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Un libro ritrovato per il giorno della memoria: a cura di Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli, edito nel 1993 da L’Unità. Novantaquattro nomi che scrissero a poche ore dalla fucilazione un’ultima lettera ai famigliari, agli amici e compagni, alla fidanzata.

 

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ualche volta, con un altro volume sugli atti e sentenze del Tribunale speciale,  lo sfoglio e sempre rifletto su quanti seppero scegliere in piena consapevolezza e coscienza del pericolo e dei valori che rappresentavano per noi tutti, di libertà, tolleranza democrazia per tutti senza differenza di razza, religione, stato sociale, sino alla pena d morte da mano nazi-fascista.

Sembra che il valore a cui si riferiscono, per scelte così esistenziali e a noi trasmesse nella realtà, trasformino la tragedia in qualcosa di più alto e sereno, quasi leggero, metafisico, pure sono frasi normali rivolte spesso alla madre dal figlio o da una madre alla figlioletta. Sembrano parole di tutti i giorni e invece la morte sta li in attesa, parola dopo parola.

Tutte le età, gran parte giovani, tutte le professioni e mestieri, uomini e donne , parteciparono al riscatto del nostro paese ed a donarci la libertà sociale, economica e politica che viviamo in ragione di una Costituzione esemplare a cui parteciparono tutti gli antifascisti.

Novantaquattro nomi che scrissero a poche ore dalla fucilazione un’ultima lettera ai famigliari, agli amici e compagni, alla fidanzata. Tanti nomi che si rincorrono, alcuni “ignoti”, altri con a fianco il nome falso e soprannome di battaglia ( Tarzan, Pirata, Sereno, Folgore, Mirk, Floc, Mirka, Mingo, Firpo, Bandiera I, Cucciolo, Fiore,Civetta,  Tigre, Capitano Zenit, Stalino,  e tanti altri nomi e cognomi di fantasia che servivano a nascondere le reali identità anche ai compagni di lotta a fini di sicurezza), ma tanti altri portati a morte perché partecipi di attività non armata. Alcuni con cognomi rilevanti e che lasceranno traccia ( un esempio Leone Ginzburg, docente universitario, che scrive a “ Natalia cara, amore mio…sii coraggiosa.”. Giuseppe Corsero Lanza di Montezemolo ( Roma) aveva 42 anni, era ufficiale degli alpini e ingegnere, molti no, provenienti da tutte le Regioni d’Italia ( Alessi di Cuneo, Alpron di Verona,Androni di Firenze, Anselmi di Imperia, Avanzi di Reggio Emilia, Bergamaschi da Mantova, Brucati di Ispica (Ragusa), Aristide, il figlio Luciano e il nipote Nello, di Orbetello. Tutti arrestati assieme dalle Brigate Nere e fucilati dai tedeschi per rappresaglia, Rossi di Latina, ma anche da Napoli, da Genova, da Perugia, da Milano,  a testimoniare una partecipazione diffusa, sentita ad ogni livello culturale, sociale e religioso. Preti, operai, professori universitari, professionisti , militari e carabinieri , davvero uno spaccato sociale che racconta il valore popolare della partecipazione alla Resistenza. Le ragioni della condanna a morte sono varie, dalla partecipazione a formazioni partigiane all’aver svolto ruolo di collegamento.. dall’aver aiutato e rifugiato alleati, partigiani ed ebrei,  all’aver semplicemente stampato e diffuso materiale contro i nazisti ed i fascisti, all’aver optato, dopo l’8 settembre e come militari, per le formazioni partigiane.

20130123-resistenzaBrevi messaggi, coraggiosi e commoventi, un impasto di idee e sentimenti, ma anche lunghe lettere di commiato persino puntigliose, quasi un testamento e le istruzioni ai famigliari per il dopo. Alcune anche “collettive”, quasi un desiderio di essere assieme anche nella testimonianza della morte. Ne emerge una grande consapevolezza e serenità, talvolta persino ironia nel tentativo di “alleggerire” la comunicazione drammatica e tragica della propria condanna a morte ai famigliari. Ne emerge un dispiacere, quasi il sentire una colpa verso chi si lascia più che per se stessi.

