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Elena Colombo "La cultura è un diritto. Migliora e fa crescere la città: una città con minor disagio giovanile, più viva, è anche una città più sicura"


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eno centri commerciali e meno shopping. È uno dei suggerimenti per far crescere la cultura a Monza che propone Elena Colombo. Consigliere comunale di Città e Persone – Lista Civica Faglia, Colombo è alla prima esperienza politica ma di cultura se ne intende: da 20 anni segue per una casa editrice di Milano progetti speciali relativi a temi di grande interesse didattico, pedagogico e sociale, lavorando con enti pubblici, associazioni, fondazioni.

Come stimolare un cambio di tendenza che, specie tra i giovani, sarebbe una vera inversione a U? Con più proposte culturali dirette espressamente a loro e al mondo della scuola, per esempio. Più contenuti e meno apparenza. La cultura è un diritto per i cittadini, sostiene Elena Colombo. Migliora e fa crescere la città, anche economicamente e ne migliora la sicurezza: una città con minor disagio giovanile, più viva, è anche una città più sicura.

Abbiamo chiesto la sua opinione su alcuni dei punti più scottanti del macrotema “cultura” a Monza.

Carenza di luoghi della cultura a Monza: più un problema di spazi o di strategie?
Certamente di strategie. Di volontà, di scelte politiche. È necessario avere chiaro un progetto culturale, individuare precise linee strategiche, proporre mostre che raccontino qualcosa di nuovo, lascino un segno. La scelta di puntare sulla cultura per cambiare l’immagine corrente di Monza “città dell’autodromo e del lavoro” deve diventare una decisione strategica. E politicamente potrebbe rappresentare un cambiamento importante rispetto al passato remoto – ma anche prossimo – e certamente una riconsiderazione delle priorità. Le proposte devono essere più aperte al “nuovo”, allargare gli orizzonti, superare il localismo, valorizzando sì le tradizioni importanti della città, ma in un’ottica più aperta, moderna. Occorrono progetti di qualità per rendere la città adeguata alla sua importanza economica, sociale e culturale, progetti che comportino anche investimenti importanti.

In quanto ai luoghi, in attesa della realizzazione di musei, di un auditorium, di una pinacoteca, la Villa a fine soprattutto museale, il Parco e l’Autodromo potrebbero rappresentare luoghi da cui far partire nuovi e moderni progetti; spazi di eccellenza sui quali investire risorse della città per un loro rinnovamento e “utilizzo”. I temi cardine sui quali puntare per uno sviluppo culturale che metta in luce le particolari caratteristiche di Monza ci sono. Non serve copiare iniziative già presenti altrove. Vedremo se il nuovo Consorzio sarà capace di creare nuove concrete opportunità.

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L'ISA di Monza. In apertura "Comunicare in un soffio", tratto dal set ISA di Magoproduzioni

Monza e la Brianza presentano diversi elementi caratterizzanti forti (ad esempio il design) che non vengono valorizzati e spesso nemmeno percepiti non solo dalle istituzioni locali, ma nemmeno dalla società civile. È più un problema di risorse o di atteggiamento/mentalità?
Forse nel passato Milano ha sfavorito Monza, la sua visibilità. Ma non dimentichiamo che il design è nato in Brianza, anche se poi è stato “assorbito” da Milano, e lanciato da quest’ultima in una dimensione internazionale. L’ISIA ad esempio, Istituto Superiore di Arti Applicate all’Industria [il cui erede è oggi l’ISA, Ndr], venne creato nella nostra città nel 1922, dette luogo alla nascita delle Biennali delle Arti decorative presso la Villa, che diventarono poi Triennali e costituirono la premessa per l’attuale Triennale di Milano. Oggi il rapporto della nostra città con Milano resta comunque importante, vanno incentivate sinergie con la Triennale, con i musei, tra gli assessorati alla cultura, cosa che oggi non sembra accadere, nonostante l’omogeneità politica delle due città; con istituzioni che investono e promuovono Cultura.

Non è un problema di atteggiamento né di mentalità: anche i monzesi viaggiano per ragioni culturali, e sono fruitori attenti di grandi mostre anche internazionali, di spettacoli, di eventi, rassegne, cinema, musica… l’offerta è l’elemento che fa la differenza. Il pubblico è “costretto” a fruire delle proposte. Il mio pensiero è che sia opportuno però delineare un progetto organico per non polverizzare risorse in una grande quantità di iniziative di scarsa visibilità, con poco appeal, che non attirerebbero pubblico, che non verrebbero pubblicizzate, che vanificherebbero quindi sforzi e investimenti.

