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Serata-evento a Monza presso il teatro Binario 7, martedi 15 novembre 2011. Molti i presenti accorsi soprattutto per lo scrittore e direttore de La Stampa, autore del libro “Cosa tiene acceso le stelle”

 

L’iniziativa promossa dal Comitato Maria Letizia Verga e dalla Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma ha visto la partecipazione di Giuseppe Masera, professore di Pediatria, Università Milano Bicocca, del sindaco di Monza Marco Mariani, di Luigi Roth presidente della Fondazione Matilde Tettamanti, di Marcello Fontanesi, rettore dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, di Francesco Beretta, presidente della Fondazione Monza e Brianza per la Mamma e il Bambino e direttore generale dell’azienda ospedaliera San Gerardo, di Andrea Biondi, direttore della clinica pediatrica, di Giovanni Verga, presidente del Comitato Maria Letizia Verga. Una tavola rotonda che ha visto la presenza delle figure più rappresentative del mondo della Medicina e della Ricerca. Nei loro interventi è emerso il valore della coesione, la necessità della condivisione, ingredienti essenziali per il raggiungimento di obiettivi comuni, che, per l’unicità delle scelte, si delineano, molto spesso, lungo percorsi costellati di sfide.

Secondo Mario Calabresi il nichilismo, la sfiducia, il fatalismo sono gli umori e i sentimenti più diffusi nel nostro Paese: gli anziani hanno nostalgia del passato, i giovani si rassegnano alla mancanza di prospettive ed è comune la convinzione di essere capitati a vivere nella stagione peggiore della nostra storia.

Stavamo meglio quando stavamo peggio?”. Questa domanda diventa per lo scrittore l’interrogativo frequente di questi ultimi anni, la recherche legata al passato, a quel tempo perduto da cui partire per comprendere e apprezzare meglio il presente. Capire il nostro Nuovo tempo, la nuova Realtà, la nuova Verità… queste saranno per Calabresi le essenze da scoprire e lo fa attraverso la ricerca del passato che diventa poi speranza. La speranza nel futuro.

 

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Come ha inizio il viaggio? Il viaggio dello scrittore alla recherche della verità parte dalla raccolta delle testimonianze arrivate al giornale dai suoi lettori, dai loro racconti sulla vita del nostro Paese, negli anni 70/ 80; anni del terrorismo in cui morirono, per omicidio politico, più di 400 persone; anni colorati del rosso delle stragi, anni in cui si moriva anche per la sola colpa di aver preso un treno sbagliato; anni in cui si è patita la fame; anni in cui la disoccupazione e l’inflazione avevano messo in ginocchio il Paese.

Sono andato a guardare le statistiche di quel periodo - racconta Calabresi - per capire meglio come vivevano gli italiani. Nel 1961 i 2/3 degli italiani non potevano permettersi di mangiare la carne, naturalmente non perché fossero vegetariani; nel 1965 quattro famiglie su dieci a Milano non avevano il bagno; gli ospedali versavano in condizioni di disagio per mancanza di strutture adeguate…Ma allora è proprio vero che stavamo meglio quando stavamo peggio?.. Perchè oggi facciamo fatica a riconoscere che ci sono stati dei cambiamenti? Perchè oggi siamo più pessimisti? Perché negli anni 70,80 il contadino del Sud che abbandonava le proprie terre per un umile posto di lavoro al Nord, o l’alluvionato del Polesine che aveva perso tutto, erano più ottimisti di noi che viviamo di certo in un’era migliore, ricca di privilegi?

La risposta l’ho trovata a Detroit -continua Calabresi- in un giorno in cui la temperatura era decisamente gelida. Ricordo di aver preso un taxi scassato. Ricordo il tassista di quel taxi scassato e il suo sorriso sdentato, le ciabatte con le dita dei piedi violacee, ibernate dal freddo intenso di quella mattina. Ricordo di avere immediatamente pensato a cosa avrebbe mai potuto spingere quel tassista senza denti ad essere così felice in quella giornata grigia e rigida di pieno inverno. Continuai a farmi la stessa domanda mentre lo osservavo nello specchietto retrovisore.

-Di dove è?- Mi chiede il tassista

Gli risposi distrattamente: sono italiano.

-Italiano- pachistano mi disse sorridendo.

Sorrisi divertito. Dalla nostra conversazione venni a sapere che quel giorno avevano preso sua figlia all’Università. La notizia felice aveva cancellato ogni sua difficoltà del presente, regalandogli un fuoco di energia e di positività, autentici antidoti per combattere il freddo pungente di quelle ore. E fu così che, quel giorno, a Detroit, riuscii a dare una risposta ai miei tanti interrogativi. Era bastato un incontro semplice, a Detroit, a farmi capire che anche solo la speranza di poter conquistare un futuro migliore possa cancellare la fatica del presente.

Il tassista sdentato di Detroit mi aveva condotto involontariamente alla verità.

Ai giovani di oggi dico che devono avere coraggio; devono avere il coraggio di affrontare le sfide del mondo e della vita con passione e tenacia e scoprire che, spesso, la volontà può condurre alla libertà. E’ importante recuperare il senso delle cose che abbiamo e imparare che ognuno di noi deve fare la propria parte. Ai giovani dico ancora che ciò che tiene accese le stelle sono i sogni. Ognuno di noi deve poter sognare, ognuno di noi deve poter rincorrere il proprio sogno. E non è detto che lo si possa sempre raggiungere, ma è importante poter dire, un domani, a se stessi e agli altri: io ci ho provato.

Leggere e ascoltare autori come Mario Calabresi è anche amare la nostra letteratura e il nostro Paese; è sentire il valore irrinunciabile di una tradizione. La storia di un popolo è anche la rappresentazione della vita dei suoi uomini.

Mario Calabresi, un uomo in viaggio alla ricerca di un sogno, un uomo proiettato verso una continua apertura al mondo, dove l’amore per la verità è intrisa della sua forza etica ed è carica della sua grande umanità.

 


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