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I bambini dell’Ematologia Pediatrica dell’Ospedale San Gerardo di Monza

 

 

 

Vorrei essere un albero dai rami lunghi
un albero di mele rosse
che ospita tutti gli animali.

Vorrei tra i miei rami gli uccellini che fanno il loro nido
gli scoiattoli che vivono nel mio tronco
e il mio amico Ciak che vive nel cespuglio.

Un albero di mele rosse in un bosco fiorito
con l’aria dal profumo di mille fiori
di tutti i colori.

Sono un albero felice perché ho tanti amici.

(Patrik, 14 anni)

 

L’albero di mele rosse è stata scritta da Patrik. L’amico Ciak è un pupazzo di stoffa colorato, tutto testa, con grandi occhi e un cappello a righe.

Con il laboratorio poetico La musica delle parole, ogni settimana incontro i bambini dell’Ematologia Pediatrica dell’Ospedale San Gerardo di Monza. Gian Paolo, Luca, Salma, Giulia, Andrea, Josef, Patrik, Alessandra… bambini che stanno vivendo l’esperienza della leucemia.

In questi mesi la poesia è diventata la nostra compagna di avventura . “Non so quanto grande sarà il beneficio terapeutico prodotto dalla poesia, ma vedo la grande allegria che crea quando la ascoltano e, ancora di più, quando la scrivono loro stessi... tutte queste poesie riunite sono come un inno alla bellezza della creazione” (Ernesto Cardenal)

L’entusiasmo dei bambini per la poesia ha sorpreso tutti e soprattutto me: non ci aspettavamo un tale coinvolgimento. E così, questo viaggio con la poesia è diventato a volte il sogno che ha nutrito la fantasia dei bambini con la piacevolezza delle immagini, con il ritmo, con le rime.

È diventato incantesimo grazie al quale le cose più comuni si sono trasformate in oggetti fantastici in cui i significati sono stati il contrario dell’altro e hanno reso la realtà una sorta di favola.

A volte la poesia si è colorata dell’armonia della danza narrata con le parole che, legate fra di loro in movimento, hanno favorito la comunicazione allegra, spensierata, leggera; altre volte è diventata linguaggio inventato, dove la molteplicità dei significati ha offerto ai bambini la possibilità di parlare di gioia, di oggetti, di persone, di speranza e anche di sofferenza.

E poi Aria, Acqua, Terra, Fuoco, permettendo loro di avvicinarsi alla natura, per poterla osservare, ascoltarla e cogliere fino in fondo le emozioni della terra, della purezza e della fertilità dell’acqua, della disponibilità dell’aria all’apertura e della capacità creativa che il fuoco simboleggia. Questo percorso ha favorito la produzione di testi poetici bellissimi perché anche “ le più profonde parole/ del sapiente ci insegnano / quello che ci insegna il sibilo del vento/ quando soffia/ o il suono dell’acqua quando scorre .” (A. Machado)

Gian Paolo ha sedici anni: è ricoverato in ospedale dal mese di gennaio 2009. Gian Paolo ha scritto La magia dei quattro elementi. Una poesia ricca di vita, un autentico inno alla bellezza della natura.

 

È appena primavera!

 

Percorro un sentiero nel bosco

alla ricerca di un luogo di armonia e natura

dove poter continuare il mio viaggio spirituale

dentro e fuori di me

nel più profondo di me, fino al mio interiore.

 

Eccolo, l’ho trovato!

 

E’un luogo incantevole

che racchiude in sé tutti gli elementi.

 

C’è ARIA intorno a me

aria fresca, aria libera, delicata

che mi avvolge col suo velo invisibile

e mi dà tranquillità.

 

C’è ACQUA intorno a me

acqua di ruscello che scorre.

E’ una dolce melodia di suoni

è un’antica ninna nanna dove io mi lascio cullare.

 

C’è TERRA intorno a me

c’è terra che mi parla, c’è terra che mi nutre.

Ho bisogno di lei, del suo calore.

 

C’è FUOCO dentro di me

c’è il fuoco della mia energia che mi dà forza e potere.

Vorrei avvolgere il mondo con il mio sorriso

vorrei fare del Bene.

 

Le poesie dei bambini sono un inno alla bellezza della creazione. La natura si conferma la vera protagonista, l’elemento più prezioso, il rifugio, l’energia dove essi ritrovano la forza e la bellezza.

Un viaggio poetico che permette loro di “…vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si era visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era....

(Josè Saramago, “Viaggio in Portogallo”)

 


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