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No secco al nucleare, più attenzione al lavoro, meno strade e più metrò. E soprattutto più trasparenza e più cura per il bene comune nella 'ricetta' del candidato della Federazione della Sinistra. 

 

V

ittorio Agnoletto, candidato presidente alla Regione Lombardia della Federazione della Sinistra, mette anche la ‘trasparenza’ e una maggiore attenzione al ‘bene comune’ tra le priorità della sua amministrazione, se venisse eletto. Due ‘voci’ più etiche che programmatiche, che lo confermano come il candidato un po’ fuori dal coro in questa competizione elettorale. In linea, del resto, con la sua storia personale e politica: già parlamentare europeo di Rifondazione Comunista, Agnoletto è anche membro del Consiglio Internazionale dei Social Forum. Ma è stato anche tra i fondatori della Lila (Lega Italiana per la Lotta all’Aids) e di formazione è medico.

Abbiamo rivolto anche a lui il nostro ‘set’ di domande che toccano tutti i temi più caldi del dibattito sulle Regionali: ecco, dalla sua posizione di ‘outsider designato’, cosa ci ha risposto.

 

Individui le cinque criticità, a suo giudizio, più urgenti  in Lombardia.
Lavoro, scuola pubblica, sanità, ambiente e beni comuni, trasparenza delle istituzioni.

La questione lavoro. Quale ricetta  può mettere in campo la Regione per uscire dalla crisi?
Di fronte a oltre 280 milioni di ore di cassa integrazione (25% del totale nazionale) e a 300 mila licenziamenti nel 2009, occorrono misure sostanziali contro la crisi. Noi proponiamo: una legge regionale contro le delocalizzazione; l’estensione della cassa integrazione e dell’indennità di disoccupazione a tutti i lavoratori; una legge regionale per un reddito sociale a disoccupati, inoccupati, precari, pensionati con redditi insufficienti, lavoratori autonomi senza coperture; il blocco dei licenziamenti per tutta la durata della crisi e l’abolizione della legge 30 [la legge Biagi, Ndr].

I tassi di inquinamento sono i  più alti in Italia. Quale politica seguirà per migliorare la qualità dell’aria? Cosa ne pensa della proposta di penalizzare le produzioni non riciclabili e/o  particolarmente inquinanti? Qual è la sua proposta per limitare il consumo di suolo, considerato che la legge 12/2005 è cambiata sette volte negli ultimi cinque anni?
Crediamo sia ora di dire stop a nuove strade e autostrade e iniziare ad investire su una mobilità basata su treni, metro, trasporto locale, bicicletta; per città a misura di persona, non di auto. Anche il suolo va preservato dalla cementificazione imperante.  

 

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Vittorio Agnoletto nella scuola Diaz dopo l'irruzione della polizia durante il G8 del 2001


Sarebbe favorevole a una centrale nucleare  per la produzione di energia elettrica in Lombardia?
Assolutamente no. Come medico so che il nucleare è ancora pericoloso e i rischi sono comunque troppo elevati. Sono stato a Cernobyl con Legambiente: gli effetti dell’incidente dell’86 sono ancora evidenti sulle persone e sul territorio. Occorre invece investire sull’energia pulita e sulle fonti rinnovabili e soprattutto diffondere la cultura del risparmio energetico, un’altra idea di consumo.

Esiste un problema sicurezza in Lombardia?  Se sì, in che modo pensa di affrontarlo?
La possibilità di vivere sicuri è un diritto di ogni cittadino e le istituzioni hanno il compito di investire in interventi sociali e preventivi: illuminazione delle strade, unità di strada con operatori ad hoc preparati ed abituati a lavorare con tossicodipendenti, emarginati o vittime della tratta, centri di aggregazione e vigili di quartiere. Tutti progetti spesso ignorati e anzi “tagliati” dal centro destra che preferisce alimentare l’allarme sociale solo per farsi pubblicità e cercare di spargere paura per raccogliere voti. E spesso a farne le spese sono tutti gli immigrati, che vengono criminalizzati indipendentemente dai loro comportamenti. Sostenere che tutti gli immigrati sono delinquenti e che tutti commettono reati e sono pericolosi è una forma odiosa di propaganda razzista.

 

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Quanto esiste, se esiste, il problema-mafia in Lombardia?
I dati forniti proprio in questi giorni dall’associazione Libera, 639 beni confiscati in 116 comuni lombardi, confermano purtroppo la vastità e l’articolazione della penetrazione delle mafie in Lombardia. Vi è una fortissima probabilità, già confermata dalle indagini condotte dalla magistratura milanese, che in occasione del prossimo Expo aumenti in tutta la regione le penetrazione delle mafie, ed in particolare della ‘Ndrangheta calabrese, negli appalti milionari.

È vergognoso e inaccettabile che di fronte a questo enorme rischio la giunta Formigoni abbia nominato una commissione per la trasparenza nella quale vi sono persone indagate e sotto processo a Palermo per inchieste connesse alla lotta alla mafia; i cittadini lombardi certo non possono sentirsi protetti da una commissione simile.

