Masaniello, Pisacane e i fratelli Bandiera: tutti uniti nella lotta per la succulenta pagnotta

 

 

Niente da fare. Ritorno ancora sullo stesso argomento, perché sono antropologicamente programmato male, impreparato contro quel che la vita quassù mi riserva. Come gli svedesi che, se li porti in Italia ad aprile, si mettono in maniche di camicia anche se ci sono 15 gradi. Come i giamaicani, che si imbacuccano a mo’ di esploratori polari perché una mite giornata di inverno a Milano per loro è comunque troppo.

 

Al ristorante, ai meeting, durante gli incontri conviviali, pure alla mensa aziendale… ti si avvicina il cameriere, di lunga sperlonga dotato, o da lucina porcellana accompagnato, oppure dal portentoso mestolo imbracciato… ti viene servita la tua porzione di cibo… speri nella lunga sperlonga, svesti con gli occhi la lucida porcellana, credi fideisticamente nelle capacità del mestolo portentoso… et voilà, mesdames et messieurs, il pranzo è servito: una porzioncina, un piatto troppo grande per qualcosa di troppo piccolo, una mestolata da niente, una quantità in ogni caso non rispondente alle attese.

 

Ora, non so se la colpa sia di mia madre che mi serviva porzioni troppo abbondanti, della pur giusta attenzione nordica alla linea e al tornaconto o di una mia certa cupigidia da fame atavica che secoli di fame sudista hanno scolpito nei miei geni, ma io una volta di queste mi ribello quando mi passano la porzioncina di riso ben apparecchiata a centro piatto con due foglioline di cui non capisco la funzione (“chista, ccià va duni ari crape”, questa la vai a dare alle capre). Voglio fare il Masaniello dei fornelli, il Pisacane della cucina, il fratello Bandiera che, a latitudine rovesciata, si immola gridando “Viva il Sud” mentre truppe lombardo-venete lo accoppano. Arringherò la folla contro la parsimonia in cucina, canterò le lodi della pinguedine e rivendicherò la funzione sociale delle abbuffate:

 

Del Sud vi porto l’orgoglio,

Della sagna china e della pasta al forno


 

Dalla Sila alle Alpi, dal Crati al Naviglio

Fateci mangiare con fiero cipiglio


 

Vogliamo porzioni abbondanti,

con sugo, polpette e senza coloranti


 

Non butteremo neanche una briciola e rispetteremo l’etichetta

Ma fateci mangiare decentemente, tanto e senza fretta


 

Sì, alcuni di noi sono grassi e fanno poco moto,

Ma che ne sapete voi dell’attrazione del morzeddu che scoppietta sul fuoco?


 

E li avete mai assaggiati i maccaruni a firrìettu,

Ca cchiù ni magnu e u miagliu suannu m’accompagna dintra u liettu?


 

Io vi incito alla rivolta delle porzioni,

A voi la bella sperlonga, a noi tutti i maccheroni!

 

Gli autori di Vorrei
Ivan Commisso
Ivan Commisso

Vado per i quaranta, mi occupo di soluzioni pubblicitarie online in una grande concessionaria. La mia formazione universitaria è economica. Sono giornalista pubblicista e su Vorrei scrivo per lo più di economia perchè da lì verranno (ulteriori) problemi e su quel tema si dicono un sacco di fesserie. Nota Bene: mi piacciono le metafore, i dolci e la Calabria.

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