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Vorrei | Rivista non profit


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Dossier: Di che tribù sei? Esplorazione del mondo dello scoutismo AGESCI a Monza

 

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ella tribù, gli Scout  hanno tutte le caratteristiche.

A partire dal linguaggio, pieno di sigle e nomi incomprensibili. La Route, piuttosto che l’Hike, il Clan/Fuoco, il Reparto ed il Branco, fino ad una sospettissima Co.Ca, che non è nient’altro che la Comunità Capi.

Il modo di vestire, addirittura l’uniforme, caratterizzata dal classico cappellone, il fazzolettone al collo ed i pantaloni corti, che per chi non ne conosce il significato educativo (e la comodità in montagna), rappresenta una ghiotta occasione di presa in giro.

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L’organizzazione: gli Scout in Italia sono presnti con tre associazioni di volontari, due laiche ed una cattolica, l’AGESCI, che in Italia ha più di 170.000 soci, per la gran parte giovanissimi sotto i 20 anni.

La tradizione: Lo scoutismo nasce ufficialmente nel 1907 per opera di Baden Powell, un ufficiale inglese che durante la sua esperienza militare scoprì il valore dell’educazione all’aperto, basata sull’avventura e la responsabilità affidata ai ragazzi, anche se provenienti dalle classi più povere. In netta controtendenza rispetto ai principi educativi vittoriani allora imperanti, basati sulla disciplina ed il rigore.

A Monza, in particolare, lo scoutismo cattolico vanta una lunga e ricca tradizione, iniziata nel 1916, proseguita in clandestinità durante il fascismo, prima con le “Aquile Randagie”, che salivano in val Codera prima di indossare l’uniforme, poi con la partecipazione alla Resistenza con l’OSCAR, per l’aiuto ad ebrei, antifascisti e prigionieri di guerra in fuga. Più di 2.000 persone accompagnate in Svizzera grazie all’ottima conoscenza delle montagne lombarde e dei suoi passi.

 

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Scout in Val Codera, 1944 (Dall’archivio della Fondazione Baden)

Nel dopoguerra gli scout cattolici si riorganizzarono in due associazioni, una maschile ed una femminile, che si unirono poi nel 1974, grazie anche alla spinta innovatrice di quegli anni, nell’AGESCI. Caratteristica dell’associazione, per bilanciare le sue due anime, quella di adottare la diarchia: tutte le unità vengono gestite da educatori uomini e donne, così come tutte le cariche associative vedono sempre un uomo ed una donna collaborare al la pari in tutte le responsabilità.

A Monza, come in tutta Italia, lo scoutismo visse un forte rilancio a partire dagli anni ottanta, in seguito al riflusso dall’impegno politico, che portò ad alla nascita della concezione moderna del volontariato, come abbiamo descritto in questo articolo.

 

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Comunità Capi AGESCI Monza 5, nel 1990

Al primo e storico gruppo, il Monza 1, si affiancarono nuovi gruppi, con il progetto di decentrarsi nei quartieri della città, per rispondere alla crescente richiesta di partecipazione. La difficoltà principale, che porterà negli anni successivi ad un ridimensionamento numerico, sta nel forte impegno che viene richiesto agli educatori, tutti volontari e per la gran parte provenienti essi stessi dal percorso educativo dello scoutismo.

 

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Raduno Scout in piazza Duomo nel 1996 per gli 80 anni dello scoutismo a Monza.
Foto di Guido Cova

 

L’abitudine all’impegno volontario e gratuito ha portato molti ex appartenenti allo scoutismo monzese ad impegnarsi nel sociale ed in politica. A Monza diverse figure importanti per la nostra città vantano un impegno giovanile nell’AGESCI.

Quest’anno l’AGESCI sta organizzando la Route (campo estivo itinerante) per il 2014 intitolata “Strade di coraggio” e dedicata all’impegno sociale contro la criminalità organizzata.

Qui sotto il video della drammatica testimonianza di una Capo Reparto di Locri:

 

Qui sotto il video dell’esperienza elettorale degli scout di Bolognetta (Palermo)