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20130925-media

Dossier. Ecologia dell'informazione. La stampa locale ha giustamente bisogno di notizie, promuove iniziative o ne da il resoconto, ma “l’ambito dedicato” forse stimola poco la curiosità di partecipare.

E' ancora poco diffusa l'idea che l'ambito sociale riguardi, come dice la parola, la società, cioè tutti. Sfogliando i giornali si leggono molte notizie riguardanti beneficenza, volontariato e attività assistenziali, ma questi temi sono interessanti per tutti o solo per gli addetti ai lavori o i beneficiari delle iniziative? Chi non ha un interesse diretto rispetto all'argomento come potrebbe immedesimarsi? Mettersi nelle condizioni, senza il buonismo che allontana definendo i ruoli? La stampa deve informare, ma il tema sociale è sempre a rischio di essere un grande contenitore in cui indistintamente finiscono tutti "gli svantaggiati" e con il quale ci si può rapportare solo come "erogatori di servizi e di beni" o come “beneficiari”.

 

Se non riconoscendoci tutti come emarginati, attuali o potenziali, se non riconoscendo che tutti e dovunque rischiamo di subire la stessa pressione; possiamo essere coloro che inconsapevolmente ora la esercitano , ora la subiscono” P. dell’Acqua

Sui media locali ci sono sempre una serie di articoli più o meno approfonditi, a volte ci sono anche interviste sulle esperienze di volontari e operatori, quasi mai storie di vita vissuta o pensieri ed opinioni delle cosiddette "fasce deboli" a cui tutto ciò gira intorno. Sarebbe bello seguire un progetto dal suo nascere, ogni settimana, sviscerare l’argomento, far affezionare i lettori, far parlare i protagonisti. evitando la pubblicità di una manifestazione isolata. Da parte dei vari centri di assistenza e cura alle persone manca ancora l'attenzione nella comunicazione all'esterno, spesso sono autoreferenziali, le cose nascono si sviluppano e finiscono al loro interno come se il raccontarle fosse un vezzo o una cosa da fare solo se utile al momento, in questo modo è difficile praticare l’avvicinamento reciproco. Se vediamo nel contesto delle relazioni soprattutto possibilità piuttosto che ostacoli, la comunità circostante è una inesauribile fonte di risorse. Considerando lo “stare bene” come bisogno di tutti, torna la voglia di riscoprire e ricostruire legami: qui qualità della vita, solidarietà e salute mentale mettono radici in un processo di comprensione reciproca che passa dall’ammettere la fatica che tutti facciamo a stare bene, all’immergersi nei problemi degli altri, al farli propri pensando che sono nostri anche se non li abbiamo in quel momento, fino a recuperare “il senso della collettività” strettamente legato al benessere. Mi vengono in mente alcune parole che di solito mi guidano nel mio lavoro e mi domando se si possano applicare anche al modo di parlare di sociale sulla carta stampata.

La gente inizia a muoversi, il modo di lavorare e della proposta non è di spingere la gente ad una buona azione, ma incuriosirla, attivarla verso ciò che non conosce attraverso iniziative sempre aperte al pubblico. Invece del solito siate tolleranti, la gente si interroga via via che si avvicina, l’attenzione aumenta e con essa il risultato di questo lavoro. Cerchiamo l’attenzione spontanea ed umana anche se a volte diffidente perché la gente, lo sappiamo tutti, è solo un modo di dire” M. Covacich

Anche solo in queste ultime settimane si legge sui giornali locali di feste, inaugurazioni, beneficenza e solidarietà, raccolta fondi, volontariato, iniziative di sensibilizzazione, festival e rassegne teatrali Si leggono belle iniziative concrete, si scoprono i bandi per finanziare le associazioni. Ci sono un sacco di cose, e per fortuna che ci sono. La stampa locale ha giustamente bisogno di notizie, promuove iniziative o ne da il resoconto, ma “l’ambito dedicato” forse stimola poco la curiosità di partecipare. L’articolo può essere un modo per farsi conoscere e raccontarsi, ma c’è bisogno di avvicinarsi, mescolarsi, contaminare gli argomenti, uscire dai settori specifici. Lo scambio sempre più intenso con i cittadini rende possibili “cose nuove” perché una comunità organizzata e consapevole cambierà gli atteggiamenti: la presa in carico dei problemi deve chiamare a sé diverse persone e diversi mondi, la arte, la cultura, la città.