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Intervista al responsabile e agli insegnanti del CFP “S. Pertini” di Seregno. Nonostante le situazioni difficili di molti ragazzi, l'istituto continua a fornire alle aziende manodopera formata e competente.

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Sembra una scuola, ma è qualcosa di diverso. È un Centro di Formazione Professionale. Un istituto cioè che prepara e forma alcune delle categorie di lavoratori maggiormente richieste dal mercato del lavoro. Autoriparatori, elettricisti, operatori di macchine utensili, personale amministrativo: è qui che si formano queste figure professionali, spesso attraversando difficoltà di ogni tipo. Gino Crisci, coordinatore del settore meccanico, ci racconta di quanto sia arduo gestire l'aula e il perchè: «Le aspettative della nostra utenza il più delle volte sono erronee – dice – ci si aspetta di svolgere solo attività di laboratorio, quindi pratica, e nulla di teorico. Ma adesso noi dobbiamo anche garantire ai ragazzi la formazione della scuola dell'obbligo. In più – aggiunge – spesso i ragazzi con cui lavoriamo si portano dietro un disagio sociale».

Riguardo all'utenza di origine straniera, racconta: «Ci sono molti extracomunitari, almeno un quarto degli alunni. Sono i più educati – afferma – i più disposti a sacrificarsi, pur con tutti i loro limiti, primo fra tutti la comprensione dell'italiano. In generale hanno più rispetto dell'istituzione e degli insegnanti, anche se accade che per integrarsi con gli italiani ne assumano i comportamenti sbagliati».

Claudio Todde, che da tre anni insegna qui nel laboratorio di macchine utensili, racconta: «La situazione alle volte è difficoltosa. I ragazzi hanno dei problemi, o perchè non sono italiani o per via della loro condizione familiare. Prima ancora che insegnare – spiega – devi educare e responsabilizzare». Anche secondo lui gli extracomunitari in genere mostrano un maggiore rispetto verso l'insegnante e la condotta. E gli italiani? «Intendiamoci, molti vengono sapendo che devono imparare, ma tanti altri sono qui solo per l'obbligo scolastico – risponde – sono i tipici bulletti che spesso e volentieri ostacolano le lezioni. Nella mia esperienza qui – aggiunge – ho rilevato che gli allievi che vanno bene sono quelli seguiti dalle loro famiglie, mentre chi va male è perchè viene lasciato a se stesso».

"Gli stranieri? Li sfotto soltanto"

È un ragazzo del primo anno. Quindici anni, bocciato una volta alle scuole medie. Il "Pertini" è la sua prima scelta. «A me piace fare l'elettricista, sono qui perchè voglio lavorare» dice. In classe alcuni suoi compagni sono extracomunitari: Marocco, Ucraina. «Con gli stranieri ho un rapporto abbastanza buono» afferma, sbrigativo. In che senso? Siete amici? «No, amici no. Li frequento a scuola e basta». «A me sembra che tu e gli altri li trattiate male» gli dice il professore che lo ha accompagnato. «Ma sì, qualche volta li sfotto, ma da parte mia non penso che ci sia razzismo» risponde lui con aria sardonica. La discussione tra i due si fa fitta, e poco dopo il professore lo accompagna dal responsabile. Viene fuori che avrebbe preso un orologio al compagno ucraino per poi gettarlo a terra nel momento in cui gli era stato imposto di restituirlo. Quant'è sottile il confine tra il razzismo e il bullismo puro e semplice? Perchè sembra sempre più che i giovanissimi possano scegliere soltanto tra l'uno e l'altro?

 

Il responsabile del “Pertini”, Vincenzo Angelo Longo, ci racconta della storia dell'istituto e ce ne spiega la funzione principale: «Il centro nasce a Seregno nei primi anni Sessanta – dice – e fino al 1985 operava in due soli settori, quello meccanico e quello dei servizi per le imprese. La nostra attività formativa – continua – riguarda sia la fascia d'età dell'obbligo scolastico sia la formazione continua e permanente. Cerchiamo il più possibile un'aderenza alla specificità territoriale della Brianza – precisa – alle sue caratteristiche produttive».

Fin dall'inizio della sua storia, l'istituto ha sempre avuto un rapposto costante e consolidato con aziende e ditte locali, tramite convenzioni rinnovate di anno in anno. «Le aziende con cui collaboriamo – spiega Longo – non sono sempre le stesse, anche se con alcune il rapporto è duraturo, soprattutto con quelle che prendono in stage i nostri ragazzi del secondo e terzo anno. Diamo vita a collaborazioni anche di altro genere – prosegue – come quella intrapresa con un circolo velico di Como per ragazzi con gravi disabilità».

