagna di Raccolta Tappi di Sughero promossa dalla Onlus A braccia aperte di Milano per il riutilizzo nella bioedilizia.

Non solo zucchero e caffè, insomma, ma etica sociale, cooperazione e controinformazione.


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