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20090702-napolitano

«Lo “strapotere” berlusconiano, dunque, non è determinato solo da una opposizione inadeguata, ma anche da una Costituzione insufficientemente garantita da qualcuno che dovrebbe farlo»

Riceviamo e pubblichiamo

L’art 91 della Costituzione

Le norme contenute nel Titolo II° della nostra costituzione stabiliscono, che ci piaccia o meno, gli equilibri essenziali fra funzioni del Presidente della repubblica e degli altri soggetti istituzionali, Governo e Parlamento.All’art. 91 viene indicata quella che, probabilmente, è il compito più alto del Presidente della Repubblica che “prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune”.

Anche se precedenti articoli dosano accuratamente i reciproci poteri, quest’ultimo taglia – per così dire – la testa al toro della querelle sui confini delle responsabilità presidenziali, una querelle spesso artificiosamente argomentata sulla scorta non del dettato costituzionale ma dei desideri della propria parte politica.Quest’esercizio è reso possibile essenzialmente dal fatto che trasformare la Costituzione scritta attraverso procedure per niente rispettose dei dettati è stato ritenuto atto fisiologico e che i Presidenti stessi hanno interpretato il proprio ruolo in maniera diversa e spesso politicamente ambigua.L’orizzonte, in questo modo, si è fatto confuso, e ciascuno può ormai richiamarsi, per difendere le proprie opinioni o anche le leggi promulgate, all’esempio o alla consuetudine che più gli piace o conviene.

Il dettato costituzionale è un richiamo assoluto

Però sta di fatto che c’è, nel dettato costituzionale, quel richiamo non condito o attenuato da ma, se e forse.E anche se anche dovessimo ammettere come “fisiologico” l’adeguamento del dettato costituzionale alla mutevolezza del contesto politico, proprio il carattere direttamente politico di alcuni interventi presidenziali evidenzia ancora di più la discrasia tra compiti istituzionali e modo di esercitarli.
Il Presidente della repubblica italiana ha, nei confronti del Parlamento, pochi poteri essenziali di “contestazione”: la non promulgazione di una legge e il suo reinvio al Parlamento e il messaggio ad esso indirizzato, qualcosa di equivalente a quello che gli anglosassoni chiamano moral suasion.
Nessun articolo della Costituzione riconosce al Presidente - se non simbolicamente (rappresenta l’unità nazionale) - il ruolo di mediatore nei conflitti politici e parlamentari, eccetto che nel caso di crisi di governo, conferimento dell’incarico di formazione di un governo o in situazioni che consentano lo scioglimento delle Camere.
Il dettato costituzionale gli chiede invece esplicitamente, anzitutto, di esser “osservante” assoluto della Costituzione, e questo è un impegno che – assumendo il suo ruolo – egli assume dinanzi ad ogni cittadino, prima ancora che dinanzi ai rappresentanti eletti e che lo hanno eletto.Potrà non piacerci il modo dell’on. Di Pietro di richiamarlo in continuazione, ma trattasi di un fatto, non di un’opinione.

Il valore “politico” delle dichiarazioni presidenziali e i precedenti impuniti

Quindi, persino nell’esercitare il suo diritto alla moral suasion, Napolitano dovrebbe esser consapevole del valore politico che le sue dichiarazioni assumono.Se, infatti, il suo è un intervento/invito ai politici, non può non rendersi conto che la richiesta di sospensione di ogni conflittualità invade un campo di diritti che non gli appartiene, che è addirittura antitetica a quanto previsto dal suo ruolo. Che accadrebbe se i cittadini aquilani dovessero manifestare anche con forza il loro dissenso con le scelte del governo in occasione del G8?
Sono forse stati sospesi, oltre alle procedure previste dal trattato di Schengen sui transiti e la sorveglianza ai confini, anche i diritti costituzionali a manifestare dissenso? Non credo: dunque l’esprimere un invito simile alle parti politiche e sociali e, indirettamente, ai cittadini, pare assolutamente fuor di luogo. soprattutto in un paese come il nostro che ha ancora la memoria bagnata dal sangue sparso nel precedente worldshow genovese.
Basterebbe già questo, credo, a sostenere che l’intervento del capo dello stato, in questo contesto, invece che esser appropriato è una forzatura inopportuna, che potrebbe persino dar luogo a conseguenze indesiderate: ad esempio, che qualcuno si senta maggiormente autorizzato ad imporre questa “tregua” con mezzi impropri.
Ma c’è un aspetto ancora più allarmante.

Un Garante inadeguato e la libertà di informazione

Poiché il capo dello stato, intervenendo direttamente in un contesto politico, non può farne astrazione, non può neppure ignorare quali siano state le dichiarazioni gravissime del capo del governo, alcune delle quali palesemente anticostituzionali.
L’intimidazione alla stampa che non predispone un’informazione gradita al governo è stata pesante, si sono invitate le forze economiche del paese a non fornire commissioni pubblicitarie a testate di cui si è di fatto indicato il nome.
E, poiché la libertà di stampa e d’informazione è diritto costituzionalmente garantito, il tacere o il risponder assai vago di Napolitano su questo argomento non può non saldarsi, oggettivamente, all’invito alla sospensione della normale dialettica politica, ancorché esasperata proprio perchè esasperata è la situazione italiana nei suoi contrasti economico e sociali.In nome di che un paese profondamente diviso tra chi ha persino troppi diritti ritagliati a sua misura e chi non ha nemmeno quelli costituzionalmente previsti dovrebbe di colpo acquietarsi?
In nome di cosa l’informazione – che sta citando fatti non smentiti per vie legali dal capo del governo – dovrebbe mettersi una sorta di autosilenziatore?
E perché mai all’Aquila o alla Fiat di Termini Imerese dovrebbero astenersi dal manifestare?Per l’immagine dell’Italia? Perché la nostra situazione, spaventosamente fragile e colpevolmente nascosta, non emerga in tutta la sua gravità?In quest’Italia quanto mai dantesca (“…nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di province, ma bordello…”) e grottesca per come in Europa ormai la conoscono, basta tirar a lucido l’argenteria di casa e invitare a parlar sottovoce o tacere?
Lo “strapotere” berlusconiano, dunque, non è determinato solo da una opposizione inadeguata, ma anche da una Costituzione insufficientemente garantita da qualcuno che dovrebbe farlo.
C’è una Costituzione da “osservare”?
Il Presidente della repubblica la osservi per primo, nei contenuti e nei fatti, e richiami chi non la osserva ad osservarla, con nome e cognome, che forse non sarà consuetudine invalsa ma sarebbe atto istituzionalmente necessario e dovuto.
E i partiti che hanno a cuore il futuro di questo paese, si liberino da condizionamenti reverenziali nei confronti di una carica nelle occasioni in cui è inadeguatamente rappresentata.

Michelangelo Casiraghi
RSU FLC-CGIL

 


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