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Gli studenti di Barcellona contro il Piano Bologna

Dal 6 Marzo 2008 (conosciuto come 6-M, giorno di occupazione e sgombero quasi immediato della facoltà di Filosofia e Lettere dell'Università Autonoma-UAB)  a Barcellona proseguono  le proteste degli studenti delle Università, soprattutto le pubbliche, contro il piano Bologna, la cui prima apparizione risale ormai a dieci anni fa. Si tratta di un processo di convergenza delle università europee che ha i suoi precedenti nella Dichiarazione della Sorbona del 1998 e che punta all'armonizzazione delle spazio educativo europeo. Gli studenti e i professori "anti-Bolonya" chiedono di partecipare alle assemblee relative alle nuove riforme universitarie e criticano il piano per l'apertura alla privatizzazione e per la spinta all'entrata delle imprese nella scuola.
L'ultima manifestazione, del 26 marzo, è arrivata a quasi un anno esatto dalla prima e per i modi, gli slogan e i discorsi a fine sfilata, riassume il carattere della protesta degli studenti, che in tutto questo tempo si è confrontata con professori in aula e con la polizia per strada, in quest'ultimo mese in maniera spesso molto violenta.

Da novembre del 2008 vengono occupate la facoltà di scienze politiche dell'UAB, la facoltà di Geografia e Storia della UB  e la facoltà di lettere della UB.

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UB: Facoltà di lettere ( nel centro di Barcellona)

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UAB ( periferia di Barcellona). La manifestazione di novembre provoca scontri con la polizia e sei arresti tra gli studenti. Gli studenti non si fanno intimidire e  tutte le assemblee e il Cae, coordinamento delle assemblee di Cataluña, annunciano che la mobilitazione  continua.

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Tomas, uno studente d'informatica della UAB, membro del SEPC, sindacato degli studenti dei paesi Catalani, inizia lo sciopero della fame a fine febbraio.
L'apice della tensione è la mattina del 18 marzo. Il rettore della UB, Dídac Ramírez, chiede alla polizia catalana (i cosiddetti "mossos d'esquadra") lo sgombero dell'università occupata da ormai 4 mesi. 53 studenti vengono trascinati in strada, altri vengono inseguiti e alcuni picchiati. Sono una decina i feriti, anche tra i giornalisti, tanto che anche il Collegio dei giornalisti condanna la violenza dei "mossos", chiamati jergalmente "gris".
Per il giorno sucesivo viene convocata una manifestazione che termina ancora una volta con feriti tra studenti, polizia e passanti (viene manganellato un bambino di 10 anni).

L'aggressione dei mossos d'esquadra ha creato sconcerto nelle file del PP e del PSOE, oltre a motivare gli studenti nel convocare una grande manifestazione pacifica e non violenta, con l'appoggio di alcuni professori, alcuni dei quali, senza avvertimento, occupano simbolicamente la facoltà di lettere della UB la notte tra il 25 e il 26 marzo.

Tra le mani un libro aperto o un fiore, questo il maggior slogan della manifestazione di ieri, 26 marzo, partecipata da 5.000 studenti secondo la Guardia Civile, da 20.000 secondo i promotori. Da Plaza Universidad il corteo non ha potuto muoversi verso le ramblas e ha cambiato inaspettatamente via, dirigendosi verso nord fino al barrio di Sants. Più di 2 ore di manifestazione terminata con la lettura di manifesti che ribadivano l'importanza della libertà di espressione da parte dei rappresentanti degli studenti e dei professori.

 


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