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L'iniziativa del Comitato Don Peppe Diana di Casal di Principe: in un pacco così, ci sono storie bellissime. Da assaporare, leggere, donare. C’è la ricchezza di una terra che non si rassegna, la forza di persone speciali, la tenacia di donne e di uomini, la bontà di sapori che rinascono su terreni che puzzavano di criminalità.

“Perché non provarci anche noi, con i prodotti dei beni confiscati?, si dissero i ragazzi. ”Già perché non facciamo anche noi il pacco?” “E visto che ci siamo, perché non facciamo il pacco alla camorra?”1.

E’ così che è nata “Facciamo un pacco alla camorra”, l’iniziativa promossa dal Comitato di Don Diana a Casal di Principe (CE), per cui, anche quest’anno, per il secondo Natale, i ragazzi di cooperative sociali e organizzazioni del Terzo settore riempiranno cesti natalizi con i prodotti delle Terre di Don Peppe.

In un pacco così, ci sono storie bellissime. Da assaporare, leggere, donare. C’è la ricchezza di una terra che non si rassegna, la forza di persone speciali, la tenacia di donne e di uomini, la bontà di sapori che rinascono su terreni che puzzavano di criminalità.

L’idea di ricambiare il favore alla camorra, è venuta ai ragazzi della NCO - che sta per Nuova Cucina Organizzata: una storia tra le tante di questi luoghi, che vale la pena di raccontare.

Tutto è cominciato nel 1999, con una cooperativa sociale fondata da Peppe Pagano che accetta di ospitare, senza cancelli e a porte aperte, i malati psichici dell’ex manicomio di Aversa (CE). Una sfida per il paese di San Cipriano, in provincia di Caserta: la gente li crede pericolosi, non si fida, poi pian piano, passo dopo passo, il cambiamento. Quelle persone, a cui per tanto tempo è stata negata la dignità di uomini, cominciano a lavorare persino ad un nuovo progetto, il ristorante-pizzeria sociale NCO. Nel nome, già una bella provocazione. Perché NCO era la Nuova camorra organizzata di Cutolo, una delle maggiori organizzazioni malavitose campane, che aveva mietuto vittime e morti ammazzati.

La pizzeria ingrana, la gente ci va, la cucina è buona e in tavola si servono anche i prodotti a marchio “Libera terra”, coltivati in altre regioni su terreni confiscati alle mafie. Peccato che non si possa ancora produrre in loco. Poi, con questa esperienza nasce il sodalizio con il Comitato di Don Peppe Diana, la rete di associazioni che si batte per tenere viva con azioni concrete la memoria del sacerdote ucciso dalla camorra il 19 marzo del 1994, ponendo soprattutto con forza la questione dell’uso sociale dei tantissimi beni confiscati alla camorra nella provincia di Caserta.

Da allora, se ne è fatto di cammino. Nuove realtà sono nate, funzionano, producono. Nel 2009 è nata “Eureka” che come “Centro di agricoltura sociale” inizia a coltivare il terreno confiscato ai clan a Casal di Principe: prima vengono le pesche, poi gli ortaggi e il miele. E dopo ancora tante realtà che cominciano a sperimentare il biologico e un modello di economia sociale, di sviluppo e di lavoro puliti, dove per anni il potere camorristico ha rubato dignità, speranza, democrazia. Basta scorgere l’elenco dei prodotti che finiranno nel cesto di Natale, per farsi un ‘idea di quali esperienze meravigliose stanno nascendo in questo territorio tormentato.

Ci sono le melanzane e i sott’olio biologici “Fuori di zucca”, prodotti dai soci della cooperativa sociale “Un fiore per la vita” in inserimento lavorativo, sui terreni dell'ex manicomio di Aversa; i prodotti biologici, la passata di pomodoro, il miele, delle cooperative sociali “Terra nostra”, “Eureka” e “Al di là dei sogni” sui terreni confiscati a Casal di Principe e a Maiano di Sessa Aurunca (CE). E poi, il Caffè “Lazzarelle”, torrefatto e confezionato nella casa circondariale femminile di Pozzuoli (NA), i paccheri e il cioccolato, dalle Terre di don Diana. E per finire, la novità di quest’anno: a contenere il tutto sarà una borsa da shopping “made in Castel Volturno”, prodotta dai soci, quasi tutti immigrati africani, della cooperativa sociale “Altri orizzonti by J. E. Masslo”, che ha messo su anche una sartoria.

Due le confezioni in vendita: una piccola dal costo di 25 euro e una più grande, da 45 euro. Il pacco si può ordinare anche via Internet attraverso il sito facciamounpaccoallacamorra.com.

E facciamolo.

 

 

1 La citazione è tratta dal recente libro di Gianni Solino, La buona terra. Storie dalle terre di don Peppe Diana, ed. la meridiana, a cui devo la conoscenza delle storie qui raccontate.  

 


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