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 Domenica 21 dicembre una giornata curata da Angologiro e Maltrensema per l'integrazione e contro il razzismo

Domenica 21 dicembre, nella Villa Mariani di Casatenovo, l’associazione Maltrensema di Veduggio e l’associazione Angologiro di Casatenovo, da sempre molto attente ai temi dell’integrazione sul territorio brianzolo, propongono ai cittadini un “Il loro Natale”. L’evento si colloca al termine di un percorso interessante e partecipato. Ricordiamo a Novembre la Proiezione di "Va' pensiero", con l'incontro con Mohamed Ba a Veduggio sul tema dell’immigrazione e del razzismo, e di “Io sto con la sposa” sia a Lecco che a Casatenovo in presenza dei registi, facendo il tutto esaurito.

L'associazione Maltrainsema vuole essere uno spazio di confronto tra giovani, il nome nasce da “insieme” come scambio reciproco di idee, “tra” per essere ponte tra culture diverse, “in” perché le radici sono sul territorio, “train” come formazione e sperimentazione, “sema” che suona come seme, per far nascere qualcosa di bello e utile, “altra” perché sia unica e diversa e  possa assumere anche “altri” singnificati per chiunque voglia metterci del proprio. L'angolo giro nasce il 5 maggio 2007, grazie al contributo e alla volontà di due associazioni di Casatenovo, "Un ponte fra i popoli" e "Progettomondo Mlal g. Brianza" con l'intento di realizzare un centro di incontro fra cittadini stranieri e comunità locale,  per costruire una nuova appartenenza e una nuova cittadinanza ricca del contributo culturale di tutti i residenti.

La manifestazione di dicembre, patrocinata dal Comune di Veduggio e dal Comune di Casatenovo, avrà luogo dalle 10 alle 20, nel prestigioso contesto di villa Mariani e l’ingresso sarà libero. La giornata si articolerà in una serie di momenti, incontri e proposte inerenti al tema del carcere e culminerà alle 17 con la proiezione del film “Il loro Natale” di Gaetano Di Vaio, regista e produttore napoletano, che sarà presente in sala e incontrerà il pubblico. Per tutta la durata della kermesse nell’atrio dell’auditorium saranno allestiti  un mercatino natalizio con articoli di gastronomia, dolci, enologia, falegnameria, abbigliamento, giardinaggio e legatoria confezionati in case di reclusione sparse su tutto il territorio nazionale, un bookshop con prodotti editoriali (libri, cd e dvd) a tema, mostre di produzioni artistiche e stand informativi su progetti culturali e professionali attivi all’interno degli istituti di pena.

Negli spazi coperti e nei giardini della villa, tra cartocci di caldarroste e bicchieri di vin brulè, si alterneranno un laboratorio artistico a tema curato da Corinna Farchi con l'associzione "Sul filo dell'arte" e vari momenti di animazione e di intrattenimento per i più piccoli (truccabimbi, letture animate di fiabe. Nell’adiacente auditorium “Grazia Fumagalli” avranno luogo due importanti momenti di approfondimento, gratuiti e aperti a chiunque ne sia interessato: alle ore 14.30: “Articolo 27 - vivere, lavorare, pensare in carcere”. Testimonianze e ragionamenti su cosa è e su cosa dovrebbe essere la pena detentiva. Interverranno: Sara Nannini, che parlerà della sua esperienza di servizio civile nel carcere di Tulcan in  Equador ed Antonio Jannetta, ex detenuto del carcere di San Vittore, presente alla mostra come espositore. Alle ore 17: proiezione del film documentario “Il loro Natale” del regista napoletano Gaetano di Vaio; un’emozionante serie di incontri-interviste con madri, mogli e figlie di persone carcerate a Poggioreale. A seguire il regista racconterà la propria vicenda esistenziale, dalla detenzione nel carcere di Napoli all’attuale carriera di film-maker (premiato al festival di Roma 2014) e si confronterà col pubblico in merito agli effetti dell’istituzione carceraria sulle persone che scontano una pena, sui loro familiari e su tutto il tessuto sociale. Chiuderanno la giornata un aperitivo e il brindisi natalizio, con spumanti e panettoni prodotti da aziende che si occupano di progetti di lavoro per detenuti o di reinserimento sociale.

