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Vorrei | Rivista non profit


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Dossier: Gli anni Ottanta. Politica internazionale: Ronald Reagan, Margareth Thatcher, i Chicago boys e il crollo del muro di Berlino

 

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ono stati gli anni di Reagan e della Thatcher, il decennio delle speculazioni finanziarie sfrenate e delle privatizzazioni, gli anni di un sogno infranto per l’Unione Sovietica, di una nuova era per il gigante cinese e dell’esplosione del problema del debito internazionale per i paesi del Terzo Mondo: gli anni ’80 hanno inaugurato una nuova stagione nello scacchiere internazionale, la conclusione di un secolo feroce e contraddittorio.

Il decennio si aprì con una data fondamentale, il 20 gennaio 1981, giorno dell’elezione di Ronald Reagan

Il decennio si aprì con una data fondamentale, il 20 gennaio 1981, giorno dell’elezione di Ronald Reagan alla Casa Bianca. Fu l’inizio di una nuova fase, non solo per i paesi occidentali, ma anche per l’intero mondo che si apprestava ad assistere alla fine del conflitto bipolare e alla ridefinizione delle sfere d’influenza. Ne sarebbe uscito vincitore un unico grande paese: il colosso a stelle e strisce.

 

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La vittoria di Reagan, repubblicano conservatore e liberista, può essere compresa alla luce dei due avvenimenti che segnarono indelebilmente il 1979, ovvero, il secondo shock petrolifero e la Rivoluzione Iraniana che portò il partito musulmano al controllo del paese. Per la seconda volta nel giro di pochi anni (la prima fu nel 1973), l’Occidente e la sua guida, gli Stati Uniti, percepirono di perdere il controllo di un’area strategicamente cruciale per l’approvvigionamento energetico. La posta in gioco era altissima, la tensione bipolare stava tornando ad aumentare dopo un periodo di distensione e gli Stati Uniti erano ancora sotto shock per il tragico esito del conflitto vietnamita. In molti pensarono che era giunta l’ora di mostrare i denti e Reagan sembrò essere l’uomo giusto al momento giusto. La vittoria del reazionario Ronald fu caldeggiata e preparata dalle vicissitudini politiche interne della vecchia madrepatria che, nel 1979, votò come primo ministro Margaret Thatcher, “The Iron Lady”. L’accoppiata fu vincente per la costruzione di un nuovo ordine mondiale in cui il fondamentalismo di mercato e l’individualismo hanno lentamente eroso le conquiste sociali figlie del periodo post-bellico, quel trentennio d’oro al quale in molti guardano con nostalgia. Sia Reagan che la Thatcher, infatti, furono espressione di quel conservatorismo neoliberista che, seguendo i precetti della “Scuola di Chicago”1, si affidò alle forze di mercato, limitando il ruolo dell’intervento pubblico in economia e sostenendo il progresso tecnologico2 ritenuto fondamentale per la crescita economica.

Lo Stato è il problema non la soluzione”, sentenziava Reagan,

Fu il momento della corsa al riarmo3, delle privatizzazioni, del ridimensionamento delle politiche redistributive4, di una selvaggia deregulation a favore delle grandi corporation e della perdita di potere dello stato e dei suoi cittadini. “Lo Stato è il problema non la soluzione”, sentenziava Reagan, sferrando un attacco ideologico al binomio Libertà-Giustizia Sociale che aveva accompagnato il periodo successivo alla seconda guerra mondiale. Fu così che la Libertà, sganciata dalla ricerca di giustizia sociale, si trasformò nella bandiera issata dalla globalizzazione neoliberista che per trent’anni ha regolato i meccanismi finanziari ed economici mondiali, fino all’esplosione delle sue contraddizioni sfociata nella crisi del 2008.

Nel frattempo, mentre l’Occidente cadeva sotto la fascinazione neoliberista, l’Unione Sovietica tentava di risolvere le proprie contraddizioni interne con Mikhail S. Gorbačëv che affidò la sua azione politica a due parole: perestrójka, termine che inaugurò la stagione delle riforme, e glasnost, ovvero trasparenza, necessaria per ridare lustro al macchinoso partito comunista. Negli anni i limiti dell’economia pianificata erano emersi con gravi conseguenze per la popolazione sovietica: la scarsa produttività agricola, l’arretratezza industriale, l’ingente spesa militare a discapito di quella civile, furono solo alcuni dei motivi che portarono al collasso dell’URSS e alla perdita di consenso interno. Il sogno di giustizia sociale e benessere diffuso, il sogno di una società di eguali si era infranto di fronte ad un’errata organizzazione economica, alla repressione del dissenso, alla rigidità e pesantezza della macchina statale e del partito comunista.

Negli anni ’80, la questione militare posta da Reagan con il progetto di difesa antimissilistica, quella che all’epoca si tradusse nel mito delle “guerre stellari”, lanciò all’URSS una sfida politica cruciale e svelò la definitiva superiorità economico-tecnologica degli Stati Uniti. La vittoria era alle porte: la caduta del Muro di Berlino, il 9 novembre 1989, rappresentò la sconfitta del Secondo Mondo, quello del socialismo reale, e sancì la vittoria dell’egemone statunitense.

