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Tre giorni"cruelty free": «Ciò cui puntiamo è una presa di coscienza più ampia, più generale, incrementare la forza della richiesta per la liberazione animale.»

 

La passione per ciò che è buono, naturale e verde sembra essere uno dei principali problemi per almeno la metà della popolazione umana. Lo testimoniano le migliaia di riviste, libri, articoli, servizi al telegiornale estivo che ogni giorno presentano l'ultimo arrivato nel mondo del cibo sano.

Però soltanto qualcuno mangia cibi macrobiotici, poche persone sanno davvero cosa sono e altrettanto poche riescono a congiungere le caratteristiche di sano ed etico nella qualità dei cibi di cui si nutrono.

I vegani sono persone che scelgono di mangiare in modo eticamente corretto. Considerati da tutti come gli estremisti dei vegetariani, i vegani, oltre a non mangiare carne e pesce, non mangiano neanche uova e formaggio, non assumono nessun tipo di alimento derivante dagli animali e questa condotta vale anche per gli indumenti, gli accessori, i saponi, le scarpe.

Ma allora, questi integralisti, cosa mangiano? E perché si comportano in questo modo?

Per rispondere a questa e ad altre domande, per soddisfare la vostra curiosità e la vostra pancia, è arrivata "VegAnch'io", a Vimercate da 2 al 4 settembre, presso l'area Feste. Una manifestazione a entrata libera su cibo e cultura vegan, in cui a bancarelle produttrici e manicaretti culinari si alternano conferenze e dibattiti sullo specismo e i diritti degli animali. "Veganch'io" è un viaggio approfondito ma breve tuffo nel mondo vegan a 360 gradi.

Tre giorni per un tour gastronomico nel mondo di chi, nell'immaginario collettivo, mangia solo tristi insalate, ma anche conoscere i progetti attivi a favore dei diritti degli animali, parlare con volontari e soci, ascoltare le motivazioni teoriche dell'antispecismo e parlare di biocentrismo, partecipare a presentazioni di libri e riviste del settore, fare yoga (sabato e domen ica alle 10.30 è previsto il workshop), preparare dolci senza la canonica crema pasticcera e imparare a produrre in casa il seitan, la "carne" di chi ha rinunciato alla carne. Inoltre, spazi ricreativi per i bambini, importanti futuri testimoni dell'olocausto animale.

Questa è stata già la sesta edizione della manifestazione vegana e i nomi dei partner non mancano, anzi, abbondano di anno in anno. Ci sono parecchie aziende biologiche, produttori di cibo cruelty-free (cioè privo di derivati animali) sia per umani che per animali. La cultura vegana ha alla sua base il rispetto di tutte le forme di vita e tenta di dimostrare che è possibile vivere senza recare danno a nessuno, persone e animali. Per questo motivo essa sposa perfettamente l'idea di sostenibilità dell'economia e di consumo critico, e include alla battaglia per gli animali quella per la difesa dell'ambiente.

Qualche domanda ad Alessandra Galbiati, uno degli organizzatori storici del VegAnch'io di Vimercate, ha tolto qualche altro dubbio al carattere della festa.

Allora, Alessandra, raccontaci com'è nato questo festival.

Beh, da dieci anni si organizza a Torino un enorme festival Vegan – anche se quest'anno non si è fatto. Questa era una festa di tipo divulgativo, fata per chi non ne sa nulla, si punta molto sulla quantità e sul commercio diretto, infatti ci sono tantissime bancarelle. Noi abbiamo voluto organizzare qualcosa qui, vicino a Milano, dove invece non si faceva nulla, che fosse più militante, più ricco di approfondimento animalista, inclusivo delle persone interessate al problema. Sicuramente è molto più piccolo, assomiglia molto di più a una frande festa popolare, ma è anche più specifico.

A chi credi sia rivolto questo evento e perché dovrebbero venirci anche i non vegani?

Il VegAnch'io è una vera festa popolare, sia per spirito che per costi, perciò è rivolto davvero a tutti. Immagina che ci sono famiglie di Vimercate, che ormai ci conoscono e vengono ogni anno, che fanno addirittura "l'abbonamento" alla cucina del festival, anche perché tutto costa pochissimo e poi ogni giorno c'è un menu diverso! Alla base comuqnue c'è la volontà di eliminare ogni fraintendimento sul veganismo. Non è che se smetti di mangiare e di sfruttare gli animali il problemi è risolto, non è così semplice, purtroppo. Così come ad esempio non basta smettere di comprare i palloni o le magliette made in China per eliminare il problema dello sfruttamento dei lavoratori. Ciò cui puntiamo è una presa di coscienza più ampia, più generale, incrementare la forza della richiesta per la liberazione animale. È ovvio che la questione non è così radicale. L'idea è quella di far capire attraverso i momenti di aggregazione il dramma animale. A me non sta a cuore che qualcuno diventi vegan perché vuole mangiare più sano o usare il macrobiotico, ma che se ne capiscano le ragioni etiche.

Com'è secondo te la sensibilità rispetto la cultura vegana qui in Brianza?

Non saprei. Da anni - mi dispiace dirlo, ma con l'andare del tempo diventa così – ho praticamente soltanto frequentazioni con animalisti piuttosto che con onnivori. Però credo che la percezione a livello generale sia migliorata, che tanto più persone adesso sanno il significato della parola "vegan", mentre 15-20 anni fa erano in pochi a saperlo.

"Another world is possible" sembra essere il motto ideale della cultura vegana, di cui VegAnch'io sembra essere un assaggio festoso e popolare.

 


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