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20101109-Stucchi-con-Pertini

La commemorazione di Giovanni Battista Stucchi a trent'anni dalla sua scomparsa.
Il ricordo del partigiano nelle parole del nipote

 

Più che di una celebrazione si è trattato di un ritrovo tra amici. Un ritrovo che a Stucchi sarebbe piaciuto, così poco avvezzo com'era alle manifestazioni ufficiali e alla retorica delle celebrazioni. «Il ruolo di monumento non mi è congeniale», era solito rispondere declinando gentilmente l'invito a molti eventi rievocativi.

Grande assente è stata proprio la retorica, cosa non comune in occasioni del genere. E' probabilmente il risultato di un ricordo di G. B. ancora vivo, della persona schiva e modesta che era, delle sue sparate implacabili contro ogni manifestazione inutile, fuorviante e priva di autenticità.

Confesso che ho cominciato a scrivere queste righe facendo finta che G. B. Stucchi fosse per me un conoscente, una figura di valore storico e politico e basta. Avrei voluto continuare su questo registro, ma non ci riesco: Gibi Stucchi era mio nonno.

Credo che la stessa cosa sia capitata un po' a tutti sabato mattina. I discorsi ufficiali hanno lasciato il posto ai ricordi personali, le parole dattiloscritte sono state surclassate da quelle spontanee e improvvisate. Soprattutto per questo è stata una bella mattinata.

Perfetto regista e moderatore è stato Loris Maconi, presidente vicario dell'ANPI provinciale di Monza e Brianza. Ha tracciato un ritratto storico e politico di G.B., non mancando di sottolineare i tratti salienti del suo carattere e delle sue scelte.

E' poi stata proiettata un'intervista a Stucchi realizzata nel '79 nel suo studio di piazza S. Paolo.

Ero presente a quell'intervista, appena maggiorenne. Ne ho un ricordo vivissimo, che va al di là delle immagini registrate. Ricordo il nonno all'inizio un po' imbarazzato, poco avvezzo a quel genere di comunicazione indiretta. Era abituato a guardare sempre in faccia l'interlocutore e se erano tanti li guardava uno per uno, che fossero ritrovi conviviali, interventi in Consiglio Comunale o comizi politici. Durante l'intervista il suo sguardo vagava indeciso tra Silvia che l'intervistava, Marco ed io che ascoltavamo attenti e la telecamera, oggetto di cui ovviamente comprendeva la funzione, ma del quale non si sentiva particolarmente amico. Anzi, credo che in cuor suo avrebbe preferito comunicare direttamente con Walter, l'operatore, e la telecamera fosse un ostacolo allo sguardo. Lo stesso valeva per il microfono, un mediatore sospetto. Credo però che tutti nella sala del Binario 7 si siano accorti come via via che l'intervista procedeva il nonno si sentisse sempre più a suo agio, preso dalla voglia di raccontare e, soprattutto, far capire.

La voglia di raccontare di Stucchi è stata sottolineata dall'intervento di Vittorio Bellini, 92 anni, ingegnere, deportato in Germania durante la guerra, il “grande vecchio” della manifestazione. Bellini era solito incontrare G. B. nel suo immancabile e puntuale tragitto tra lo studio di piazza S. Paolo e l'abitazione di via Zanzi, spesso così assorto nei suoi pensieri che non osava disturbarlo. Altre volte si trovavano apposta per discutere e raccontarsi esperienze. Insomma, nelle parole di Bellini quell'amicizia è stata resa ancora viva e palpabile, quasi fosse rimasto per trent'anni semplicemente assorto nei suoi pensieri. Bellini ha anche ricordato il valore che il termine Patria aveva per Stucchi. Una patria fisica, fatta di pianure, di fiumi, di laghi, di mari e di montagne, non necessariamente di confini. Una patria fatta anche di storia, di tradizioni, di persone e di memoria condivisa. Una patria moderna, aperta verso il mondo, contro tutte le divisioni e le idee di secessione tristemente attuali.

E' successo anche ad Alberto Secchi di commuoversi al ricordo di Stucchi. Secchi, architetto, è stato per anni compagno di Consiglio Comunale di G.B.. Da giovane consigliere ha raccontato di essersi sentito onorato della stima e della considerazione degli anziani di allora, specie di G. B., che ha definito “un capo che non dettava regole”.