"Il loro Natale” tocca un argomento scottante, fa luce sulla condizione carceraria in Italia, restando al di qua della barriera, osservando e registrando le procedure preparatorie, le attese dei familiari, raccogliendo le inquietanti e disperate dichiarazioni dei parenti. La videocamera rispettosamente accompagna il cammino dei familiari, restando sul ciglio di quel portone di ingresso del carcere, registra le lunghe ed estenuanti code, i preparativi dei "pacchi" contenenti cibo, vestiti e qualche soldo per consentire ai detenuti di acquistare beni di prima necessità e magari un pacchetto di sigarette. Alla vigilia di Natale, mentre nelle vie di Napoli si respira un'atmosfera festosa, Maddalena, Mariarca, Titina e Stefania, sono madri, mogli, figlie la cui vita è scandita dalla durezza e dalle difficoltà di una quotidianità sempre uguale a se stessa. I loro mariti, ma può anche trattarsi delle madri, sono in carcere, chi per spaccio di droga, chi per furto. Il film le osserva mentre lavorano, quando portano i bambini a scuola, mentre vanno dall'avvocato per avere notizie sulla scarcerazione del proprio familiare o si preparano per andare a trovare in carcere i parenti. Nel raccontare una realtà scomoda, le disfunzioni della macchina carceraria e le sue atroci responsabilità, l'assenza di uno Stato e l'ingombrante presenza della Camorra, sempre pronta ad aiutare e ad appoggiare chi finisce in carcere, Il loro Natale privilegia un linguaggio lineare, senza vezzi linguistici, senza retorica. Ed è nel suo carattere di urgenza, infatti, che risiede il suo pregio maggiore, il suo punto di forza.

Primo lavoro da regista di Gaetano Di Vaio, produttore e responsabile di “Figli del Bronx”, Il loro Natale è un toccante e straordinario documentario che prende le mosse dall’esperienza di vita come ex-detenuto di Di VaioIl regista era presente lo scorso anno alla mostra di Venezia, per aver scritto il docu-fiction Napoli Napoli Napoli, firmato da Abel Ferrara.

"Io sono stato in carcere per spaccio e tentato omicidio ma mi sono salvato perché nella mia cella ho incontrato un uomo che mi ha insegnato a leggere i libri. Allora ho cominciato a chiedermi se era giusto quello che stavo facendo a mia moglie e a mio figlio. Perché loro dovevano pagare il prezzo dei miei sbagli. Così, una volta uscito, ho cominciato una nuova vita". Ma per un Di Vaio che ce la fa, sono in tanti che non riescono a uscire da quel circolo vizioso fatto di crimine, arresto, carcere, ritorno al crimine. Questo accade soprattutto perché il carcere, così com'è oggi, non svolge alcuna azione educativa.   I carcerati. Uomini che hanno sbagliato infrangendo le regole della convivenza civile, certo. che devono scontare la pena prevista dal Codice penale, certo. Che devono essere privati della libertà, d'accordo. Ma mai della dignità. E invece è questo che accade in quell'inferno che è diventato il carcere. Principale colpevole il sovraffollamento, la vita in cella finisce col diventare un lungo incubo in cui la riabilitazione diventa solo una chimera. "È un problema che riguarda tutti, è importante che i giovani se ne rendano conto: rendere il carcere un luogo di formazione e di crescita civile significa fare in modo che chi è lì dentro non tomi più a delinquere. Consentire ai familiari dei detenuti un trattamento umano, significa far sì che i loro figli non seguano la strada dei padri".  

Di Vaio è in grado di trattare temi delicati come quello dello spaccio di droga, uno dei crimini per i quali queste persone sono carcerate, con altri delicati, pieni di amore e dignità.   Di Vaio afferma in un’intervista, “più che rieducare, fomentano il rancore e la rabbia”. Ecco che abbiamo, così, immagini toccanti e sconcertanti allo stesso tempo come il lungo “pellegrinaggio” delle donne e l’ancora più lunga attesa, sin dalle prime ore dell’alba, di fronte all’ingresso del carcere di Poggioreale. Il loro Natale è un film semplice nella sua realizzazione, ma di grande forza e di importanza ancora maggiore. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2010, nella sezione “Controcampo Italiano”, ha vinto il Napoli Film Festival nel 2011.

 

 

Dietro tutte le proposte e le attività c’è il tentativo di portare in un territorio ancora troppo “povero di stimoli” il messaggio che esiste un altro modo di intendere le relazioni fra le persone e fra le diverse culture. Le associazioni coinvolte sono alla continua ricerca di un modo non scontato di affrontare temi sociali avvicinandoli ai cittadini, di qualsiasi estrazione siano. Il percorso ormai iniziato non si fermerà, ma svilupperà temi “vicini” e concreti: il disagio, la fragilità, l’importanza della conoscenza e delle alleanze fra le persone.

Per chi desiderasse informazioni e contatti o volesse dare un contributo:
Maltraensema maltraveduggio@gmail.com
Angologiro www.langologiro.eu

 

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