 

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Il trionfo americano non fu solo imputabile alla netta superiorità economico-militare del paese (“Hard Power”) ma, come ha evidenziato lo studioso Joseph Nye, fu in parte legato alla fascinazione culturale esercitata dagli Stati Uniti sugli altri paesi del mondo, ovvero il “Soft Power”. Basti pensare all’influenza culturale del cinema hollywoodiano o alla portata globale di alcuni prodotti che sono diventati l’emblema dell’imperialismo americano, come la famigerata coca cola. Fu proprio il “consenso” il collante che cementò il blocco occidentale e che rafforzò la posizione relativa di potere degli Stati Uniti, laddove, invece, l’Unione Sovietica dovette fronteggiare il dissenso organizzato in molti paesi satelliti (si pensi, ad esempio, alle rivolte organizzate dal sindacato polacco Solidarność nel 1980).

 

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Gli anni ’80, tuttavia, non solo furono gli anni della fine della guerra fredda e dell’affermazione del paradigma neoliberista ma anche gli anni della crescita economica dell’Europa e del Giappone, del rafforzamento del progetto di Comunità Europea, della crescita cinese, della crisi del debito del Terzo Mondo e del conseguente fenomeno dell’immigrazione internazionale.

Per quanto concerne l’Europa, gli anni ’80 hanno visto l’ingresso di Grecia, Spagna e Portogallo nella Comunità Economica Europea ( CEE ) e la firma dell’Atto Unico Europeo ( 1986 ) che ha stabilito il passaggio dal mercato comune al mercato Unico, con la conseguente libera circolazione di persone, prodotti, servizi e capitali, una rivoluzione di ampissima portata storica data la conflittualità intestina che per secoli ha interessato il vecchio continente. Si trattava, oramai, di dare una forza politica alla forza economica europea; un processo che, come vediamo, ancora oggi non si è concluso.

In Cina la progressiva promozione della libertà d’impresa è stata realizzata all’interno di un sistema politico fortemente autoritario

Nel frattempo, in Asia, la Cina Comunista si preparava ad affilare gli artigli per sopravvivere alla nuova globalizzazione liberista e, a differenza del suo vicino sovietico, Deng Xiaoping, a partire dal 1980, fu in grado di attuare le giuste riforme economiche che consentirono il passaggio dalle logiche collettivistiche a quelle capitaliste. Tuttavia, la progressiva promozione della libertà d’impresa è stata realizzata all’interno di un sistema politico fortemente autoritario in cui i diritti civili e politici sono tutt’ora lesi dalla supremazia e il controllo del partito comunista. Questa contraddizione esplose con tutta la sua cinica e atroce violenza nella strage di Piazza Tien An Men, il 4 giugno 1989, nella quale un gran numero di dimostranti a favore della democrazia e della libertà furono drammaticamente uccisi dall’esercito di regime.

Last but not least, i Paesi del Terzo Mondo, ovvero quei paesi dell’Africa, del Sud America e del Medio Oriente non riconducibili a nessuno dei due blocchi. Negli anni ’80, soprattutto per i paesi africani e del sud america, esplose la questione del debito internazionale. Infatti, per anni questi paesi avevano contratto debiti con altri stati o organizzazioni internazionali (come il Fondo Monetario Internazionale, ad esempio) ma non erano stati in grado di incanalare i prestiti in circuiti economici virtuosi a causa della corruzione e, in alcuni casi, di regimi dispotici. Pertanto, la crisi del debito, unita ad una consistente crescita demografica, agli scarsi progressi agricoli, ad un inadeguato o inesistente sistema industriale e alla struttura diseguale del commercio mondiale, ebbero come immediata conseguenza l’esplosione dell’immigrazione internazionale.

Questi eventi furono concatenati tra di loro e, senza ombra di dubbio, furono influenzati e spesso causati dall’evoluzione del conflitto bipolare e dalle spinte culturali, economiche e politiche impresse dalle due Superpotenze. Certo è che, proprio a partire dagli anni ’80, la concatenazione e l’interconnessione diventò più stringente, grazie al progresso tecnologico fortemente voluto dalle politiche neoliberiste.

Alla fine degli anni ’80, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, Francis Fukuyama parlò di “Fine della storia” e del trionfo del sistema politico liberal-democratico. Nel 1994, nel suo capolavoro “Il Secolo Breve”, il grande storico marxista Eric Hobsbawm scriveva: “Dal favorevole punto di osservazione degli anni ’90 sembra che il Secolo breve sia passato attraverso una breve Età dell’oro, nel suo cammino da un’epoca di crisi ad un’altra epoca di crisi, verso un futuro sconosciuto e problematico, ma non necessariamente apocalittico. Comunque, un futuro ci sarà, e gli storici farebbero bene a ricordarlo ai pensatori che speculano sulla “fine della storia”. La sola generalizzazione del tutto certa riguardo alla storia è che, fin quando c’è razza umana, la storia continuerà”.

 

 

 

1 Scuola di pensiero economico che gettò le basi teoriche delle politiche neoliberiste degli anni ’80 in netta contrapposizione alle politiche keynesiane del secondo dopoguerra. Il maggiore esponente della scuola di Chicago fu Milton Friedman.

2 Sviluppo dell’ ICT (Information and communication technology).

3 Fra il 1981 e il 1987 le spese militari americane aumentarono di quasi il 75%. Oltre a un rafforzamento della flotta e a un incremento delle testate atomiche, partì il progetto Sdi, Strategic Defense Initiative per costruire un sistema di difesa antimissilistico.

4 A partire dagli anni ’80 la progressione fiscale adottata negli Stati Uniti dopo la fine della seconda guerra mondiale è stata ridimensionata a vantaggio dei ceti più ricchi.