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Il 2011 è l'anno del pareggio, a dirlo è il XVIII Rapporto sulle Migrazioni redatto da Ismu: 4,2 milioni di italiani residenti all'estero, poco meno degli stranieri in Italia.

 

A furia di rallentare, la crescita di stranieri si è fermata, segnando un misero +0,5% pari a 27mila presenze in più rispetto al 2010, intanto gli italiani emigrano sempre di più (+9%) tanto che oggi ce ne sono 4,2 milioni residenti all'estero, poco meno degli stranieri in Italia. Il 2011 è l'anno del pareggio, a dirlo è il XVIII Rapporto sulle Migrazioni redatto da Ismu (Iniziative e Studi sulla Multietnicità) e presentato a Milano l'11 dicembre 2012.
L'arresto di arrivi è "un vero crollo rispetto al 2008-2009 quando si parlava di 500mila unità all'anno", secondo Gian Carlo Blangiardo, della Fondazione Ismu – Università di Milano Bicocca: "siamo in una fase di stasi che deve diventare l'occasione per governare meglio il fenomeno con iniziative di integrazione che numeri più piccoli ci consentono di fare".

Il primo problema da affrontare, è certamente quello occupazionale, malgrado il tasso di occupazione degli stranieri continui a crescere, al contrario di quello degli italiani: “per ora si creano molti posti di lavoro 'da immigrati', ma bisogna chiedersi fino a quando questo durerà e non farsi trovare impreparati”. Fino a quando? Il panorama fotografato da Ismu a gennaio 2012 è quello di una popolazione straniera occupata soprattutto come dipendente, o con contratti temporanei, concentrati nel settore industriale: in quello delle costruzioni 2 lavoratori su 3 sono stranieri. La differente qualità di occupazione che fa parlare ancora di “lavoro da immigrato” è confermata dalla diminuzione della domanda di immigrati ad alta qualificazione professionale e dal divario presente nelle categorie di quadri e dirigenti che assorbono il 10% degli italiani, ma il 2,4% degli stranieri. In tutta risposta gli alunni stranieri, in aumento del 6,4% (sempre più figli di immigrati ma nati in Italia, quasi la metà), scelgono gli istituti professionali (40,4%) o gli istituti tecnici (38%) se non percorsi di formazione professionale, con un tasso di abbandono del 43% a fronte del 16,4% registrato per gli alunni italiani. Il gap aumenta se si guardano solo le alunne, raggiungendo un'ampiezza di 30 punti percentuali. Secondo l'ISMU questi ragazzi potrebbero andare a ingrossare le fila dei Neet (Not in education, employment or training), categoria che, al di là della nazionalità, costituirà una potenziale emergenza sociale fra qualche anno.

Dai giovani agli anziani: ci sono anche gli over 65 stranieri, che nel 2044 saranno 1,6 milioni e che suggeriscono già oggi come "il fenomeno dell'invecchiamento importato avrà nette conseguenze sul sistema previdenziale".

Se la sostanziale crescita della popolazione straniera è uguale a zero, il panorama nazionale è in evoluzione: l'ISMU ha rilevato nell'ultimo anno una diminuzione degli irregolari (-26%), un aumento dei minori stranieri, dal 21,5 al 23,9% e un calo di spostamenti da Sud a Nord. Il Veneto registra per primo un calo di flussi del 50%, in Lombardia significativo il calo registrato nella provincia di Bergamo, del 65%.

Tra le peculiarità lombarde emerse dal Rapporto, ricordando che la regione, da sola, ha oltre un quarto dell'immigrazione italiana, c'è il ruolo di Milano che non attira più come una volta, negli anni '90, in parte anche per i costi delle abitazioni, ma non solo.

L'area milanese, intesa in senso allargato al complesso abitativo-industriale “no stop” in cui Monza e Brianza sono comprese, resta però tra quelle che riescono a trattenere gli immigrati sul territorio: l'88% degli stranieri non comunitari arrivati nel 2007 sono ancora presenti e con valido permesso di soggiorno. Meglio di Milano solo Genova, Aosta, Imperia e Trento.
Mentre il fenomeno immigrazione si assesta, perde punti nella classifica delle preoccupazioni e degli allarmismi percepiti sia degli europei che degli italiani: rispetto a 5 anni fa le condizioni economiche hanno fatto un balzo in avanti, tra le priorità, di 28 punti percentuali, l'immigrazione e i problemi di sicurezza associati, sono calati di 23: solo il 3% degli italiani ancora non dormono notti tranquille al pensiero di una “invasione straniera”.


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