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20100302_formigoni

Problemi con la presentazione delle liste per il partito del fare,
che rischia di non aver nulla da fare nelle prossime settimane

 

Quando si è diffusa la notizia che a Roma il Pdl non avrebbe corso,  c’è scappato da ridere. Certo cose  a Milano non succedono. I soliti romani, si è detto. Ma la realtà qualche volta supera l’immaginazione. Per quanto se ne sa al momento, infatti, neanche in Lombardia il Pdl correrà. Il problema sta nella presentazione di un pacchetto di firme irregolari, che non consentono al partito di superare la quota di 3500 necessaria a presentare la lista.

E poco importa che gli addetti stampa del partito in Consiglio Regionale siano irreperibili e abbiano cancellato in fretta e furia  dal sito il numero di telefono che fino a venerdì faceva bella mostra di sé (se fate una ricerca con Google comparirà tra i risultati, ma alla pagina non c'è più). I fatti in questi casi parlano più delle parole.

E i  fatti sono quelli di una sequela di errori impressionante che  mette a rischio le due regioni più sicure per il Popolo di Berlusconi: la Lombardia, feudo formigoniano ormai da un quindicennio, con percentuali inattaccabili fino a poco fa;  e il Lazio, il cui governatore rosso Marrazzo  era stato costretto alle dimissioni da uno scandalo di cocaina e puttane, pardon, viados.  La vittoria sulle sponde del Tevere sembrava sicura. Ora, invece, si profila una coabitazione tra Gianni Alemanno e la anticlericale Bonino. A salvare Silvio dovrebbe pensarci l’Udc.

 

Chi ci capisce  è bravo

In Lombardia la situazione non è meno complicata.  Tralasciando la  "bomba" di questi  giorni,  la macchina azzurra si è inceppata in diverse altre occasioni.  E Monza, che da quando è Provincia inizia a soffrire degli stessi male delle città, non fa eccezione. La moltiplicazione delle poltrone e delle scrivanie, lungi dal saziarla, ha aumentato la fame di visibilità e inasprito le lotte per il potere. Quelli di prima, al confronto, sembrano giochetti  da dilettante. Le firme  irregolari sono  solo l’ultimo di una sequela di errori  e “coincidenze” (come il disastro ambientale della Lombarda Petroli)  che negli ultimi tempi sono andate sommandosi a cascata, lasciando il Pdl nei guai e provocando le ire del Cavaliere.

Non c'è che dire, segnali ce n'erano da tempo. Come dimenticare la storia di Guido Della Frera, imprenditore,  ex assessore regionale e  proprietario dell’Hotel Villa Torretta di Sesto San Giovanni?  Uomo con ampi interessi nella sanità, da dicembre  Della Frera ha tappezzato il territorio di manifesti col logo Brianza Futura, secondo una collaudata operazione di marketing politico che punta a fissare nella mente il logo di un’associazione (apartitica) per  associarlo in seguito al volto del candidato (ovviamente tesserato).  La lezione di Pavlov, l’etologo che studiò il condizionamento nei cani, si dimostra ancora una volta applicabile alla pubblicità.  Ne sa qualcosa Marco  Mariani, che nel 2007  condusse alla vittoria la sua coalizione  con percentuali democristiane sotto il vessillo presente ovunque di “Monza città tradita”.

Risultato: alla presentazione della lista in Brianza, Dalla Frera, impegnato anche in una campagna radio e nella realizzazione di un sito Internet con gran dispendio di risorse, resta a casa. Proprio così. Si sveglia un venerdì mattina convinto di essere candidato, ma il suo nome nella lista non c’è. Il suo posto è stato preso da Lucia Arizzi, che tre mesi fa  aveva rinunciato per ordini di scuderia alla carica di assessore al Decentramento del comune di Monza (altri due anni di mandato da portare a termine ) per coprire il seggio lasciato vacante in regione dopo la condanna in Cassazione a cinque anni dell’esponente PdL Massimo Gianluca Guarisci (mandato ormai agli sgoccioli). Guarisci, per la cronaca, era stato condannato il 19 settembre 2009 a cinque anni di carcere con le accuse di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e turbativa d’asta formulate in un’inchiesta della Procura di Milano che riguardava una serie di irregolarità negli appalti per le opere di riassetto idrogeologico in Lombardia, resesi  necessarie dopo le alluvioni del 1996 e 1997.

Per quanto riguarda Della Frera, invece,  ci sono ancora sparsi per la Brianza, e sono  tanti,  i manifesti col suo faccione in bella mostra. Chissà che con Pavlov non immagini di sfruttare  il condizionamento  tanto dispendiosamente ottenuto nella testa degli elettori in qualche altro modo...

 

Ma i guai  non sono finiti...