Alcuni con meriti di guerra anche rilevanti, come Franco Balbis ( Francis) di Torino di 32 anni, ufficiale in servizio permanete, decorato di medaglia d’argento, , di medaglia di bronzo,  croce di guerra di I°  classe: “ Babbo adorato… con la vita mi hai dato un nome onorato…mi hai indicato una linea di condotta ed una vita di rettitudine e di probità…. Ho fatto quanto potevo per non venir meno…Arrivederci babbo….Tuo nella vita e nella morte.”. Donne di grande carattere, Maria Luisa Alessi, 33 anni, di Felicetto ( Cuneo), staffetta partigiana della 184° Brigata Morbiducci, presa dalla Brigata Nera Lidonnici , fucilata: “.. soprattutto rassegnata alla mia sorte. Anche voi non preoccupatevi, io so essere forte….”. Molti sui vent’anni. Primo Simi era contadino di 19 anni Montarono d’Arbia - Siena) era militare Carrista: “ cari genitori, vi faccio sapere queste mie notizie le quali ho avuto la confessione perché io sono condannato a morte… Addio cari…. A 21 anni, Riccardo Bamas, meccanico di Pomaretto ( Torino) scrive: “ cara mamma e tutti, sono queste le mie ultime parole prima di morire. E’ ben triste morire a 21 anni, ma qualcuno penserà a me sempre…..Addio a tutti. Vi mando la mia catenina per ricordo.” Achille Barilatti  ( Macerata) anni 22, studente. “ mamma adorata, quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio, ma sii fiera di lui. .. muoio per l’Italia. Ricordatevi della donna  di cui sopra che tanto ho amata…. Dita adorata, la fine ……Addio Dita, la fine che prevedevo è arrivata,….. non dimenticarmi mai e ricorda che tanto ti ho amata… addio gnau mio.”. Paola Garelli ( Mondovì) alla figlia: “ Mimma cara, la tua mamma se ne va pensandoti e amandoti, mia creatura adorata,….Non devi piangere ne vergognarti per me, quando sarai grande capirai meglio…” Giorgio Labò anni 24 di Modena, studente in architettura. “  …Andare dal prof. Argan ( penso sia lo Storico d’arte n.d.r.), via ….pregarlo di informare la famiglia che lui è passato con la massima serenità.”.

Concludo con il ricordo di Carletto Besana  di Barzanò, operaio di 24 anni (Scoiattolo):”Cara mamma, fatevi coraggio quando riceverete la notizia della nostra morte, ho ricevuto i sacramentie muoio in pace col Signore. Mamma non pensate al fratello Guerino perché l’ho assistitolo alla sua morte. Arrivederci in Paradiso. Figlio Carlo, Ciao.  La medaglia d’oro, il conosciuto avvocato Tancredi Galimberti di Cuneo ( Duccio), militante antifascista sin da ragazzo e tra i primi organizzatori di gruppi armati  da cui nasceranno le formazioni GL  (Giustizia e Libertà) a Fianco  dei GAP ( Gruppi di Azione Patriottica) e SAP ( Squadre di Azione Patriottica) lascia un messaggio drammatico, esemplare, brevissimo: “ Ho agito a fin di bene e per un’idea. Per questo sono sereno e dovrete esserlo anche voi.”

Rileggere queste lettere di poco più che mezzo secolo fa, e lo consiglio anche ai più giovani, ci ricorda da dove veniamo e come sia importante mantenere ciò che tanti uomini e donne, nostri compatrioti ci hanno lasciato dando consapevolmente la vita spesso a vent’anni. Quando si dice onoriamo tutti i morti va anche bene, ma dire che sono tutti uguali nella nostra memoria e riconoscenza proprio non è accettabile. Ci ricorda anche che i rischi liberticidi, razzisti, sono emarginati e condannati dalla nostra Costituzione, ma ancora presenti nella Società e vanno combattuti , mai sottovalutati o tollerati anche quando assumono il carattere di ragazzate dentro o fuori un campo sportivo. 

 


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