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Per quanto concerne i numeri, il CFP ogni anno accoglie circa trecento alunni dell'obbligo scolastico e centocinquanta studenti di oltre sedici anni, e licenzia dagli ottanta ai cento qualificati, pronti per lavorare nelle aziende. «Da anni ormai il “Pertini” – dichiara Longo – lavora al massimo della sua capienza: in una struttura fatta per accogliere attorno alle dodici classi, noi ne abbiamo ben sedici». Quant'è difficile far rispettare la disciplina? «Non poco – risponde – ma non abbiamo degli episodi eclatanti di bullismo. Si verificano, magari anche più volte, situazioni inaccettabili, senza però sfociare in fenomeni di particolare rilevanza. Noi cerchiamo sempre – continua – di individuare il motivo di determinati comportamenti per trovarvi una soluzione». Come è vissuto il rapporto tra alunni italiani e stranieri? «Gli extracomunitari sono presenti in buon numero – dice Longo – ma la presenza non è massiccia come in altre zone. Nella mia opinione – dichiara – non c'è mai stato un razzismo diffuso, anche se è vero che una lite tra un italiano e uno straniero prende accenti diversi da quella tra due italiani». Il responsabile ritiene che un dato più interessante sulla reale integrazione degli extracomunitari sia che tutti i qualificati licenziati dalla scuola (di cui secondo Longo circa il 15% è straniero) trovino lavoro quasi subito, senza discriminazioni di alcun tipo.

Non solo macchine e motori

Tra le lezioni e l'attività di laboratorio del "Pertini", i ragazzi hanno potuto anche esprimersi artisticamente. Lo scorso febbraio, infatti, su iniziativa del professor Tagliabue, gli alunni hanno avuto la possibilità di partecipare ad un laboratorio musicale. Con l'aiuto di un docente appassionato di musica, una band composta da studenti del CFP, trovandosi in una sala prove di Seregno, ha preparato una serie di canzoni da eseguire in concerto nel corso della festa di fine anno scolastico. «Il repertorio spaziava da Vasco Rossi ai Red Hot Chili Peppers e ai Pink Floyd – ha spiegato Tagliabue – è stato un concerto ben riuscito». L'esperienza è stata senza dubbio positiva: i ragazzi della band del "Pertini" continuano ancora a suonare in modo autonomo anche adesso che alcuni di loro sono usciti dalla scuola. La festa di fine anno ha dato spazio anche ad una gara di writers, le cui opere sono tuttora esposte nell'atrio e nell'aula video dell'istituto. «Per il prossimo anno – ha annunciato Tagliabue – vorremmo invitare anche gruppi di altre scuole. A patto però di avere il tempo e le energie per riuscire a realizzare l'evento».

 

Su questo punto, il coordinatore didattico Paolo Tagliabue è senz'altro più diretto: «È inutile nascondercelo – afferma – gli episodi di razzismo ci sono, qui come in tutte le altre scuole. Si prende di mira l'extracomunitario perchè è più debole, più in difficoltà. Far rispettare la disciplina – ammette con un sorriso – è una guerra continua». Al di là di tutti i problemi, Tagliabue è comunque orgoglioso del lavoro che si svolge nel “Pertini”, e ce ne parla mentre ci accompagna a fare un giro per i laboratori dove gli studenti seguono le lezioni pratiche. «Da tempo ormai quella professionale viene considerata la cenerentola del percorso di formazione – ci spiega – alle medie gli insegnanti indirizzano qui gli studenti che considerano meno dotati, come se qui si facesse del puro e semplice addestramento pratico. È sbagliato – prosegue – le aziende cercano persone motivate e preparate professionalmente. Non esiste più l'operaio che svolge compiti di basso profilo punto e basta, adesso per lavorare alle macchine devi conoscere tecnologie e linguaggi di programmazione. Devi studiare, insomma». I problemi maggiori, in sostanza, vengono dalle prime classi, quelle cioè in cui si concentrano i ragazzi che già alle medie sono ghettizzati perchè non sanno stare alle regole. In seconda e in terza invece si fa un buon lavoro, grazie agli stage, ai laboratori e alla costanza degli insegnanti. Elettricisti, artigiani, concessionari di automobili e aziende metalmeccaniche della Brianza traggono buona parte della loro forza lavoro proprio dal “Pertini”.

Nell'istituto lavorano insegnanti giovani, spesso alle prime esperienze, ma anche molti veterani che sono qui da quasi vent'anni. «Per i docenti – afferma Tagliabue – questa è una palestra, che molti mettono a frutto anche quando trovano lavoro in altre scuole. In tanti – racconta – non rimangono perchè giustamente cercano qualcosa di più dei contratti a progetto che offriamo da dieci anni a questa parte». In più, una norma della recente finanziaria impedisce a chi ha maturato trentasei mesi di collaborazione presso un ente pubblico di essere assunti da quello stesso ente. Questo implica che chi vuole restare ad insegnare al “Pertini” deve trovare un modo per aggirare questo vincolo, spesso facendosi assumere da aziende private a capitale pubblico. Tutto questo per continuare a lavorare in una scuola che per molti ragazzi costituisce l'unica via per trovare un'occupazione.

Gli autori di Vorrei
Simone Camassa
Author: Simone Camassa

Nato a Brindisi il 7 maggio del 1985. Insegnante di Italiano, Storia e Geografia nella scuola pubblica, si è laureato in Lettere, in Culture e Linguaggi per la Comunicazione e in Lettere Moderne, sempre all'Università degli studi di Milano. Suona la chitarra elettrica (ha militato in due gruppi rock, LUST WAVE e BLACK MAMBA) e scrive poesie.

Appassionato di sport, ha praticato il nuoto a livello agonistico fino ai diciotto anni, per un anno ha anche giocato a pallacanestro. Di recente, è tornato al cloro.
È innamorato della letteratura in tutti i suoi aspetti, dalla poesia fino al fumetto supereroistico statunitense. Sogna di realizzare un supercolossal hollywoodiano della Divina Commedia, ovviamente in forma di trilogia e abbondando con gli effetti speciali.

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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