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Domenica 19 giugno a Monza è arrivata la Carovana del Libro grazie ad Africa70 e alla passione senza confini della libraia marocchina Jamila Hassoune che ha generosamente raccontato la propria esperienza ai monzesi

 

Capelli corti e scuri, occhi brillanti e sguardo terso che passa in rassegna il pubblico con un sorriso di chi conosce tante storie ma che non le bastano mai: Jamila Hassoune, la libraia di Marrakech, domenica 19 giugno è arrivata a Monza con la sua Carovana del libro, voluta e organizzata da Africa 70.

Sotto un forte sole, piazza Carrobiolo rifletteva la luce come le dune del deserto marocchino che dal 1997 Jamila attraversa in lungo e in largo con il suo “spazio culturale mobile”, per favorire i contatti tra giovani, autori, artisti, giornalisti e chiunque sia curioso e desideroso di incontrare i protagonisti della scena letteraria e artistica marocchina. Sole a parte, di somiglianze Jamila domenica ne ha viste tante tra italiani e marocchini, “c'è una sensibilità culturale molto simile tra questi due popoli mediterranei, infatti sono molti gli italiani che ogni anno partecipano alla carovana che organizzo in Marocco – ha spiegato Jamila – è naturale quindi il desiderio di portare anche qui la Carovana, assieme a due ragazze di Africa70 che hanno vissuto l'anno scorso questa esperienza a Tighmert, per portare la carovana agli italiani, ma anche ai tanti immigrati marocchini che vivono qui”.

 

Foto di Antonio Cornacchia

 

Mentre la piazza si riempie, Jamila prende tra le mani la copertina rossa di “Come la pioggia” (Ed. Una Città, 2010, 120 pagine), ci tiene a dire che non è il suo libro, ma il libro di tutte le 10 donne marocchine che ha incontrato e che ha deciso di raccontare affiancata dalla giornalista Barbara Bertoncin, una delle curatrici del libro.

Sfogliando le storie delle protagoniste, intrecci di immagini e parole, al pubblico Jamila racconta la propria storia di libraia e i primi esperimenti di carovana, oggi diventato un appuntamento annuale di successo. Mentre narra i fatti, riportati anche sul suo sito personale, i suoi occhi raccontano le emozioni vissute e l'entusiasmo di essere “portatrice” di un progetto, qui, anche a Monza, “così diversa e così uguale”, come fa notare lei stessa soffermandosi a riflettere su come i libri abbiano il potere di unire persone residenti anche agli antipodi del pianeta.

Accanto al gazebo dove Jamila parla tra la traduttrice e il collega letterario Paolo Castaldi, autore della graphic novel “Etenesh, odissea di un migrante”, c'è chi scrive, o meglio disegna con le lettere, nella tenda laboratorio “Follie di lettere”. Rivolta ai più piccoli, l'iniziativa artistica realizzata anche grazie ai ragazzi dell'associazione Karawan, propone di creare un disegno sull'impronta di una lettera, sia dell'alfabeto arabo, sia di quello italiano: “un modo per giocare ed imparare, ma soprattutto per unire e, fin da piccoli, incoraggiare alla conoscenze del diverso e non al rifiuto o alla paura” ha raccontato una delle organizzatrici.

 

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Mentre qualche piccolo artista curioso comincia a sporcarsi le mani con l'inchiostro creando immagini ancora irriconoscibili ma certamente cariche di spirito di integrazione, lettori e curiosi monzesi ascoltano ammaliati le esperienza di Jamila: “ma qui sarebbe infattibile”, commenta qualcuno, “troppi preconcetti, però si potrebbe provare” rispondono, “e ma se non ci guadagni chi si imbarca in questa impresa?”. Forse se lo è chiesto anche Jamila, all'inizio della sua avventura, o forse no.

La storia di Jamila e del suo progetto è un percorso lungo ed interessante, la “nostra” libraia ha costruito un ponte, anzi tanti ponti, tra i centri urbani e ogni singolo lettore “rurale”, ha creato e coltivato contatti e, assieme ad essi, la voglia di leggera e di condividere esperienze. Così ha riempito la propria libreria, “quando la gente all'inizio aveva paura di entrare, sfogliare e curiosare – ha raccontato Jamila – oggi è nata una sorta di “villaggio” inteso come comunità, che vive e cresce utilizzando anche le nuove tecnologie che hanno sicuramente aiutato il processo di condivisione”.

È realizzabile a Monza? Come risponderebbe “il brianzolo medio” all'idea di uscire di casa per incontrare i protagonisti della cultura in una piazza itinerante? Di tentativi ce ne sono stati e ce ne sono tuttora, sparsi ma apprezzabili: bisogna insistere...

Come? Jamila domenica ce lo ha dimostrato senza spiegarlo, lo fa invece in una intervista pubblicata nel suo sito: “Lo scopo della Carovana è promuovere un forum di discussione tra le persone, che metta in comunicazione campagna e città, ma anche il Marocco con altri paesi. Ciascuno aderisce al progetto portandovi la propria competenza ed esperienza. Se sei un giornalista, hai la possibilità di scrivere; se sei un fotografo, puoi scattare fotografie. Per il resto c'è un'atmosfera di condivisione e convivialità. E' come una famiglia, infatti la nostra Carovana è tenuta assieme anche da un forte spirito di solidarietà. Per la riuscita di quest'impresa ci vuole anche empatia, sensibilità, e soprattutto il fatto di crederci

 

 


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