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 20131216-Emiliano-Guanella

Dossier. Brianza che vieni, Brianza che vai. Dopo 13 anni in Argentina, ora Emiliano Guanella è a Rio De Janeiro, sempre come corrispondente per l'Italia e la Svizzera. È partito con una borsa di studio e una ricerca da svolgere, poi è rimasto. Cucina pasta, molto apprezzata, e tenta di far conoscere De André e De Gregori.

Da quando sei "via di casa"?
Sono via dalla fin del 1999, ormai sono 14 anni. Torno tutti gli anni, una volta all'anno, preferibilmente d'estate.

Era un desiderio, quello di partire, che coltivavi da tempo o c'è stata una occasione magari inaspettata?
Mi sono laureato in Lettere Moderne alla Statale di Milano con una tesi sull'emigrazione italiana in Argentina. L'Argentina è sempre stato il mio pallino, un paese che mi affascinava e che sognavo di conoscere. Dopo la laurea, stavo già lavorando come giornalista presso il Giornale di Vimercate e Radio Popolare, vinsi una borsa di studio per fare un ricerca per conto della Statale sugli emigrati in Argentina. E' stata l'occasione giusta per partire.

Nel lasciare la Brianza hai avuto remore, dubbi, timori?
Non ho avuto remore, anche perché sapevo che se le cose non fossero andate per il verso giusto sarei potuto tornare. In quegli anni non c'era ancora la crisi che c'è adesso, sentivo che valeva la pena provare un'esperienza all'estero. Non immaginavo che sarebbe durata così a lungo.

Cosa ti manca dell'Italia?
Mi manca la famiglia e gli amici, ma tengo uno stretto contatto con loro. Per il resto, anche per via del fatto che lavoro tutti i giorni con media italiani, sento di essere sempre a stretto contatto, seppur da lontano, con la realtà italiana. 

Con che aspettative sei partito? Si sono verificate o sono state tradite?
Sono partito con uno spirito d'avventura molto forte. Non sapevo bene a cosa sarei andato incontro, ma ero determinato a sfruttare al massimo l'esperienza che mi era stata offerta. Sono al 100% contento della scelta che ho fatto, sia dal punto di vista personale che professionale

 

20131216-guanella

 

Quando racconti della tua esperienza estera a un brianzolo qual è la domanda più frequente?
All'inizio, molti erano scettici, non capivano come si potesse emigrare così lontano dall'Italia avendo la possibilità di un lavoro in patria. Con gli anni le cose sono cambiate: oggi, a causa della crisi, sono moltissimi i giovani e non solo che emigrerebbero, ma in pochi riescono a trovare la strada giusta. Molti mi chiedono consigli su come fare a partire.

Ogni volta che abbiamo a che fare con un immigrato, noi italiani dovremmo ricordarci di quando eravamo noi a partire, poverissimi e disperati

C'è un oggetto che ti ricorda la tua terra di origine, che hai con te lì e a cui tieni particolarmente? E un sapore a cui non puoi rinunciare?
A parte gli affetti, all'estero manca la cucina e un certo modo di vivere italiano. Il nostro è un paese meraviglioso anche se molto maltrattato dalla classe dirigente, quando vai all'estero ti rendi conto di come la cultura, il modo di vita, lo stile italiano siano riconosciuti, molto di più di quanto sappiamo fare noi in Italia. Se c'è una cosa che mi piacerebbe avere in grande quantità è la bresaola! I miei genitori vengono dalla Valchiavenna, che ha salumi e formaggi inimitabili!

Ti capita di cucinare brianzolo o italiano per amici, lì?
Mi piace molto cucinare ed avere amici a casa per cena. Non sono un esperto di piatti brianzoli, non chiedetemi di fare la cassoela, ma mi cimento volentieri in paste, piatti di pesce o di carne. La cucina italiana è molto apprezzata. 

Musica: cosa hai esportato e fatto conoscere?
Purtroppo la musica italiana che varca le frontiere molto spesso si limita a 3-4 cantanti melodici. Ho cercato di far conoscere De André, De Gregori, Vasco Rossi, ma è un'impresa difficile, a meno che non ci sia qualcuno che capisce la nostra lingua.

20131216-guanella-bookSul lavoro hai trovato differenze di atteggiamento?
Lavoro come corrispondente per l'Italia e la Svizzera, i miei datori di lavoro non sono sudamericani. Ma lavoro sempre assieme a tecnici del posto (cineoperatori, montatori) e ho avuto quasi sempre esperienze positive. Ogni paese ha le sue dinamiche, il segreto è essere professionale ma anche tollerante e malleabile alle modalità locali.

E nella integrazione di stranieri nella comunità locale?
Ho vissuto 13 anni in Argentina e da un anno vivo a Rio de Janeiro in Brasile. Ho viaggiato in questi anni in quasi tutti i paesi dell'America Latina; posso dire che da queste parti gli stranieri fanno molta meno fatica a integrarsi rispetto all'Europa. Si tratta di paesi giovani formati da emigrati e che riescono a mantenere una cultura dell'accoglienza e della tolleranza. Ogni volta che abbiamo a che fare con un immigrato, noi italiani dovremmo ricordarci di quando eravamo noi a partire, poverissimi e disperati, alla ricerca di opportunità e come i paesi del Nuovo Mondo hanno saputo riceverci e integrarci. Non parlo di secoli fa, ma di 40-50 anni fa e di un fenomeno che oggi, con la crisi che stiamo vivendo, sta tornando. In una società moderna e competitiva gli immigrati sono una risorsa straordinaria e una favolosa opportunità per aprire le nostri menti ad una visione globale, lontano da campanilismo e provincialismo. Dovremmo tenerlo presente !