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 20110602-narrazioni

Liene Nikitenkova, Resquin Maria e Adriana Raminez sono tutt’oggi ancora recluse a Sanquirico, nel carcere di Monza. Le loro poesie hanno partecipato alla Prima Edizione del concorso poetico “Isabella Morra, il mio mal superbo” e hanno ricevuto il premio della critica.

 

C’è un albero dentro di me trapiantato dal sole
le sue foglie oscillano come pesci di fuoco
le sue foglie cantano come usignoli.”

La vita di un uomo sta negli amori di un uomo: la propria donna, i figli, la libertà, la propria terra, il valore delle cose. Ma per un prigioniero queste cose, che sono lontane, diventano preziose, inestimabili. Hikmet dal carcere, grida il diritto di ogni uomo a essere libero, rispettato nella sua terra, nel suo diritto ad avere la sua casa, i frutti del suo sangue, contro ogni usurpatore interno o esterno che per amore di un potere perverso te li voglia portar via. Il suo è un grido universale.

Nazim Hikmet scrisse i suoi capolavori, che non parlano di fame, di torture e prigione ma di amore, di vita, di gioia. Le poesie di Nazim parlano della sua donna, della sua terra, dei suoi ideali, le cose che un carcerato pensa per salvarsi dalla morte, contro ogni regime di morte, che vuole annientare il suo spirito. E canta questi valori con le parole semplici che ognuno può capire, le parole quotidiane che ogni uomo comune usa in un giorno comune, mentre si asciuga la fronte, mentre guarda il cielo o spezza il pane.

Penso che la poesia debba essere innanzitutto utile… a tutta l’umanità, utile a una classe, a un popolo, a una sola persona… Voglio essere capito e letto dal maggior numero possibile di persone, ai più vari livelli di cultura, nei più diversi stati d’animo…Voglio essere traducibile per i popoli più diversi.” “Detesto non solo le celle della prigione, ma anche quelle dell’arte, dove si sta in pochi o da soli…Sono per la chiarezza senza ombre del sole… Se la poesia regge a questa gran luce, allora è vera poesia.”

Combattente politico, Nazim Hikmet fu condannato dal governo turco a un totale di 57 anni di carcere. Oggi, come ieri, in Turchia, i prigionieri politici fanno lo sciopero della fame, per la loro dignità, per difendere il diritto di vivere insieme, contro l’isolamento duro che porta l’uomo lontano da se stesso verso la follia. La vita non è uno scherzo/Prendila sul serio/ma sul serio a tal punto/che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi non perché restino ai tuoi figli /ma perché non crederai alla morte /pur temendola, /e la vita peserà di più sulla bilancia.(N. Hikmet)

A Sanquirico le donne cantano l’amore e la vita; e lo fanno, anche loro, con la poesia che diventa anche un pianto nella notte. A Sanquirico, in questo piccolo universo chiuso e sospeso, le donne recuperano il vuoto e la mancanza di affetto attraverso la poesia. Le emozioni si amplificano e la paura di essere dimenticate, la paura di non avere nessuno da cui tornare diventa un grido universale. Queste donne traghettate, attraversate dalla solitudine, sono riuscite a trasmettere la sensibilità e la dolcezza, l’inquietudine e la loro sospensione sullo spazio bianco da inventare. Donne come bachi da seta che lavorano fili, creano legami, partoriscono sogni e incubi.

 

Un pianto nella notte
di Liene Nikitenkova
A cry in the night

Ovunque c’è calma

e tutto intorno è scuro

quando ognuno di noi va a dormire

mi sdraio e penso

ognuno,ogni cosa è ancora sveglia.

Posso sentirti piangere

un pianto nella notte

un pianto per un aiuto

un pianto per liberare il dolore

e sentendolo mi si spezza il cuore.

Posso sentire il mio corpo agitato

mi sdraio e penso

quanti di loro piangono nella notte?

Quanti di loro piangono da soli nella notte?

Il mio corpo è ferito

ma so che non posso fare altro

se non ascoltarlo

Lo so

aspetto

mi sdraio e aspetto

aspetto e penso a ognuno che piange nella notte

che piange solo nel sonno.

Chiudo gli occhi

sospiro profondamente

e allora piango

piango per me stessa

e per gli altri piango

un pianto nella notte.

 

 

I tre fiori del mio giardino
di Resquin Maria
Las tres flores de mi jardin

Che un giorno per divina virtù

nascesti nel mio giardino

ogni giorno crescevano i tuoi petali che mi profumavano di più

e ogni nuova foglia mi copriva

Ogni istante mi dava calore

e con la magia della tua tenerezza mi convincesti

della tua dolcezza

Oh giardino dei miei sogni.

Quanti petali hai?

Tu che canti al mattino e

mi risvegli con grande amore

tu che ridi e rallegri la mia anima.

Oh, orchidea mia!

Ogni giorno ti amo di più

oh giardino dei miei sogni

che felice sono!

Tu, stelo, sei la mia ombra

La mia illuminazione

il mio vivere

il mio esistere.

Quando cammino al tuo fianco

sei la mia guida

Quando arriva la notte è Dio col suo gran potere

che è la luce che mi illumina fino all’albeggiare.

Oh giardino dei miei sogni

Che luce c’è!

 

 

Quando ci rivedremo?
Di Adriana Raminez
Quando nos volveremos a ver?

Quando stavi con me ed eri soltanto mio

non ho saputo riconoscere il tuo valore

Oggi che ti ho perso

comprendo quanto mi hai amata e

quanto ti ho amato

Se non ti rivedrò

morirò senza questo tuo amore

Quando eri con me

la mia strada era illuminata

e piena di colori

Tu

vita della mia vita

Con il tuo amore

mi hai donato un arcobaleno pieno di colori

Oggi

capisco che è meglio morire

se non ti rivedrò

Se non sei con me

tutti i giorni sono tristi e bui

Senza la tua passione

Non ha senso la mia vita

il mio sangue…il mio cuore

Oggi ho perso la mia libertà

anche il tuo amore

Mi manca l’aria

senza di te la mia vita

è scolorita e fredda.

Ieri

sei stato la mia stella cadente

il mio desiderio espresso

le mie notti di passione

regalandomi amore e ardore.

Sei stato il sole splendente miei giorni felici

Oggi

vedo tutto scuro

fredde notti e oscuri giorni mi attendono

Se non ti rivedrò

che ne sarà della mia tenerezza, del mio sorriso?

Mi dicevi

ti amo

ma io non ascoltavo veramente

Oggi che ti ho perso

ti comprendo e ti desidero.

Se ti rivedrò

ricambierò l’amore che provi per me

Dove sei?

Perché la luce

senza il tuo amore non brilla più

Oggi

sola

vorrei essere una stella cadente

scivolare nel cielo

esprimere il desiderio di rivederti.

Mi hai dato tanto amore

e ora vivo senza

ma perderti non resisterei e

anelo a tornare a rivivere questo amore

fosse anche per un giorno solo.

Non so se resisterò un anno a vivere

senza incontrarti

ma c’è la speranza.

Sempre!

Affinché la speranza non si perda

voglio tornare ad amarti

Nulla

Nessuno

mi impedirà di rivederti

né il tempo

né la distanza

né l’oceano

né le montagne

fermeranno questo mio volerti amare.

Quando ci rivedremo?

 

Liene Nikitenkova, Resquin Maria e Adriana Raminez sono tutt’oggi ancora recluse a Sanquirico, nel carcere di Monza. Le loro poesie hanno partecipato alla Prima Edizione del concorso poetico “Isabella Morra, il mio mal superbo” e hanno ricevuto il premio della critica.

 


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