Non si può a questo punto fare a meno di citare l’arcinoto assessore regionale all’Ambiente Massimo  Ponzoni, coinvolto nella costruzione di una villetta bifamiliare abusiva (intestata alla  moglie). L' edificio è stato raso  al suolo il 20 marzo 2009.  Ponzoni, che ad ottobre è stato  ascoltato per dieci ore dai magistrati   nell'ambito dell'inchiesta che ha portato in carcere il re delle bonifiche  Giuseppe Grossi per la vicenda dell'area Montecity - Santa Giulia, non pare averne risentito.   Nonostante il risalto che entrambe le vicende hanno avuto sui giornali, anche nazionali, alle cene  dell’enfant prodige azzurro,  sempre ben frequentate, i partecipanti si contano a decine per non dire a centinaia.

Che dire poi di Piergianni Prosperini, assessore ai Giovani, Sport e Promozione Turistica de l Pirellone, interessante  caso di linguaggio da leghista e tessera del Pdl.  Arrestato in diretta Tv e tuttora in carcere con l’accusa di corruzione aggravata, turbativa d’asta e truffa ai danni della Regione, secondo i pm avrebbe girato a Odeon Tv parte dei fondi di una campagna per la promozione delle bellezze lombarde. La televisione avrebbe “ringraziato” con un presente in contanti da centinaia di migliaia di euro, oltre che con spazi pubblicitari adeguati a promuovere la sua immagine.

Recente è poi il caso di Milko Pennisi, presidente della commissione urbanistica  del Comune di Milano,  arrestato il mese scorso  in flagranza di reato mentre intascava una mazzetta da 5.000 euro. Pure pochi, per il rischio che correva prestandosi al “gioco”. Scaricato in fretta e furia da tutto il partito, a partire dal sindaco Letizia Moratti che gli aveva negato il posto  da assessore che da sempre sognava, il suo arresto  getta un’ombra  su tutte le concessioni urbanistiche negli ultimi anni nel capoluogo, lavori per l’Expo e Citylife inclusi.

Per finire, ecco la storia di Gianfranco Abelli,detto il Faraone,  ras lombardo della Sanità, e della  moglie Rossana Gariboldi, che dalla scrivania di assessore comunale a Pavia è finita a San Vittore per tre mesi, uscendone a gennaio dopo un patteggiamento a due anni e pena sospesa.

E adesso  ci si son messi pure i radicali di Cappato  a chiedere il riconteggio delle firme per un partito che non è riuscito a metterne  insieme 3.500 regolari in una regione abitata da 10 milioni di persone. Ma c’è di più.

Restano infatti aspre  le polemiche interne al partito. Tra ex di An e di Forza Italia  che nei  Consigli di mezza Italia (Monza compresa ) continuano a formare due gruppi ben distinti tra loro, e che anche in città si sono presentati in pubblico  separati in diverse occasioni, non corre buon sangue. Nonostante gli sforzi della dirigenza nazionale di puntare sulla "squadra", a livello locale nessuno ha mai creduto al partito unico. Troppo differenti le due tradizioni per potersi unire in così poco tempo.  Nelle occasioni importanti, notava Alessandro Sallusti sul Giornale, quelli del Pdl ne mandano sempre uno per parte. Peccato che a Roma  neanche questo sia bastato. Una Lega chiusa nel solito silenzio assordante, in attesa di aumentare il suo bacino personale per poi passare alla cassa, completa  il quadro e  rende queste regionali molto  interessanti sotto il profilo dei rapporti di forza all'interno della coalizione.

 

Le possibilità aperte

Ma ci sono anche motivi per sorridere per gli uomini di Formigoni. Non si può fare a meno di notare che in tutto questo bailamme non c’è alcun merito del PD. Sono stati i radicali a chiedere il controllo delle firme e a riaprire una campagna elettorale che a gennaio si dava per persa in partenza. Ammesso che riuscisse a vincere,   il partito di Bersani raccoglierebbe  i frutti di un lavoro non suo. Una campagna elettorale sottotono,  dal sapore di sconfitta annunciata, condita da cartelloni di dubbio gusto (il cambio di un’autovettura a simboleggiare il cambio di marcia in politica, appare francamente fuori luogo  in una regione assediata dal traffico e dall’inquinamento) non ha colpito al cuore nemmeno i più accesi sostenitori.  Le lotte interne non mancano.  A questo punto persino la candidatura di Penati,  già bocciato alle Provinciali,  potrebbe  rivelarsi buona per incassare il voto di qualche  indeciso; il suo volto, nonostante tutto  è ancora  conosciuto a Milano.  Ma le elezioni regionali si vincono sul territorio. E con gli azzurri mai così vicini al disastro,  certi errori dell' avversario bisogna saperli sfruttare.  Altrimenti non si passa nemmeno se il Pdl non si presenta. Ecco cosa succede a stare per quindici anni all’opposizione...

 


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