20091005-colomboIn questo scenario possiamo dire che la vicenda della Casa degli Umiliati sia stata un’occasione mancata?
La Casa degli Umiliati doveva o potrebbe diventare il Museo della città: lo spazio era progettato per diventare spazio espositivo, con una sala conferenze, 7 postazioni multimediali e spazi per la didattica. Dovrebbe essere il museo-guida, illustrativo della città e del suo patrimonio, museo che colloquia con quello del Duomo e quelli della Brianza, centro di un sistema. Forse prevale invece l’idea di trasformarlo in una sede espositiva temporanea, cioè un luogo per mostre, lasciandosi alle spalle l’idea di realizzare un museo, tanto più un museo della città, vivo, proiettato verso il futuro. Ma non dimentichiamoci dell’appuntamento Esposizione universale 2015, le cui parole chiave sono accessibile e interattivo, aperto anche agli ospiti stranieri dell'Expo, quindi che garantisca anche la lingua inglese, un pubblico abituato a una fruizione moderna, a musei come lente d’ingrandimento della città piuttosto che come spazi per la contemplazione.

L’istituzione della nuova provincia potrebbe essere l’occasione per dare nuovo impulso alla cultura a Monza e nella Brianza monzese. Cosa potrebbe o dovrebbe fare la politica? Quali sono le priorità?
La Provincia di Milano è stata capace di mettere a sistema le biblioteche, i musei, i teatri, mi auguro che la nuova Provincia di Monza e Brianza sappia raccogliere questa eredità e prosegua con altri ambiti. La cultura, per citare uno degli interventi al recente convegno cittadino su Cultura e Impresa è lo spazio del pensiero critico, non del pensiero unico e ben vengano contaminazioni tra i luoghi, i progetti, gli attori della cultura, i suoi ambiti, arte, fotografia, teatro, poesia, letteratura, musica, architettura… tutti motore di innovazione, agenti di cambiamento e di sviluppo sociale.

Le priorità: un Museo dell’autodromo, che “racconti” la storia delle gare, dei piloti dal ’22 a oggi attraverso la raccolta di documenti, foto, filmati, trofei, testimonianze, aperto al pubblico tutto l’anno, non solo per la settimana del Gran Premio; la Pinacoteca civica, prevista alla Pastori-Casanova (con spazi per mostre permanenti e temporanee, una sala convegni, depositi per le opere, laboratori di restauro, un giardino per ospitare mostre all’aperto e sculture, una cafeteria, un archivio, un bookshop…), il Museo Etnologico al quartiere Cederna (da più di 30 anni ha la disponibilità di un piccolo spazio della Villa reale, dove sono conservati più di 16.000 reperti, purtroppo non disponibili al pubblico se non durante alcune mostre spesso allestite al Mulino Colombo).
E ancora, sarebbe bellissimo per la città un Festival del Parco, la creazione di un museo ambientale nel parco, perfettamente in linea per esempio con il tema dell’Expo 2015; iniziative sulla Brianza centro del design italiano, in accordo con il Vitra Design Museum di Basilea, uno dei più importanti musei di architettura e design industriale del mondo, con cui in passato era stato stretto un accordo dalla nostra città. Un esempio di sinergia che lancerebbe Monza verso dimensioni internazionali.
Un’altra opportunità: cultura non solo in spazi chiusi, ma anche in spazi aperti, piazze, strade, giardini: nel parco abbiamo gli esempi della Voliera e de Lo Scrittore, le installazioni di land art. In questi casi è la cultura che va verso i cittadini e che li affascina, li avvicina. Cito come esempio le belle mostre fotografiche allestite a Milano in via Dante, con pannelli illuminati per una fruizione il giorno e la notte (ad esempio con la mostra sull’astronomia).

Nonostante le carenze a Monza e Brianza l’associazionismo culturale è molto vivace. Tuttavia le associazioni parlano poco tra di loro e raramente realizzano progetti comuni. Come fare per “metterle a sistema”?
La nostra città è ricca di associazioni culturali, di teatro, poesia, arti figurative, attenzione per la tutela dell’ambiente e del patrimonio storico e molte altre: sono un patrimonio collettivo importante, sono luoghi d'incontro tra persone, culture e generazioni, che meritano di essere coinvolte in un progetto organico, condiviso. Come? Creando momenti di confronto, in una logica di contaminazioni positive, di scambio di esperienze e di sensibilità cui ho prima accennato.

La vicinanza di una capitale culturale internazionale come Milano è più un problema o più un’opportunità? E cosa fare per non farsi “fagocitare”?
Giusto agire in sinergia con Milano, ma senza dimenticare i diversi unicum che caratterizzano la nostra città: i Longobardi, il Museo del Duomo e i suoi tesori, il Parco, la Villa Reale e i suoi giardini, l’Autodromo, i Musei e la Pinacoteca che mi auguro avremo il coraggio di realizzare.
Milano è anche un esempio positivo per la cultura, l’arte, i musei, il design, le proposte. In questi ultimi giorni ha visto la presenza di migliaia di visitatori nei suoi musei aperti il sabato sera gratuitamente e pensa di istituire un giorno fisso alla settimana per l’apertura serale. Questo può farci da esempio.
Da ultimo, non rinuncerei a un progetto che faccia conoscere le culture straniere presenti, attraverso momenti di incontro, scambio, arricchimento reciproco, anche con l’obiettivo di avvicinare i cittadini monzesi grandi e piccoli ai temi dell’integrazione, della tolleranza.

 


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