Vorrei | Rivista non profit

Dal 2008 rivista non profit di cultura, ambiente e politica. Senza pubblicità.

20090326-azzardo

Chi sono i malati del gioco d'azzardo: le cause, le loro vite, le vie d'uscita

 

Per capire che cosa porti ad avere una dipendenza da gioco d'azzardo bisogna considerare una serie innumerevole di condizioni, di fattori, di situazioni. Ci abbiamo provato con il prezioso contributo di due attivisti della sezione monzese dell'Associazione Giocatori Anonimi, Marco e Luca.

Che cosa fa la vostra Associazione?
Aiuta le persone che hanno il problema del gioco d'azzardo, ad una sola condizione: che abbiano il desiderio di smettere. Lo si fa attraverso un programma spirituale di ricostruzione interiore, mediante l'uso della letteratura, in un percorso di dodici "passi". Il fulcro di questo programma è poi l'incontro di gruppo, una volta a settimana, dove c'è uno scambio di esperienze e, soprattutto, di energie. L'importante è che ci sia una grande volontà di fondo di essere aiutati, una ammissione di difficoltà. Non a caso il manuale che contiene i dodici passi si apre proprio con questa frase: "Abbiamo ammesso di essere impotenti di fronte al gioco d'azzardo e che le nostre vite erano diventare ingovernabili".

Che cosa porta un giocatore dipendente a rivolgersi a voi?
L'aver toccato il fondo, purtroppo. Spesso è il solo trovarsi di fronte ad un aut-aut che ti fa rendere veramente conto che è il momento per chiedere aiuto, per provare a riprendere la tua vita. Il toccare il fondo ha certamente molti aspetti; quello finanziario prima di tutto, quando i soldi sono finiti e ci si ritrova sommersi dai debiti; ma poi, può sembrare assurdo, andando avanti ci si rende conto che l'aspetto economico è forse quello meno grave. Riconquistare gli affetti, la famiglia, gli amici, la stima, spesso è ben più difficile. Nessuno ti ridarà mai gli anni spesi puntando sui cavalli, o l'amore di tua moglie se qualcosa si è spezzato.

Che origine ha la dipendenza?
Molteplici, ma tutte sono derivanti da una sola: un vuoto interiore. Fondamentalmente un giocatore scommette, punta, per sentirsi appagato, per sentirsi un vincente, e quindi per colmare delle mancanze interiori che probabilmente si porta dentro da molto tempo, anche dall'infanzia. Bassa autostima, bisogno di conferme, un malsano narcisismo sono tutte alla base del gioco compulsivo.

Una persona perché inizia a giocare, da cosa è spinto?
Perché ha bisogno di un'emozione. Ci sono diversi modi di giocare, e questo lo si può capire anche osservando i giocatori, con le loro differenze. Il fattore divertimento è quello che ti fa iniziare, così, per voglia di giocare, nel vero senso della parola. Il fattore economico, certo è importantissimo, fa da traino, e il fatto di poter giungere con una vincita a ripianare i buchi che sono stati creati nel percorso è il punto di arrivo. Ma ci sono giocatori che concretamente giocano per avere un'emozione, un brivido, per colmare un gap emozionale. Moltissimi giocatori compulsivi, per esempio, possono aver speso vent'anni scommettendo sui cavalli, aver ipotecato la casa per farlo, e non aver mai infilato una monetina in una slot machine. Questo è fondamentale per capire quanto il ricevere emozioni, e appagare il proprio ego siano le basi del gioco compulsivo. Lo si può fare solo con un certo tipo di giochi, un certo uso della propria intelligenza, solo in base al proprio gusto.

Si è coscienti di avere un problema, una patologia?
Si, quando sei compulsivo lo capisci. Forse non dall'inizio, complice anche un rifiuto del problema, ma i segnali li puoi vedere benissimo. Quando perdi e torni a casa a prendere altri soldi, quando ti trovi a cercare le scuse più disparate per poter correre a scommettere, quando rinunci al tempo passato con le persone che ami per giocare, ti rendi perfettamente conto del tuo problema.
Secondo lo schema di Custer vi sono tre fasi. La fase di divertimento, che è la prima, a cui subentrano poi la fase di disperazione e quella della richiesta d'aiuto. Alla terza fase si giunge solamente quando si realizza e, soprattutto, si ammette di avere un problema.

È evidente da ciò che sta emergendo che quello della dipendenza da gioco è un problema di una gravità enorme. Secondo voi, se ne parla a sufficienza?
Assolutamente no, se ne parla pochissimo, e questo per diversi motivi. Innanzitutto per il giro di soldi che il gioco d'azzardo genera (si parla di 45 miliardi di euro di giro complessivo in Italia atteso per il 2009, 9 miliardi dei quali finiranno nelle casse dello Stato, ndr). In secondo luogo perché il gioco d'azzardo fa parte di un circolo vizioso di impoverimento culturale che spinge le persone a cercare delle "scorciatoie" per inseguire l'obiettivo della ricchezza. Siamo costantemente bombardati da questa idea del "dio denaro" come punto di arrivo, e questo ha generato anche un abbassamento dell'età in cui si inizia a giocare. Il messaggio che arriva ai ragazzini è che bisogna avere i soldi, tanti soldi, per poter sentirsi qualcuno, e questo li spinge a guardare al mondo del gioco con ammirazione. La gente però deve capire che le minacce insite nel gioco d'azzardo sono troppe, e troppo pesanti. Si rischia di rovinare tutto quello che si ha intorno, la propria vita a tutto tondo. C'è troppa disinformazione, e le persone che si rivolgono a noi, seppur non poche, sono pochissime rispetto a tutte quelle persone che hanno dei problemi e non sanno come farsi aiutare.

In che modo le terapie, per così chiamarle, che utilizzate in associazione come la vostra, sono determinanti per aiutare un dipendente da gioco?
Le terapie di gruppo si sono rivelate fondamentali per sconfiggere una dipendenza perché in un gruppo di persone con il tuo stesso problema ti senti capito davvero, accettato, e soprattutto riesci a non provare vergogna. Nessuno ti può ridare tutti gli anni che hai perso, tutta la vita che hai sprecato, ma rivolgersi ad un gruppo di persone che può davvero capire il problema che porti dentro di te è essenziale per iniziare un cammino che ti riporti ad una vita fatta di cose vere. Questo lo si può fare credendoci, volendolo, giorno dopo giorno, iniziando a non giocare per ventiquattro ore, che poi potranno trasformarsi in settimane, poi in mesi. Il Tao insegna: "Per mettere ordine nella propria esistenza, occorre anche concedersi il tempo necessario per farlo.

E senza gioco, un giorno dopo l'altro, si recupera una vita.

 

Gli autori di Vorrei
Author: Carlo Motta
I miei ultimi articoli

Iscriviti alla newsletter
Iscriviti gratis alla nostra newsletter per ricevere gli aggiornamenti e le novità sugli articoli e le iniziative di Vorrei

Per iscriverti devi accettare i nostri termini di utilizzo dei tuoi dati, ovvero la nostra politica riguardo la privacy. Non li cediamo a nessuno e non abusiamo mai! :)

Su Vorrei.org utilizziamo i cookie perché ci aiutano a migliorare la rivista. Se continui a leggere dichiari di aver capito. Va bene?