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Mentre si perde tempo dietro le ronde, "Milano è la vera capitale della ‘ndrangheta
e la Lombardia è la quarta regione per beni confiscati alla mafia"

Eravamo rimasti alla mafia dei film, animalesca e brutale come quella di Totò Riina. Ma i tempi dei mafiosi classici, quelli stile don Tano Badalamenti nel film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana, appartengono al passato. Si è passati, ormai, alla mafia in giacca e cravatta. E in Brianza la ‘ndrangheta vive, lotta, guadagna e prospera qui di fianco a tutti noi. Lasciando tracce.

Dall’inchiesta di Mario Portanova (pubblicata su Diario e ripresa da questa rivista) e dalla relazione annuale della commissione antimafia, risulta che in Brianza operano varie famiglie coi loro traffici criminali. I nomi li fa esplicitamente la commissione presieduta da Francesco Forgione da pagina 184 a pagina 195: gli Iamonte Moscato, i potenti e spietati Mancuso e, infine, i Coco Trovato. Ma sono solo alcuni nomi.

Complici il silenzio e la scarsa attenzione della stragrande maggioranza dell’opinione pubblica, la mafia gestisce ristoranti, bar, pub.
E uccide anche. Come è avvenuto a Verano in pieno centro il 28 marzo 2008 con l’esecuzione di Rocco Cristello. Nessun testimone.
La ‘ndrangheta, secondo le ricostruzioni, ha grossi interessi nei settori dell’edilizia e, soprattutto, del movimento di terra. Si prende addirittura il lusso di gestire una discarica a cielo aperto, visibile a tutti. All’uscita di Desio della superstrada Lecco-Milano, la Valassina.

Franco, il capostipite dei Coco Trovato è stato condannato a ben quattro ergastoli. Gestiva locali, appalti, traffico di droga e giri di auto rubate. Agli atti risultano bombe nei locali dei suoi concorrenti e riscossione del pizzo. A seguito dell'inchiesta denominata "Wall Street" (come il suo rifugio) vennero sequestrati: dieci ristoranti, una palestra, tre negozi di abbigliamento, un bar, un impianto di autodemolizioni, trenta auto di grossa cilindrata, due moto, due barche, tredici appartamenti, tre ville, sei capannoni industriali e svariati conti bancari. Ora sembra sia il turno dei De Pasquale di Calolziocorte, usciti dal carcere grazie all’indulto (fonte Merante online).

Ma il malcontento inizia a serpeggiare anche in Brianza, da quando si è capito che il problema non riguarda solo il Meridione. Ultimamente è tutto un fiorire di incontri e iniziative, affollatissime. Il 24 ottobre 2008, Bernareggio ha ospitato Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo (assassinato nel 1992 a Palermo) e Benny Calasanzio, nipote di vittime di mafia. Il 28 ottobre scorso sono arrivati a Giussano ospiti della locale sezione del Pd gli ex super prefetti antimafia Luigi De Sena e Achille Serra. Infine il 15 novembre 2008 Massimo Brugnone, Aldo Pecora e Rosanna Scopelliti, coordinatori di Ammazzateci Tutti (associazione di ragazzi della Locride nata all’indomani dell’omicidio del consigliere regionale Francesco Fortugno, nel 2005) hanno incontrato al mattino le scuole di Monza e alla sera hanno partecipato alla settimana di “Solidarte”, organizzata a Casatenovo dal centro multiculturale Angolo Giro.

E questo è stato solo l’inizio. Altre iniziative sono in programma. Tanti hanno capito che non si può stare a guardare perché il problema li riguarda da vicino. Come ha detto Aldo Pecora, coordinatore nazionale di AT: “I cittadini del nord Italia devono rendersi conto che la mafia non è più relegata in Calabria, Sicilia, Campania e Puglia. È in Lombardia che si fanno affari ed è qui che alcune delle più potenti famiglie mafiose si sono materialmente radicate. La mafia è davvero ovunque e tutti insieme dobbiamo combatterla”.

Ancora più incisive le parole del coordinatore regionale Massimo Brugnone: “Milano è la vera capitale della ‘ndrangheta e la Lombardia è la quarta regione per beni confiscati alla mafia dopo la Sicilia, la Calabria e la Campania. Non solo. Quel che è peggio è che in Lombardia esistono tutte le quattro mafie; quasi fosse un crocevia indispensabile per tutte le organizzazioni criminali presenti in Italia. In Lombardia esiste la camorra, esiste Cosa Nostra, esiste la ‘ndrangheta ed esiste la Sacra Corona e tutte collaborano fra loro e con le mafie straniere. Qui le mafie non si fanno la guerra; si spartiscono i traffici internazionali. Ora a Milano ci sarà l’Expo. Sarà necessario tenere gli occhi aperti perché arriveranno moltissimi finanziamenti e le famiglie mafiose del territorio cercheranno senza dubbio di metterci le mani sopra. Si parla già di una lotta per accaparrarsi gli appalti”.