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Il 12 ottobre, giorno che dette il via alla colonizzazione dell Americhe, la Spagna festeggia la sua festa nazionale. Festa dei colonizzatori dell’Hispanidad. Che ora sono colonizzati.

La storia vuole che il 12 ottobre del 1942 sia la data in cui Cristoforo Colombo, per conto del  regno di Spagna, scoprì l’America.

Tredici secoli prima, Quintiliano, oratore nato in Spagna e vissuto a Roma nel primo secolo dopo Cristo, scrive “Hispanitas” nella sua opera piu famosa: Istitutiones Oratoriae.
Ci sono studi che dicono che il vasco Miguel de Unamuno fu il primo ad utilizzare la parola “Hispanidad” – nel 1909 anche se pubblicata per la prima volta in Argentina nel 1927- con un significato storico e culturale, indendendola come “ una unità del mondo ispanico inteso come Spagna e America del Sud, dato né dalla razza, né dalla religione, né dalla realtà politica, ma data dalla lingua del castigliano”.  

Nello stesso anno, l’asturiano Jose Maria Gonzales venne a conoscenza che lo Stato dell’Illinois festeggiava il 12 ottobre la scoperta del Nuovo Mondo. Pensò allora che la festa dovesse essere prima di tutto spagnola  e il periodico della città di Cadice pubblicò la sua idea nel 1910  
Fu cinque anni dopo che l’Unione Ibero Americana di Madrid propose d’instaurare nel giorno del 12 ottobre, il “Giorno della razza”, intesa come “festa della razza spagnola”, in riferimento agli spagnoli dei due mondi.

Razza, Hispanidad e colonialismo erano così inevitabilmente intrecciati tra loro. Nel  1926 Zacanas de Vizcarra, un sacerdote spagnolo residente in Argentina, a propose di cambiare il termine “Razza” con il termine “Hispanidad” per la ricorrenza del 12 ottobre. Utilizzò il termine con una doppia accezione: geografica, intendendo l’insieme di tutti i popoli ispanici ( Spagna e Portogallo, dalla cui evangelizzazione crebbe la comunita delle 20 nazioni americane, configuratesi sotto uno stessa azione sociale politica e religiosa) intendendo “Hispanidad” come origine e prodotto del cattolicesimo.

Nel 1931 Ramiro de Maeztu, ambasciatore spagnolo in Argentina, in un suo articolo intotolato  “La Hispanidad”, scrive che l’America è l’opera della Spagna. E dunque è opera del cattolicesimo.
Il 12 Ottobre del 1935 si celebrò, per la prima volta a Madrid, il “Dìa de la Hispanidad”.

Il filosofo spagnolo Gustavo Bueno sottolinea come l’idea di una “Hispanidad” legata alla cultura cristiana  (idea di Vizcarra e Maeztu) fu considerata dalla sinistra come   elemento tipico della destra più reazionaria.

Il 12 ottobre del 1939 Francisco Franco scelse Saragoza per la celebrazione della festa dell’Hispanidad poiché quello stesso giorno la città festeggiava la sua padrona: la vergine del Pilar, padrona anche di tutta la Spagna.

La legge 18/ 1897 del 1987 ratifica come “festa nazionale della spagna il giorno legato alla scoperta dell’America ma prescinde dalla denominazione “ Giorno della Hispanidad”.

Il 12 ottobre è festa per molti popolo hispanoamericani

II

A Barcellona è sfilato un corteo per le vie del centro. Lo slogan era: “Colonizzazione nazionale: 517 anni, il genocidio continua”. A maggior ragione i segni di protesta contro una festa nazionale spagnola si sentono in Catalunia, regione autonoma e dalla forte connotazione antinazionalistica.

Oggi è Barcellona ad essere colonizzata. Cos’è oggi la hispanidad a Barcellona? Chi sono i colonizzatori? Da un lato una città contro la colonizzazione che perdura in una festa istituzionale e dall'altro una città colonizzata lei stessa. Ciò che salta all’occhio è come la Hispanidad barcellonese sia stata adattata e omologata quasi completamente all'offerta turistica generica che una metropoli può offrire, senza recuperare dal basso e valorizzare le proprie origini identitarie. I nuovi colonizzatori, i moderni Colombo, si scompongono indistintamente all'interno di quel flusso costante che percorre ininterrottamente le Ramblas, vie pedonali ideate sia a consentire un traffico umano per lo meno tollerabile verso mete pluripresentate nelle brochures e nelle mappe turistiche, sia come punto di orientamento e ritrovo della mondanità notturna.

In mezzo alla folla, alle cartoline, ai souvenirs, ai gelati, ai dolci e alle paellas, un angolo della città, abbandonato, mi ha spinto verso questa riflessione e, con il suo linguaggio, mi ha dato una chiave per ri-guardare la città.

La Barcellona catalana non si sente spagnola, a partire da quella base culturale che è la lingua, ma sa di certo come vendere la sua propria “Hispanidad”: merchandising di sport, religione e architettura. Fa di sé stessa un oggetto di colonizzazione, di consumo usa e getta, di incontro standardizzato.
Il corteo contro la colonizzazione è invisibilizzato da quello dei colonizzatori.


Per la letura del video: spesso a Barcellona si trovano mucchi di cose da Butaré per la strada: mobili, vestiti, libri, dischi…

 


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