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Erano davvero altri tempi quelli in cui il poeta spagnolo andaluso Federico Garcia Lorca di Fuente Vaqueros, scrisse “ la rambla è l’unica strada la mondo che vorrei non finisse mai”. Ora se fosse vivo, esclusa la possibilità che possa parlare dalla prospettiva del turista, quello meno esigente e da souvenires, non ripeterebbe di certo l’espressione.

Un kilometro e 200 metri di collegamento tra la statua di Colón, che guarda al porto, a Placa Catalunya, centro indiscusso della città: una prospettiva per definire che cos’è la Rambla. Sembrerebbe una scelta piuttosto asettica eppure rivela qualcosa di incomodo.

Prendendo per buono il dato che l'andatura media a passo normale è di 4,5 km/h e che, dunque, 1 km si percorre in 1/4,5 ore ossia 0,22 ore, ossia 13 minuti e 20 secondi, allora tutta la Rambla sarebbe percorribile in 14 minuti. Il che è impossibile, la Rambla è un vero e proprio fiume con una sconvolgente portata di gente. Un fisico proseguirebbe questo discorso inserendo un valore di attrito e lo moltiplicherebbe per la portata, se non fosse che lo impedisce l’origine della parola Rambla, che significa corso d’acqua asciutto interrato e coperto. Sembra assurdo.

La Rambla rimane comunque il fiume di Barcellona, che divide il centro in due: semplificando, da una parte il barrio Gotico e dall’altra il barrio del Raval.

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Un sano abitante, ottimizzatore dei propri tempi, che vive nel Gotico e vuole arrivare al Raval, anche senza indicatori numerici del rallentamento che soffre un’improbabile andatura a passo normale sulla Rambla, abbandona lo slalom dei primi tempi tra tutti i turisti attratti dagli artisti e tra gli artisti chiamati dai turisti e sceglie due possibili comportamenti: la circumnavigazione della Rambla o l’attraversamento rapido.

Meglio fare il giro largo, passando dai due estremi, Colón e Plaza Cataluña. E’ questo il caso di quando la meta si trova al nella parte più alta o nella parte più bassa di tutta la fetta di città al di là della Rambla.

La seconda possibilita è prendere fiato e via, buttarsi nel fiume in piena, cercare di attraversare la Rambla il più rapidamente possibile, poichè la corrente trascina in giù o in su, dipendendendo da chi si becca, o la comitiva cinese che punta al dito di Colón per quelle centinaia di fotografie, o il battaglione adulto armato di contanti diretto al Corte Inglés in Plaza Cataluña.

L’obiettivo è sempre quello: infilarsi nella prima stradina laterale possibile. Ovviamente c’è tutta una tecnica, ma dilungarsi a spiegarla sarebbe poco “letterario” ; comunque è soprattutto l’esperienza ad offrire una mappatura degli attraversamenti più comodi, in base a quale delle strade laterali è più o meno accogliente per la scarsa agglomerazione di gente.

Più scende la notte, più la Rambla si lascia ammirare. Il make up turistico di pittori, fiorai, commercianti di animali in gabbia, di statue umane e di musicisti lascia il posto al mercato pakistano dei venditori di cerveça Estrella in lattine e falafel per la cosiddetta fame chimica.

Si cammina, si scivola via veloce e piacevolmente. Forse… forse, perchè, con tutta la probabilità, la scivolata potrebbe essere causata da ben’altra causa che i rivoli di birra o la liscia pavimentazione finalmente calpestabile. Un dato che manca in questo testo, forse l’unico davvero utile, è la quantità di acqua che ogni notte il comune butta sulle strade grazie i camion della BcNeta ( nettezza di Barcellona).

E senza troppa fortuna le pompe iniziano a spruzzare litrate d’acqua proprio alle tre, quando i locali chiudono e rimangono aperti solo i Night Club o le discoteche, e l’abitante di prima, l’ottimizzatore del proprio tempo, magari all’apogeo di una catarsi etilica, si ritrova coi piedi bagnati, e magari pure il culo che finalmente ha potuto appoggiare sul marciapiede di quella maledetta Rambla.

E anche di notte, il nostro habitante, per il complesso di facciata di questa amatissima città, si ritrova costretto ad scegliere un’altra strada.

 


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