Propongo che la Commissione nominata da Formigoni sia immediatamente sciolta e sostituita da una nuova, composta in maggioranza da rappresentanti delle società civile e di associazioni impegnate nella lotta alle mafie; propongo che la presidenza di tale Commissione sia affidata a Libera.

Verso una nuova identità. In una società di segno sempre più multiculturale, come assorbire il cambiamento? A  che tipo di integrazione pensa? È favorevole al diritto di voto per gli stranieri nelle amministrative?
Io credo che dovremmo ascoltare le parole del cardinale Tettamanzi, che da mesi chiede agli amministratori di ritrovare il senso e il valore dell’accoglienza e creare politiche per l’integrazione degli immigrati. Il governo e le sue rappresentanze locali – come il Comune di Milano e la Regione Lombardia – preferiscono che la situazione precipiti ed esploda, com’è accaduto in via Padova: su questo costruiscono da tempo campagne mediatiche ed elettorali. Il copione si ripete alla vigilia di ogni scadenza elettorale. Chi difende i diritti delle persone, migranti e dei cittadini italiani che vivono nei quartieri periferici e multietnici di Milano e delle nostre città, chi cerca di costruire dal basso una società multiculturale, per il centrodestra rappresenta un nemico da distruggere perchè rende più difficile la loro propaganda razzista e xenofoba.

Noi diciamo “basta” ai quartieri abbandonati al loro destino, quartieri-ghetto dove vivono i “poveri”, sia italiani che stranieri, senza servizi, né controlli e in totale assenza di progetti di mediazione culturale, ad esempio, per favorire l’integrazione. È intollerabile che, di fronte a questa situazione, la giunta regionale si sia preoccupata di costruire una nuova sede della Regione, una reggia per il governatore, con tanto di eliporto, costata 500 milioni sottratti alle case popolari.

Quanto al diritto di voto alle amministrative, penso che sarebbe giusto estenderlo agli immigrati che risiedono in Italia con regolare permesso di soggiorno da cinque anni, così come già avviene in molti Paesi europei; chi lavora e paga le tasse ha diritto di esprimere la propria opinione politica in occasione delle elezioni amministrative che riguardano il Paese in cui vive.

 

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Cosa pensa del federalismo fiscale? Cosa intende fare su questa strada.
Così come si sta costruendo, il federalismo si traduce solo in un taglio delle disponibilità delle risorse per lo stato sociale e paradossalmente rischia di provocare un aumento delle tasse: a quelle statali si aggiungerebbero nuove tasse regionali. Noi siamo a favore di riforme che siano a favore dei cittadini e dei loro diritti, non contro.

È favorevole a una riduzione del numero dei consiglieri regionali?
Sono convinto che i costi della politica siano troppo alti, per questo sono favorevole alla riduzione del numero dei parlamentari, senatori e deputati e anche al numero dei consiglieri regionali. Penso anche che vadano ridotti gli stipendi dei politici, così come devono essere ridotti fortemente gli stipendi dei manager pubblici e privati e dei grandi “guru” dell’informazione: presentatori e famosi giornalisti.

Il nuovo mandato scadrà nel 2015, l’anno dell’Expo. Quali sono le sue aspettative? Cosa significa per la regione?  E  in che modo pensa di condurvela?
C’è il rischio che diventi un’opportunità per i “soliti noti”, speculatori edilizi senza scrupoli, e per le mafie, oltre che per chi sfrutta il lavoro nero, alimentando la criminalità: dobbiamo anzi tutto scongiurare assolutamente tutto ciò, è un business troppo grande che va assolutamente monitorato.

 

Chi è Vittorio Agnoletto

Nato a Milano nel 1958, Vittorio Agnoletto è un medico prestato da molti anni alla politica. Laureatosi nel 1985 in medicina e chirurgia all'Università degli studi di Milano, nel 1988 si specializza in medicina dell'occupazione, occupandosi soprattutto dei problemi fisici di lavoratori ed operai. Dal 1992 al 2001 è presidente nazionale della Lila (Lega Italiana per la Lotta all'Aids), di cui è stato co-fondatore nel 1987. In Italia è noto soprattutto come uno dei volti più in vista del movimento no-global ed è stato anche europarlamentare dal 2004 al 2009 tra le file di Rifondazione Comunista. Ma già tra il 1983 e il 1989 è stato membro della segreteria nazionale di Democrazia Proletaria e nel 1990 è eletto consigliere comunista della provincia di Milano dove resterà in carica fino al 1995. Nel luglio 2001, in occasione del vertice del G8 di Genova è portavoce del "Genoa Social Forum". In tale veste coordina le manifestazioni contro il G8. Nel 2002 diviene membro del Consiglio del Social Forum Internazionale.

Nel 2009 Agnoletto si candida alle elezioni europee con la lista anticapitalista PRC-PdCI nelle circoscrizioni Nord Ovest e Sud totalizzando 34.416 preferenze, non venendo però rieletto a causa dello sbarramento del 4% non superato dalla sua lista. Il 28 gennaio 2010 viene ufficializzata la sua candidatura alla presidenza della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra.

 


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