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È fatta: Roma avrà il suo Grand Prix. "Non in competizione con Monza", sostiene Alemanno. Ma la Fia fa sapere che due GP per un paese solo sono troppi. Vincerà il fascino della Città Eterna, nonostante i mille problemi organizzativi, o la tradizione di Monza e il peso economico del Nord? Abbiamo due anni per scoprirlo, mentre destra e sinistra si scoprono unite a difesa di un business irrinunciabile per la città.

 

L'ultima volta che i 'padani' si sono scagliati con tale violenza contro Roma è stato quando Brenno calò sulla caput mundi coi suoi Galli, mettendo a ferro e fuoco il Campidoglio. Il motivo di tanta aggressività? Lo 'scippo' del Gran Premio. Ma di cosa si tratta esattamente? Di un percorso urbano - tipo Montecarlo per intenderci - che, per 10 anni a partire dal 2012 (il contratto è un 5 + 5), vedrà sfrecciare i bolidi della F1 tra le strade dell'Eur, il quartiere direzionale voluto da Mussolini a sud della Capitale.

Potevano pensarci prima, verrebbe da dire commentando la reazione scomposta dell'establishment monzese, mista di rabbia e di sorpresa, visto che di un GP romano si parla da mesi, se non dai anni. Ma tant'è: è chiaro che Ecclestone & soci non potevano restare insensibili al fascino, non tanto della città eterna, quanto dei ritorni economici - soprattutto pubblicitari - che un brand straconosciuto nel mondo come Roma promette di attirare. E a poco sono valse le proteste brianzole.

Per i 'Nordisti', si tratta del secondo duro smacco ricevuto dal governo di Centro-destra, dopo la smobilitazione di Malpensa, nonostante le promesse e la presenza della Lega. Ma gli alti lài, stavolta, sono decisamente bipartisan. E si capisce: per una città delle dimensioni di Monza, il Gran Premio è un business irrinunciabile, mentre per una destinazione turistica per tutte le stagioni come Roma è poco più di una goccia del mare.

Ma perché lamentarsi tanto, quando tutte le autorità a cominciare dal sindaco Alemanno si sono affrettate ad assicurare che il circuito romano non sarà in competizione con Monza? Perché, al di là delle promesse di rito dei politici, la Fia ha già fatto capire più volte (implicitamente, ma chiaramente) che non c'è posto in Italia per due Gran Premi, come ha già dimostrato la stretta su San Marino. E indovinate chi sarebbe sacrificato tra Monza e Roma, stando così le cose.

Un altro colpo messo a segno dall'attività di lobbying romana nello sport nazionale preferito: la lotta fratricida per la gioia dei nostri competitor internazionali. Che va ad aggiungersi al temporaneo 1-0 per la capitale nell'eterno derby Malpensa-Fiumicino (ma qui pare che i contendenti abbiano trovato un accordo per uno sviluppo congiunto) e alla lotta senza quartiere... fieristico tra Fiera Milano e Fiera Roma. Che, senza far decollare l'esposizione laziale, ha creato qualche fastidio a quella milanese, ad esempio con la creazione a Roma di una fiera del turismo in competizione con la milanese Bit.

Eppure molte voci, anche romane, si sono alzate contro questa iniziativa. Alex Zanardi ha definito 'una follia' un Grand Prix a Roma, mentre molte voci critiche hanno fatto notare che il pubblico straniero si aspetta di vedere le monoposto sfrecciare tra il Colosseo e i Fori Imperiali (cosa ovviamente impossibile), e resterà deluso quando vedrà sullo sfondo della corsa i palazzi in stile littorio dell'Eur. Con il rischio di un flop di ascolti - e di introiti. Ma ormai il dado è tratto, e Monza ha due anni per giocare tutte le sue carte. Sarà all'altezza, questa volta? 

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