 

 

Compagno di Consiglio Comunale è stato anche Vittorio D'Amico, 87 anni incredibilmente celati in un aspetto vispo ed atletico. D'Amico è presidente dell'ANEI (Associazione Nazionale Ex Internati), ha vissuto la seconda guerra mondiale e la resistenza in prima persona. Di Stucchi ha ricordato la comune esperienza amministrativa a Monza. Entrambi socialisti, hanno condiviso i banchi dell'opposizione fino a che il partito socialista è entrato nel pentapartitico governo della città. Stucchi no, nel frattempo era stato tra i fondatori del PSIUP e, terminata quell'esperienza, era rimasto in Consiglio Comunale come indipendente. Una scelta idealmente rigorosa che l'ha portato ad una “carriera” di perenne opposizione. Una scelta ben diversa da quella di chi oggi cambia partito solo per conquistare o mantenere il potere. Una scelta sempre di sinistra («Stucchi, dì una cosa non di sinistra», avrebbe forse inveito Moretti), che lo portava a dire, come ha ricordato mia mamma Rosella Stucchi, «In consiglio comunale sono così a sinistra che sento lo spiffero della porta.».

Le cose non di sinistra però le ascoltava attento, sempre pronto al confronto e al dialogo, sempre preciso e documentato. Pronto anche a cambiare idea, come ha ricordato Dario Chiarino, ex Sindaco di Monza.

Da Vittorio D'Amico sono stati poi letti alcuni brani tratti da un discorso di G.B. in occasione di una commemorazione del suo amico Gianni Citterio. E' qui che D'Amico ha realizzato un piccolo capolavoro, decontestualizzando alcune frasi e rendendole quanto mai profetiche e tagliate purtroppo su misura per la situazione politica attuale.

Beppe Colombo, professore, direttore per tanti anni della Biblioteca Civica, ha voluto soffermarsi sul libro di Stucchi “Tornim a Baita” in cui sono raccontate l'esperienza della Ritirata di Russia e poi della Resistenza. Ha raccontato dell'amicizia di G.B. con Don Gnocchi e delle peripezie a tratti comiche vissute insieme. E' opinione comune che il volume debba essere ristampato e, come ha sostenuto Chiarino, anche proposto per l'adozione come testo scolastico.

La genesi di “Tornim a Baita” è stata raccontata da Rosella Stucchi, mostrando alcuni delle decine di bigliettini su cui il nonno era solito appuntare le idee o scrivere veri e propri brani del libro. Bigliettini riempiti di grafia fitta ed essenziale, che per economizzare la carta spesso ruotava addirittura sui margini. E' stata poi la volta dei ricordi personali, del racconto delle amicizie del nonno viste dall'interno della famiglia e del suo straordinario rapporto con noi nipoti.

A concludere gli interventi Carlo Smuraglia, presidente dell'ANPI provinciale di Milano. Un intervento alto, che ha preso spunto dalla figura di Stucchi (Smuraglia è l'unico dei relatori a non averlo conosciuto personalmente), per poi proseguire in una sorta di orazione civile da sottoscrivere dalla prima all'ultima parola. Un'analisi lucida e impietosa della situazione politica e sociale, che ha individuato nell'impegno, nella capacità di indignarsi e nella memoria gli ingredienti fondamentali di una società civile degna di questo nome.

Ecco, la memoria, a questo è servita la mattinata di sabato. A rinfrescarla, a condividerla, a renderla attuale. Questa è l'aria che abbiamo respirato.

Dal sito di Anpi Monza

 

Per chi volesse approfondire, qui un lungo articolo su Stucchi curato da Anpi Lissone

 

Chi era Gian Battista Stucchi
da Wikipedia.it

Giovanni Battista Stucchi (Monza, 9 ottobre 1899 – Bellamonte (TN), 31 agosto 1980) è stato un partigiano e politico italiano, combattente della Resistenza con il nome di battaglia di Marco Federici.

La biografia Tra il 1941 ed il 1942 fu inviato come ufficiale degli Alpini in Russia. Nel 1943, sfuggendo alla cattura da parte dei tedeschi, si unì alla lotta partigiana nella zona di Sondrio. In quanto membro del Partito socialista italiano venne nominato componente del Comitato di liberazione nazionale "Alta Italia" a Milano.

Da Milano diresse i contatti con le formazioni partigiane dell'Ossola, delle quali fu in seguito comandante unico. Dopo l'ottobre 1944 fu nominato Capo di Stato maggiore del Comando generale del Corpo volontari della libertà e rappresentante delle formazioni partigiane "Matteotti".

Nel 1953 fu eletto deputato della II Legislatura del Parlamento Italiano nelle file del Partito socialista. Scrisse numerose memorie e testimonianze sul periodo della Resistenza.

I libri: Giovanni Battista Stucchi, Tornim a baita: dalla campagna di Russia alla Repubblica dell'Ossola, Milano, Vangelista, 1983. (Fuori Stampa)